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TRENTO. Dopo la pandemia si sono dimezzati gli accessi ai gruppi locali dell'associazione Alcolisti Anonimi (A.A.). La crisi sanitaria ha portato a un deterioramento dei legami di gruppo, favorito dal ricorso agli incontri in remoto, che non hanno la stessa portata emotiva degli incontri di persona. Lo ha spiegato Pia, referente dei gruppi Alcolisti Anonimi del Trentino-Alto Adige: ci chiede di non usare il suo cognome, in quanto l'anonimato è un principio cardine degli Alcolisti Anonimi.
«Non teniamo una contabilità delle presenze, in quanto è fondamentale che la persona si senta libera di frequentare o meno gli incontri, ma si nota un importante calo delle presenze, di almeno la metà», ha indicato Pia.
Non si creda tuttavia che il minore accesso ai gruppi sia il segno di una diminuzione della diffusione dell'alcolismo, tutt'altro. «L'alcolismo colpisce persone di tutte le estrazioni sociali, dal direttore di banca, al lavoratore, allo studente, al politico, al professionista di spicco - ha osservato Pia - Per questo l'anonimato è importante. Ciò che viene raccontato all'interno del gruppo, rimane all'interno del gruppo».
Pia riflette sulle cause del calo degli accessi: «Le restrizioni pandemiche hanno reso necessario interrompere le attività in presenza, così sono stati attivati incontri in remoto. Ma c'è meno calore umano, meno condivisione, tutti aspetti che non si riescono a trasmettere via video. Alcuni gruppi continuano a fare le riunioni anche in remoto, ma in questo modo si perde l'esperienza del contatto».
L'alcolismo continua a colpire anche i giovani. Nonostante la maggiore informazione sui danni del bere diffusa verso le giovani generazioni, questa dipendenza continua a radicarsi: «L'idea che siano soprattutto le vecchie generazioni a bere, magari per gratificarsi dopo una dura giornata di lavoro, è un luogo comune. Molti giovani bevono tanto, bevono per festeggiare, bevono quando sono tristi, bevono quando sono annoiati, ogni occasione è buona. Ma questo non è vivere, non è volersi bene, tutt'altro».
Un aspetto che distingue gli Alcolisti Anonimi da altri percorsi con simili finalità è la figura dello sponsor. Ovvero la persona di fiducia che offre ascolto, comprensione e sostegno emotivo. È un legame personale, basato su empatia, condivisione e presenza costante.
«Ogni membro del gruppo sceglie una persona su cui sa di poter contare e quello è il suo sponsor - indica Pia - È la persona con cui ci si confronta dicendo cose di sé che magari non si condividono nel gruppo, è la persona che si chiama telefonicamente in un momento di difficoltà, quando si sente che la forza di volontà sta per venire meno».
A sorreggere l'azione degli Alcolisti Anonimi è il principio dei «dodici passi», un percorso spirituale e pratico che vuole portare la persona al superamento della dipendenza da alcol. «Veniamo chiamati "il popolo delle ventiquattro ore" - sottolinea Pia -, nel senso che affrontiamo la nostra battaglia un giorno alla volta. Però la sfida è lunga, si può cadere, anche perché nell'alcolismo il corpo stesso chiama al consumo di alcol, si verifica una vera e propria dipendenza fisica oltre che psicologica. Nei casi di una ricaduta, il gruppo non giudica, ma attraverso il racconto di esperienze simili vissute cerca di sostenere chi ha condiviso onestamente questo suo momento. L'onestà è molto importante, soprattutto verso sé stessi».
I gruppi degli Alcolisti Anonimi nella nostra provincia sono cinque: Trento, Borgo Valsugana, Arco, due gruppi a Rovereto. La partecipazione è gratuita.


