TRENTO. A partire da quest'anno chi sarà soccorso in quota, in caso di interventi legati a comportamenti gravemente irresponsabili, dovrà rimborsare le spese sostenute per assistenza e recupero.

Dopo anni in cui sempre più interventi si rendono necessari per l'impreparazione e la leggerezza con cui ci si avvicina alla montagna, la notizia potrebbe essere buona.

Ma non tutto è come sembra: l'obiettivo è senza dubbio nobile: sensibilizzare sull'importanza della prudenza e della preparazione in montagna, toccando tutti lì dove maggiore è la sensibilità: il portafoglio.

Sulla carta, i parlamentari che a dicembre hanno presentato uno specifico emendamento per introdurre nella legge di bilancio il rimborso (o comunque la compartecipazione) delle spese di soccorso, pensavano di aver trovato la soluzione.

Nulla però è - e soprattutto sarà - così semplice. La proposta è ancora in fase di studio e, quel che più conta, al momento pare di difficile e complessa applicazione. L'emendamento nasce da una proposta di riforma pensata inizialmente per i soccorsi in mare, che nei mesi scorsi si è pensato di estendere anche agli interventi in montagna.

Peccato però che la proposta sia nata all'italiana, pensata cioè da chi evidentemente ben poco conosce l'ambito in cui si muove. In questo caso, di montagna e soccorsi in quota. La proposta iniziale prevedeva infatti l'ipotesi del rimborso solo per i soccorsi effettuati dal Soccorso alpino della guardia di finanza.

È facilmente immaginabile lo scenario surreale: intervengono le fiamme gialle, si paga. Interviene il Soccorso alpino, non si paga. Bizzarro, a voler usare eufemismi. A Roma poi qualcuno ha ricordato che i soccorsi in montagna a volte li fanno anche polizia e carabinieri e si è modificata l'ipotesi di emendamento.

Solo poi, qualcuno ha ricordato l'esistenza del Soccorso alpino e speleologico: «Quando ci hanno contattati - spiega il presidente nazionale, il trentino Maurizio Dellantonio - non abbiamo potuto che ricordare come in quota le forze dell'ordine, il cui contributo è senza dubbio spesso fondamentale, effettuino una parte minimale di soccorsi. Il grosso lo copriamo noi. Ma non essendo il Soccorso alpino una realtà che risponde direttamente allo Stato ma opera in convenzione, sarà eventualmente necessario capire con che modalità si possa procedere alla richiesta di rimborso delle spese per i nostri interventi da parte di chi viene assistito».

Insomma, per farla breve, un gran garbuglio. Nel quale va infilata anche la matassa dei ticket sanitari per l'impiego dell'elicottero che già sono attivi - anche in Trentino - in caso di voli ritenuti non necessari per l'incolumità dei recuperati e in assenza di traumi o ferite. Un ambito che tuttavia dipende dalle varie Aziende sanitarie, che rispondono non allo Stato ma a regioni e provincie autonome.Prima che si riesca a capire come gli imprudenti dovranno pagare, a chi e in base a quali criteri, di acqua sotto i ponti ne passerà dunque ancora parecchia. Nel frattempo, prima che ci pensi il legislatore, la speranza è che sia il singolo escursionista a mettersi al riparo da rischi legati all'imprudenza.