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TRENTO. Se sul fronte viticolo in questo periodo la Fondazione Edmund Mach tiene alta la guardia soprattutto sulla flavescenza, nel comparto frutticolo l'attenzione è posta sul problema degli scopazzi del melo dato che in questo periodo sono ben visibili i sintomi autunnali.
In entrambi i casi la parola d'ordine è la stessa: estirpo, in presenza di sintomi, per contenere la diffusione della malattia. È fondamentale che questo intervento, assieme al contenimento degli insetti vettori in primavera, venga eseguito in maniera costante, precisa e diffusa sul territorio da parte dei frutticoltori per garantirne l'efficacia.
Mentre proseguono i monitoraggi sul territorio provinciale a cura del Centro Trasferimento Tecnologico, nei laboratori del Centro Ricerca e Innovazione prosegue l'attività di ricerca volte a ottenere ulteriori conoscenze di Apple proliferation che in futuro potrebbero risultare fondamentali per la sua gestione complessiva.
Monitoraggi sul territorio: sintomi diffusi, alta l'attenzione.I dati rilevati nel 2021 mostrano una sostanziale stabilità della malattia, anche se in alcuni areali si sta assistendo ad un incremento significativo che desta molta preoccupazione nel settore. Questi controlli sono eseguiti dai tecnici consulenti della Fondazione Mach su incarico della Provincia autonoma di Trento e in collaborazione con Apot.
A supportare questa attività c'è da anni un'applicazione sviluppata dal Centro Trasferimento Tecnologico che consente di raccogliere, georeferenziate ed archiviare i risultati del controlli, che possono quindi essere consultati in tempo reale.
«Ogni anno - spiega Maurizio Chini del Centro Trasferimento Tecnologico Fem - vengono monitorati circa 420 ettari di frutteto e nei mesi di settembre e ottobre viene effettuato il controllo della presenza di piante affette dalla malattia in base ai sintomi che diventano evidenti proprio in questo periodo».
È evidente che in questa situazione anche l'agricoltore deve fare la sua parte, osservando i propri frutteti e provvedendo all'estirpo tempestivo delle piante colpite, come previsto dalla normativa provinciale.Ricerca, in corso studi sugli aspetti molecolari della malattia.
Le attività di ricerca sulla malattia degli scopazzi del melo condotte dall'unità di Epigenetica delle Piante e dall'unità di Biologia computazionale del Centro ricerca e innovazione in collaborazione col Centro Trasferimento Tecnologico, sono focalizzate sullo studio degli aspetti molecolari della malattia per comprendere perché l'intensità e la gravità con cui si presentano i sintomi degli scopazzi del melo possono essere anche molto diverse da pianta a pianta e tra diverse aree coltivate.
«L'agente patogeno causale degli scopazzi - spiega Mirko Moser del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Mach - è un microorganismo caratterizzato, come molti altri patogeni, dalla presenza di ceppi con diversa virulenza che si traduce in una sintomatologia che varia da lieve o assente a forte con effetti drammatici sulla morfologia della pianta infetta. Recentemente è stato messo a punto un metodo di sequenziamento che ha rappresentato un'evoluzione fondamentale per poter sequenziare e assemblare i genomi dei ceppi di fitoplasma. Questi studi sono in uno stadio avanzato e a breve verrà ultimato il lavoro che consentirà di descrivere le loro peculiarità. La comprensione delle dinamiche della malattia e il ruolo di ceppi virulenti e avirulenti saranno alla base degli studi per lo sviluppo di nuove strategie di contenimento e di gestione degli scopazzi del melo e sul lungo termine, dello sviluppo di nuove strategie di difesa per contrastare il patogeno nella pianta».
Utili informazioni per i frutticoltori.Per avere maggiori informazioni sul tema scopazzi del melo è possibile consultare il sito https://fitoemergenze.fmach.it. Per sapere le piante sono affette da questa fitopatologia è possibile inviare le fotografie delle piante sintomatiche via Whatsapp al numero 335 8484120


