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TRENTO. Il passaggio dalla regola N+3 alla N+2 per la gestione dei fondi europei destinati all’agricoltura rischia, secondo la consigliera provinciale Paola Demagri, di mettere sotto pressione i conti della Provincia autonoma di Trento. La questione è al centro di un’interrogazione a risposta scritta con la quale vengono chiesti chiarimenti alla Giunta sulla gestione delle risorse del Piano strategico della Pac 2023-2027.
Il nodo riguarda in particolare il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). Con la regola N+2 si riduce di un anno il tempo disponibile per certificare la spesa rispetto al precedente meccanismo N+3. Demagri sostiene che il cambiamento fosse noto da tempo e contesta all’assessorato all’agrictura e alla dirigenza provinciale di non avere adeguato tempestivamente i bandi alle nuove scadenze.
Al centro dell’interrogazione c’è una prima tranche di spesa vicina ai 49 milioni di euro, che deve essere liquidata entro le scadenze previste dal nuovo sistema. Secondo quanto ricostruito dalla consigliera, il Feasr copre il 40% della spesa, un ulteriore 40% arriva dallo Stato e il restante 20% è sostenuto dalla Provincia. In caso di mancata certificazione nei termini scatterebbe il disimpegno delle risorse europee. La Provincia, sostiene Demagri, dovrebbe però continuare a garantire i contributi già riconosciuti ai beneficiari, con il rischio di dover trovare nel proprio bilancio le somme mancanti.
Paola Demagri chiede quindi alla Giunta di indicare quanto sia stato effettivamente liquidato, quale strategia intenda adottare per evitare il disimpegno e perché i bandi non siano stati aggiornati prima. L’interrogazione domanda inoltre da quali capitoli del bilancio della Provincia autonoma di Trento verrebbero eventualmente reperite le risorse necessarie a coprire le quote europea e statale non certificate e quali conseguenze avrebbe questa operazione sugli equilibri finanziari provinciali.


