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TRENTO. «Non dobbiamo concentrarci sull'origine o la provenienza degli autori dei fatti, terribili, accaduti a Pergine. Ma cercare di capire che cosa spinga dei giovani a comportamenti simili, privi di qualunque logica strumentale». A Giuseppe Sciortino, professore ordinario del dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento, tocca l'ingrato compito di cercare di analizzare quanto accaduto sabato in piazza Gavazzi a Pergine.
«Più che ingrato, difficile. Perché è difficile analizzare un qualcosa che apparentemente non ha logica. Quando ci si ritrova ad analizzare un crimine, un reato, si ritrova solitamente una motivazione. Chi spaccia lo fa per ottenere in cambio denaro. Chi ruba lo fa per necessità, di cibo o di risorse. I fatti di Pergine apparentemente non hanno una qualunque logica strumentale».
La vicenda, professore, l'ha particolarmente impressionata.
«Sì, perché a Pergine ho vissuto a lungo. Fatti del genere sono gravi a prescindere dal luogo in cui accadono ma senza dubbio in una comunità come quella perginese fanno ancora più impressione».
In molti individuano la causa del problema nell'origine straniera dei responsabili.
«Non credo sia il punto di vista corretto. Questi sono criminali. Anche a me ha impressionato vedere le reazioni sul punto. Sui gruppi perginesi sui social che ancora frequento visti i miei trascorsi da perginese, credo che il 90% dei commenti riguardasse il fatto che i responsabili sono immigrati. Ci si deve concentrare su altro».
Su che cosa in particolare?
«Si deve capire che cosa spinga sempre più giovani ad adottare comportamenti violenti. Lo fanno gli stranieri, lo fanno gli italiani di seconda generazione, lo fanno gli italiani da generazioni. Si deve capire se alle spalle di reazioni inconsulte come queste ci siano problemi di natura psichiatrica, di forte disagio del quale vanno indagate le cause o di una semplice tendenza a delinquere, che - lo dicono i dati - c'è negli immigrati come negli italiani senza differenze».
C'è la possibilità che in giovani stranieri l'aggressività sia legata al disagio legato all'emarginalizzazione?
«Fenomeni sociali come quelli delle periferie francesi, per capirci, da noi non sono presenti. Certo, c'è ancora un forte pregiudizio, ma che è francamente fuori dal tempo. Dobbiamo renderci conto che ormai la popolazione straniera rappresenta il 10% del totale sia in Italia che in Trentino e, ad esempio, un terzo della forza lavoro operaia in Italia. Tutte persone che sono cittadine e cittadini perfettamente integrati. Poi certo, di fronte a certi numeri (5 milioni e mezzo in Italia, 48mila in Trentino, ndr), tra gli stranieri come tra gli italiani c'è anche chi delinque, chi va seguito e così via. Ma legare quanto accaduto alla nazionalità o alla provenienza dei responsabili non credo sia la chiave di lettura che possa portare ad affrontare davvero il problema».
Che non è di facile soluzione.
«Per nulla, perché come dicevo, indagare su cosa porti dei giovani a scegliere la violenza per affrontare un problema, a maggior ragione se di poco conto, non è agevole ma del resto si tratta di una delle esigenze più pressanti del periodo che stiamo vivendo dato che episodi che vedono ragazzi protagonisti di gravi episodi sono purtroppo sempre più frequenti».


