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TRENTO. Chissà se il consigliere provinciale di Forza Italia, Claudio Cia, era al corrente che nel programma di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, c'è pari pari la proposta contenuta nel disegno di legge provinciale che lui ha appena depositato per considerare il concepito già come un membro della famiglia ai fini del calcolo della condizione economica e per la percezione di sussidi pubblici destinati ai figli.
Con la differenza che Vannacci prevede il «vincolo di restituzione delle risorse fruite, nel caso di un aborto volontario, così da inibire gravidanze strategiche», mentre Cia esclude la restituzione in caso di mancata nascita del feto, perché comunque prevede l'accesso ai contributi solo dalla quattordicesima settimana di gestazione.Di certo, il tema caro ad associazioni come Pro Vita, è evidentemente tenuto in grande considerazione all'interno delle forze di destra e centrodestra.
Vannacci si spinge persino a proporre di cambiare il Codice civile per il «riconoscimento del concepito come soggetto di diritto». Il disegno di legge provinciale in stile "vannacciano" di Cia, comunque, ha già suscitato forti reazioni negative da parte delle forze politiche del centrosinistra trentino. La più indignata è la consigliera provinciale Lucia Coppola (Avs), che negli anni '70 ha vissuto le battaglie per i diritti delle donne, che commenta: «È una modalità evidentemente antiabortista. Sussidi e sensi di colpa. Incredibile. Credo che chi desideri mettere al mondo un figlio non abbia bisogno per convincersi di sussidi pre parto. Pensiamo invece ai bambini nati. Se per concepito si pensa all'embrione - aggiunge - mi sembra una follia degna dei peggiori movimenti Pro Vita che hanno molto a cuore le vite che di fatto non lo sono ancora e pochissimo quelle dei bambini già nati che nel mondo subiscono ogni sorta di privazione, guerre, fame, freddo, non accesso all'acqua potabile, mancanza di istruzione, di vaccini e cure mediche, genocidi. Anche in Trentino si dovrebbe mettere al primo posto il diritto alla casa, alle cure mediche, a una genitorialità condivisa sin dalla nascita. Invece si pensa a intervenire su questioni così sensibili e divisive, sulle quali è complicato legiferare. E che attengono a decisioni che spettano in via prioritaria alle donne».
La consigliera provinciale Paola Demagri (Casa Autonomia) definisce il provvedimento «populistico come tutti quelli presentati fino adesso dalla destra». Poi osserva: «Il valore e la tutela della vita fin dal concepimento non si mettono in discussione. Tuttavia, ritengo che l'impostazione di questa proposta di legge presenti una criticità di fondo. Il sostegno economico alle famiglie deve essere uno strumento solido, certo e mirato a guidare i genitori durante la crescita dei figli. Vincolare o anticipare l'erogazione di un sussidio alla fase del concepimento rischia di generare storture: la scelta di mettere al mondo un figlio deve nascere da una volontà libera e consapevole, non da un incentivo economico immediato».
Boccia la proposta anche il Pd con il capogruppo Alessio Manica che dice: «Oltre ai dubbi rispetto alla questione della soggettività giuridica assente nel caso del concepito, tema di non poco conto trattandosi di una proposta di legge, non possiamo non vedere il messaggio ideologico che sta dietro questa proposta. La sfida rimane invece quella di costruire un sistema robusto di sostegno e conciliazione dal primo giorno di vita del figlio. Il periodo della gravidanza lo si sostiene continuando a migliorare i diritti delle donne, a partire dall'equiparazione dei congedi di maternità (e poi parentali) tra pubblico e privato».
Claudia Merighi (Donne democratiche) rincara la dose: «Non sfugge la natura ideologica della proposta che prevede di intestare al feto identità giuridica assolutamente sproporzionata. È ovvio che il concetto metta in subordine l'autodeterminazione della donna al feto. concetto esaltato dai Pro Vita». Merighi ricorda che una legge di questo tipo è stata approvata a luglio dalla Comunidad de Madrid, regione governata da forze di centrodestra, suscitando forti polemiche in Spagna.





