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La difficile congiuntura economica nazionale e, parzialmente, europea non ha mancato di riflettersi anche nella nostra provincia. Sono note le difficoltà incontrate da talune industrie del ramo manifatturiero impegnate con un notevole capitale di esercizio: è recente l’annuncio di un parziale ridimensionamento delle officine Orlandi di Ala; analogamente sembra si possa verificare per la Bianchi di Rovereto.
Può l’attuale congiuntura frenare il ritmo d’espansione industriale registratosi in questi ultimi anni nella nostra provincia grazie anche alla politica di «incentivazione» adottata dagli enti locali? Senza dubbio è da temersi un rallentamento dovuto ai fatali riflessi di una situazione nazionale. Molte notizie confortano tuttavia un giudizio moderatamente ottimista.
Si ha infatti sentore che a Lavis è prossimo l’insediamento di due industrie: la Motta - per la lavorazione delle patate - e la Esterer-Ziglio, nel settore tessile. In Valsugana è in costruzione un calzificio, emanazione di un gruppo tessile varesino; a Borgo entrerà presto in funzione, in sede provvisoria, una scuola per la preparazione dei futuri addetti.
Per la zona di Trento sono a buon punto le trattative per l'insediamento di un'acciaieria capace di assorbire nella fase iniziale 200 operai, mentre sono stati recentemente conclusi positivamente i contatti per un'industria di imbottigliamento a Ravina.
A Gardolo un'industria tedesca che opera nel settore dei cuscinetti a sfere è in netta espansione: a fine del 1964 si prevede infatti una occupazione di 200 persone, con la prospettiva di arrivare nello spazio di 3 anni a 500 unità. Note positive si hanno anche per la Laverda che ha sanato - oltretutto - la cronica situazione della Caproni - Aeromere - Panauto.
Congiuntura difficile, quindi, ma con qualche spiraglio di sviluppo. Dal 1961 ad oggi si è infatti registrato nel settore industriale un incremento di 8731 addetti all'industria, seguito dal tessile: 1853 nuovi occupati dal 1961 al 1964. Seguono quindi i settori degli alimentari, la carta, la chimica, il legno, delle industrie estrattive e così via.
Questo rapido sviluppo ha consentito il rientro di parte dell'emigrazione trentina: negli ultimi tre anni sono rientrati ben 4.000 emigrati trentini, un dato superiore al movimento migratorio verso l'estero, forse anche per il gioco dei salari che sono ora nel Trentino mediamente pari a quelli del resto d'Italia.


