Alpini

Penne nere, una regìa trentina per l'Adunata di Genova

Maurizio Pinamonti guida l’organizzazione. Attesi 400mila alpini. «La mia terza volta in questo ruolo». Appuntamento da venerdì 8 a domenica 10

di Fabio Peterlongo

TRENTO. Mancano pochi giorni e la macchina è in moto da mesi. Dall'8 al 10 maggio Genova ospiterà la 97esima Adunata nazionale degli Alpini, attesi oltre 400.000 partecipanti e una sfilata di più di centomila penne nere domenica 10 per le vie del centro. Un evento che porterà in città un indotto stimato attorno ai 120-150 milioni di euro, secondo le stime dell'Università di Udine. A guidare l'organizzazione dal punto di vista dell'Associazione Nazionale Alpini c'è un trentino: Maurizio Pinamonti, già presidente della sezione Ana di Trento, oggi responsabile nazionale dell'organizzazione delle adunate. Lo abbiamo intervistato alla vigilia dell'evento.

Come procede la preparazione?

Sta andando bene. Tutto è programmato con grande attenzione, anche in vista di quello che può essere imprevisto. È la mia terza adunata in questo ruolo, c'è un gruppo di lavoro collaudato e questo fa la differenza.

Genova è una città complicata. Quali sono le principali difficoltà rispetto ad altre sedi?

Genova è una realtà particolare per la sua conformazione geografica: è chiusa tra il mare e le montagne, si estende per 32 chilometri. Le differenze rispetto alle città più piccole ci sono eccome. Pensiamo all'anno scorso, a Biella: piccola, ma geograficamente estesa, con un ambiente totalmente alpino, grande sensibilità tra la gente, tantissimi spazi per l'accoglienza e gli attendamenti, grandi parcheggi per auto e pullman. Genova mostra più difficoltà in termini di parcheggi e viabilità. Abbiamo cercato tutti gli spazi possibili per l'accoglienza: il Palafiere ospiterà 2.300 alpini che ci dormiranno, poi ci sono le palestre e altri spazi.

C'è anche una questione di accessibilità per i partecipanti più anziani?

In generale il numero di presenze è più o meno sempre lo stesso, ma le città del nord e di tradizione alpina hanno più facilità di essere raggiunte, soprattutto dagli anziani dei paesi vicini. È accaduto a Vicenza, dove l'affluenza era stata molto elevata anche grazie alla facilità di accesso con i mezzi pubblici. Genova è un po' più difficile: occorre trovare dove dormire, e per un anziano non è sempre semplice.

Come ha risposto l'amministrazione comunale?

L'adunata viene proposta, oltre che dall'associazione, anche dall'amministrazione comunale. A Genova abbiamo trovato grandissima disponibilità: una decisione presa dalla precedente giunta, accolta con altrettanta disponibilità da quella attuale. Il confronto è stato collaborativo, con l'obiettivo di coinvolgere al massimo la città. Le amministrazioni sono consapevoli che le adunate hanno un costo, ma sanno anche che la ricaduta sul territorio è enorme: l'Università di Udine ha stimato un impatto positivo tra i 120 e i 150 milioni di euro.

Non mancano le contestazioni: dai gruppi "antagonisti" genovesi gli Alpini sono accusati di essere "guerrafondai". Come risponde?

Siamo in una società democratica, c'è libertà di opinione e noi andiamo avanti per la nostra strada, consapevoli di quello che facciamo per le comunità: portare aiuto a chi ne ha bisogno. Chi contesta, spesso, è il primo a chiedere il nostro aiuto nei momenti di calamità. Noi siamo contro la guerra e i nostri motti sono sempre stati e sempre saranno per la pace. Siamo Alpini "portatori di pace".

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