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Tra i cieli vola un pilota trentino: il 24enne Michele Turri da un anno ha un contratto con Ryanair

“Ricordo che vicino alla scuola materna c'era una discesa e la mamma mi faceva correre con le braccia aperte facendo l'aeroplano, credo sia nato lì il desiderio di guidare davvero”. Il giovane pilota ha frequentato un corso di conduzione del mezzo aereo al liceo Martini di Mezzolombardo grazie al quale ha mosso i primi passi nel mondo dell'aviazione

di Daphne Squarzoni

TRENTO. Quella del pilota è una strada in salita fino a raggiungere il cielo. Ne sa qualcosa Michele Turri, 24 anni di Povo, che lo scorso anno ha firmato un contratto con la Ryanair dopo una vita passata a coltivare il sogno di pilotare aerei.
Ha sempre sognato di fare il pilota?
«Si! Sapevo che avrei voluto fare questo lavoro già dall'asilo. In famiglia abbiamo sempre fatto tante vacanze e l'esperienza del decollo da piccolo ti colpisce tanto perché senti tutta la potenza dei motori. Io spesso mi sedevo vicino a mio padre che mi diceva: «Forza pedala! Aiuta il pilota a far decollare l'aereo». E poi ricordo che vicino alla scuola materna c'era una discesa e quando la mamma mi portava a scuola mi faceva correre con le braccia aperte facendo l'aeroplano. Credo sia nato lì questo desiderio».

E poi? Come l'ha coltivato?

«Non ho mai cambiato idea su cosa volessi fare da grande. Alle elementari e alle medie mi applicavo soprattutto sulle cose tecniche come la matematica perché sapevo che mi sarebbero servite. In quegli anni a Mezzolombardo ha aperto un corso di Conduzione del mezzo aereo alla Martino Martini. Per me è stata una benedizione! La preside Rossi, che ha iniziato il corso, ha cercato insegnanti molto competenti e ricordo che un anno abbiamo perfino costruiti un aereo con un pilota trentino».

Dopo il diploma ha frequentato la scuola Cantorair di Bergamo. Le è stata utile la preparazione del Martini?

«Utilissima! Nel corso di conduzione del mezzo aereo eravamo in 5 e il prof Slongo ci seguiva molto bene, scendendo nel dettaglio e rispondendo a tutte le nostre domande. Abbiamo studiato scienze della navigazione, il calcolo delle rotte e del consumo carburante, fatto simulazioni con la torre di controllo, studiato la meccanica delle leve, l'applicazione delle forze e l'elettrotecnica applicata agli aerei. Tutto questo mi ha fornito una preparazione eccellente».

E come è diventato pilota?

«Del mio corso al Martini uno compagno è diventato istruttore dell'Italfly, uno meccanico di elicotteri a Trento. Dopo il Martini ci sono tante strade, io però volevo fare il pilota quindi ho preso la prima licenza, la Ppt (Private pilot licence) che comporta un esame di teoria e 45 ore di pratica. Con questa non puoi lavorare, quindi mi sono spostato a Bergamo per fare la Cpl (Commercial pilot licence), che comporta un esame di teoria e un periodo di 100 ore di volo da solo. È il momento in cui prendi sicurezza perché devi gestire tutta la conduzione. Siccome sapevo di voler diventare comandante, ho fatto l'esame di teoria per l'Atpl (Airline traffic pilot licence) che ti permette di arrivare al grado più alto. Poi ho fatto l'esame pratico del Cpl e ora mi manca l'esame pratico dell'Atpl, che comporta 1500 ore di volo».

Come è stato il primo decollo?

«Me lo ricordo benissimo! Eravamo sulla taxi way, la strada per la pista e il mio comandante è sceso dicendomi di condurre da solo. Il cuore batteva fortissimo e mi sono venute mille domande. Ho fatto un respiro profondo e mi sono attenuto alle procedure. Quando poi sono atterrato abbiamo festeggiato e mi hanno tagliato la maglietta, come si usa fare, per celebrare il mio primo solo».

E come è approdato a Ryanair?

«Dopo il Cpl sono stato a Dublino all'Airline flight accademy per prendere un'altra licenza, la Mcc (Multicrew coperation) che serve per i voli di linea. Essendo a Dublino ti addestrano sui protocolli Ryanair che è la compagnia in cui volevo lavorare perché è economicamente stabile, con una flotta molto grande e una sicurezza altissima. Oltretutto offre un roaster meraviglioso con 5 giorni di lavoro e 4 di pausa, compatibili con una vita privata».

Come andò il colloquio?

«Il giorno del colloquio è stato uno dei più stressanti della mia vita: tutti gli anni di studio mi avevano portato a quel giorno e fallire sarebbe stato un disastro. Tutti gli esami, i controlli medici e le licenze che mi ero sudato fino a quel momento me le stavo giocando in quel colloquio. Ho aspettato una settimana e quando mi hanno contattato ero davvero al settimo cielo! Ho cominciato il Type rating, l'abilitazione specifica al mezzo a ottobre a East Midlands in Inghilterra. Abbiamo studiato tutto il manuale del Boeing 737 e finito questo percorso sono diventato pilota».

Il pilota di linea è un lavoro di squadra, come vive il rapporto coi colleghi?

«Il rapporto con loro è fondamentale e bellissimo. Siamo addestrati ad essere sempre professionali e capaci di lavorare con qualsiasi persona. Inoltre, Ryanair assume con una mentalità di cooperazione: devi fare bene il tuo lavoro e devi essere capace di farlo in squadra. A bordo si lavora con persone felici perché il nostro è un lavoro che si fa per passione. Tra piloti abbiamo un detto: un bravo pilota non smette mai di imparare. Dobbiamo sempre aggiornarci, studiare e metterci in discussione. In Ryanair ci sono dei protocolli a cui tutti devono attenersi. Tutti facciamo sempre la stessa cosa e io so cosa devono fare gli altri e mi aspetto che lo facciano, se non succede siamo tenuti a parlarne tra noi e chiarire. L' ambiente è sereno quindi si può discutere con tranquillità».

E come vive la responsabilità di tutte quelle vite?

«È un'emozione unica! A volte mi fermo a pensare ai miei passeggeri: tutti loro hanno programmato questo viaggio, hanno piani e programmi e io mi sento responsabile. Voglio portarli a destinazione in sicurezza e in orario. È un gran senso di responsabilità, spesso quando atterriamo e devo aprire la porta e alcuni si congratulano, regalano caramelle e chiedono foto. Tutte le volte che porto i passeggieri sono felice e non vedo l'ora di portarne altri. In futuro voglio dare l'esame pratico dell'Atpl e diventare comandante. Poi magari anche istruttore o esaminatore, chissà. Intanto mi godo la mia vita da pilota».

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