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TRENTO. Questa settimana giocoforza il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, dovrà convocare la sua maggioranza per dire come intende risolvere questo inatteso inciampo rappresentato dalla mozione di sfiducia presentata dalle minoranze nei confronti dell'assessora provinciale all'Istruzione e alla cultura di Fratelli d'Italia, Francesca Gerosa, sulla questione della riabilitazione di Clara Marchetto, attivista dell'Asar e fondatrice del Pptt, cara agli autonomisti, ma che i meloniani considerano un'antitaliana e una spia.
Nella seduta del consiglio provinciale convocata dal 24 febbraio sarà infilato infatti il voto sulla richiesta di sfiducia all'assessora. Sabato, in un laconico comunicato il Patt ha detto di ritenere «la vicenda Marchetto già definita sul piano politico e istituzionale», ma ha preso tempo sulla questione della sfiducia a Gerosa ritenendo prima necessario un confronto al suo interno e con gli alleati.
Che lo scontro potesse spingersi fino a minacciare una crisi della giunta provinciale per una targa a Clara Marchetto, infatti, gli autonomisti non lo avevano messo in conto. Ma mentre La Civica con il leader Mattia Gottardi, dice che il suo gruppo «non prende minimamente in considerazione l'idea di votare un'eventuale mozione di sfiducia», la Lega e la Lista Fugatti - salvo Eleonora Angeli che si è ritagliata una sua autonomia di pensiero - per il momento non si esprimono, in attesa di capire come il presidente Fugatti vorrà gestire la faccenda.
Resta invece aperta a qualsiasi ipotesi - anche alla sfiducia - Forza Italia, con il suo consigliere Claudio Cia, come spiega il commissario provinciale del partito, Diego Rossato: «Forza Italia è un partito di centro e sta cercando di trovare una soluzione trasversale, sia con la maggioranza che con le minoranze, tenendo conto che il consigliere Cia potrà votare sulla base delle dinamiche dell'aula e confrontandosi con la coalizione».
Il «nodo» politico a questo punto riguarda soprattutto i rapporti tra Lega e Fratelli d'Italia, posto che il Patt da solo, anche per una questione di numeri, non è in grado di determinare l'eventuale sfiducia a Gerosa. Il presidente Fugatti, che non ha mai fatto mistero di sopportare controvoglia la presenza di Gerosa nella sua Giunta, e che appena ha potuto le ha tolto la vicepresidenza della Provincia e alcune importanti deleghe. Ora potrebbe decidere di liberarsi di lei cogliendo il pretesto della difesa delle radici dell'autonomia rappresentate da Marchetto.
Ma a che costo? Sfiduciare Gerosa vorrebbe dire rompere con Fratelli d'Italia. È vero che a livello provinciale la maggioranza starebbe ancora in piedi con 19 consiglieri, ma a livello regionale no. Quindi una eventuale crisi trentina porterebbe con sè una crisi a livello regionale che coinvolgerebbe Bolzano. La maggioranza regionale centrodestra più Svp può contare infatti solo su 38 consiglieri e senza FdI andrebbe sotto. È un tema che probabilmente la Lega si sarebbe trovata ad affrontare a maggio, al momento della staffetta, visto che FdI ha già detto di voler entrare in giunta regionale. E poi è difficile che Fugatti possa votare a favore di una sfiducia dettata dalle minoranze. Se vuole, infatti, lui può dare o togliere le deleghe ai sui assessori in ogni momento. E c'è chi in maggioranza spera che possa depotenziare ulteriormente Gerosa togliendole la cultura, una mossa comunque indigeribile per FdI.


