Sanità

Probabili casi di scabbia alla Rsa Villa Belfonte sulla collina est di Trento

Ieri mattina sono iniziati i trattamenti e le terapie. Gli anziani colpiti dal parassita sono “isolati” nelle loro stanze

GLI ALTRI CASI Focolaio a Cles

TRENTO. Nella Rsa Villa Belfonte, alla Grotta di Villazzano, ci sarebbero dei casi di scabbia, forse della variante norvegese. Indirettamente la conferma arriva anche dall’Azienda sanitaria, perché nella mattinata di ieri, venerdì 16 gennaio, sono iniziati i trattamenti e le terapie per le persone contagiate o per cui si sospetta il contagio.

Gli anziani ospiti, che hanno manifestato sintomi, sono “isolati” nelle loro stanze e sui corridoi ci sono dei carrelli con guanti e camici a disposizione dei parenti in visita. Gli ultimi casi segnalati in Trentino, nei giorni di Natale, come scritto dall’Adige, sono stati i cinque diagnosticati alla Casa di riposo di Cles e dove erano subito scattate sia la cura per i soggetti con i sintomi che la profilassi per quelli che avevano avuto contatti con loro.

La scabbia è una malattia della pelle che negli ultimi anni è tornata a far parlare di sé; causata da un minuscolo acaro, il Sarcoptes scabiei, sta conoscendo una nuova diffusione anche nei paesi “sviluppati”, Trentino incluso. Storicamente associata a condizioni di povertà e scarsa igiene, la scabbia si diffonde in modo crescente nelle Rsa, nelle scuole, negli ospedali e nelle famiglie numerose, dove il contagio si propaga facilmente.

Nei mesi scorsi erano stati segnalati casa alla Rsa San Bartolomeo di Trento, alla casa di riposo di Mezzocorona ma anche ad Arco e nelle Giudicarie. “Nel 2025 i casi segnalati sono stati 281, contro i 240 dello scorso anno”, aveva spiegato all'Adige la dottoressa Maria Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell'Apss. “Di questi 281 casi, 74 sono stati segnalati dalle case di riposo, gli altri da scuole o in generale dalla popolazione», aggiunge. Negli anni la malattia è in costante aumento, basta pensare che nel 2015 i casi segnalati erano stati solo 50. La scabbia si trasmette da persona a persona mediante contatto diretto, anche sessuale, con un caso infestato o più raramente attraverso la condivisione di indumenti o di biancheria per la casa. Si manifesta con intenso prurito che tende a peggiorare durante la notte.

A questo può essere associata la comparsa di piccole lesioni cutanee arrossate. In alcuni casi è possibile individuare i cunicoli, le lesioni caratteristiche della scabbia, sotto forma di linee ondulate lunghe fino ad un centimetro, sottili e leggermente squamose. Oggi abbiamo farmaci più efficaci che vengono distribuiti gratuitamente e quando i casi vengono segnalati l'ufficio di igiene pubblica procede con l'inchiesta epidemiologica e la profilassi. Nei casi delle Rsa viene inviata la notifica perché essendo una malattia infettiva questo è obbligatorio ma poi le strutture procedono in autonomia” spiegava all’Adige. Chi lega la scabbia alla scarsa igiene sbaglia ma per prevenire il contagio occorre seguire regole ferree. “Nelle case di riposo - ad esempio - è importante che gli operatori cambino i guanti dopo ogni contatto con le persone”. La scabbia sembra possa essere trasmessa anche attraverso il contatto con altri oggetti come vestiti, biancheria, mobili o superfici con cui una persona infetta sia entrata in contatto, ma quest'eventualità è sicuramente più rara. Gli acari della scabbia possono sopravvivere lontani dall'ospite umano fino a 48-72 ore, al massimo 10 minuti se esposti a una temperatura di 50° o più.

Per prevenire il contagio in casa è importante lavare tutti i capi d'abbigliamento, ma anche la biancheria e gli asciugamani che potrebbero essere contaminati, a temperature alte (almeno 60 °C). Ciò che non può essere lavato in casa deve essere pulito a secco. In alternativa, gli oggetti contaminati che non possono essere lavati possono essere sigillati in un sacchetto di plastica ermeticamente chiuso per un paio di settimane.

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