Montagna

Allarme incidenti: «Sentieri pieni di gente, troppa impreparazione e disattenzione»

Già 14 le vittime negli ultimi due mesi in Trentino, in Italia novanta morti in estate. L'analisi e il monito di Maurizio Dellantonio, capo del Soccorso alpino nazionale: «Molti non conoscono i propri limiti, affrontano ferrate in quota o ghiacciai senza capacità né attrezzatura. E non si informano, pensano che basti guardare su Google o Youtube...»

MOLVENO Precipita dal sentiero davanti ai familiari: muore una turista norvegese

TRENTO - Quella di Molveno è stata la quattordicesima vittima della montagna negli ultimi due mesi in Trentino. In Italia, nell'ultimo mese, i morti sono stati quasi 90. Il numero di interventi del soccorso è cresciuto di circa il 20% rispetto alla media degli ultimi anni. Cosa sta succedendo? Ne abbiamo parlato con Maurizio Dellantonio, capo del Soccorso alpino nazionale, trentino di Moena, guida alpina e a lungo responsabile degli istruttori di sci e di alpinismo del Centro addestramento alpino di Moena della polizia.

«Succede che c'è tantissima gente in giro, che i sentieri sono pieni. Gente di tutte le età a volte senza tanto buon senso. C'è poi tanta disattenzione, impreparazione. La gente accede alla montagna, quella vera, alle ferrate in quota, ai ghiacciai, senza la giusta preparazione e attrezzatura. E poi non si informano. Pensano che basti guardare su Google o Youtube per sapere tutto. La gente non conosce i propri limiti».

Molti sono attratti dalle foto su Istagram e fanno le cose per emulazione.

Certo, se è andato lui ci posso andare anch'io, pensano. Ma non è sempre così. La montagna non va presa alla leggera. Pensiamo solo al meteo. In queste giornate in cui la sera c'è spesso maltempo siamo andati a recuperare tantissimi escursionisti bloccati quota. Gente sorpresa dal temporale a 2.500 metri che non è più in grado di andare né avanti né indietro. Pensano che ci siano rifugi ovunque e con il cellulare di riuscire a risolvere ogni situazione, ma non è così.

Gli elicotteri con il maltempo non riescono ad effettuare i soccorsi. Poi in tantissimi chiamano perché sono stanchi e non riescono ad affrontare la discesa. Noi spieghiamo che l'elicottero si paga a minuto e che non sempre è possibile inviarlo perché mandare un elicottero per recuperare una persona esausta vuol dire che in quel lasso di tempo l'equipe non può lavorare su altri soccorsi, magari più gravi. Ma questo molti non lo capiscono.

Hanno l'assicurazione e credono che pagando possano avere tutto. Vero che il Soccorso alpino è chiamato a intervenire sempre, ma ci vuole buon senso. Diciamo che il 10% degli interventi serve per queste persone, nell'80% dei casi si va perché le persone hanno dei problemi e ringraziano per l'intervento e in un altro 10% salviamo la vita delle persone.

Sui sentieri oggi poi ci sono anche tanti incidenti con le biciclette. Un convivenza non sempre facile. Cosa si può fare?

Con le bici è un disastro, registriamo tantissimi incidenti tanto che è stata istituita la figura di tecnico di soccorso biker. Ce ne è uno fisso in Paganella, ma ci sono tanti incidenti anche in Tonale, a Canazei e in altre zone. Io capisco che con i bikers si fanno tanti passaggi, ma ho sempre raccomandato di far percorsi non troppo veloci perché c'è sempre un alto margine di rischio per quante protezioni si possono mettere e per quanto esperti si possa essere.

In più sui sentieri stretti il passaggio di bici e pedoni non è sempre agevole. Basta sporgersi un attimo per precipitare.

Gli ultimi decessi hanno riguardato poi persone di una certa età. L'avete notato anche voi che non sembrano esserci più limiti anagrafici?

Proprio lunedì sera è terminato il recupero del secondo alpinista sulla Cresta Signal, a 4.400 metri sopra Alagna Valsesia, sul Monte Rosa. La notizia è che i due portati in salvo sono coetanei e hanno 73 anni. Un cordata di questo genere, su una cresta difficile a quell'età è davvero un'impresa.

Sul sentiero Viel dal Pan il turista morto pochi giorni fa aveva 81 anni.

Quello è un sentiero che sembra facile, ma è molto frequentato. La gente si supera, si fa selfie, si sposta per far passare qualcuno e basta sporgersi un attimo, scivolare sull'erba e si è giù. E questo vale su tutti i tragitti esposti.

Oggi si parla di overtourism, di regolamentare le presenze, sul Seceda fanno pagare gli accessi. È una soluzione?

Ma non scherziamo. È una provocazione, non si possono contingentare gli accessi in montagna. Piuttosto bisogna informare maggiormente che non ci sono solo i sentieri che si vedono su Instagram o sui social. Quando mi chiedono dove andare, io propongo il Lagorai dove si possono fare bei giri, ben segnati e senza troppi affollamenti.

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