Il voto

Referendum, ieri sera a Trento la festa finale con i promotori dei cinque sì

Al giardino del centro Santa Chiara con interventi sulle modifiche abrogative proposte: quattro questioni riguardanti le condizioni dei lavoratori e una sulla riduzione dei tempi per acquisire la cittadinanza italiana. Oggi la Cgil porterà la campagna nelel zone periferiche del Trentino, per richiamare l'attenzione sul voto di domenica e lunedì

VIDEO Che cosa chiedono i 5 referendum dell'8 e 9 giugno

TRENTO - Ieri sera, giovedì 5 giugno, dalle 18 al giardino Solženicyn, al centro Santa Chiara, si è svolta la festa conclusiva (nella foto) della campagna referendaria, promossa dai promotori dei cinque sì ai quesiti che gli elettori troveranno sulle schede domenica e lunedì.

Quattro quesiti riguardano le condizioni dei lavoratori e uno la riduzione dei tempi per acquisire la cittadinanza italiana, che si vogliono dimezzare da dieci a cinque fermi restando i requisiti attuali per ottenerla.

L'obiettivo dei referendari, in questi giorni, è richiamare maggiore attenzione sociale e mediatica sui referendum, a fronte dell'operazione di boicottaggio orchestrata dalle forze di centrodestra, che invitano a disertare le urne per far mancare il quorum necessario per la validità della consultazione (50% più uno degli aventi diritto).

I promotori dei referendum, forti di sondaggi che nell'ultimo periodo hanno visto in crescita l'interesse per il voto e la quota stimata dell'affluenza l'8 e il 9 giugno, stanno intensificando le attività sui territori.

Ieri a Trento, tra i vari interventi, intervallati alla musica, quello dell’avvocato Alberto Ghidoni del foro di Milano e altre testimonianze a sostegno delle ragioni del sì.

Oggi, venerdì 6 giugno, ultimo giorno di campagna elettorale prima del silenzio pre-voto, la Cgil sarà con i propri volontari nelle zone maggiormente periferiche, da passo San Pellegrino a Pejo, dal Tesino a Luserna, in tutti quei piccoli comuni dove spesso la politica non arriva.

«Con questo voto non deleghiamo altri a decidere per noi, ma votiamo per riappropriarci dei diritti e del futuro», ha detto il segretario generale Andrea Grosselli. L'invito del sindacato è a votare sì ai cinque quesiti su lavoro e cittadinanza, ma la scalata della montagna del quorum non è scontata.

«I sondaggi suggeriscono che oggi il 40% degli aventi diritto è orientato a votare, per questo continueremo a fare campagna sul territorio», ha indicato Grosselli.

«I media nazionali hanno iniziato tardi a parlare dei referendum e ci scontriamo con le prese di posizione del governo che invita all'astensione. Meloni ha dichiarato di volersi presentare al voto, senza ritirare la scheda». Per i referendari, si tratta di una presa in giro; a norma di legge, un vero "non senso": «A un referendum, non ritirare la scheda equivale a non votare», critica il segretario, «gli stessi che prendono i voti proclamandosi difensori dei lavoratori, ora gettano la maschera. Ci accusano di far sprecare soldi per questa consultazione, ma se avessero fatto il loro lavoro, ad esempio adeguando la norma sui contratti a tutele crescenti dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, non saremmo costretti a chiedere il voto dei cittadini».

Grosselli ritiene che il referendum darà in ogni caso un importante segnale politico: «I voti si contano, ma soprattutto si pesano. Milioni di persone andranno a votare e il Parlamento non potrà far finta di niente».

I primi quattro quesiti riguardano la disciplina giuslavoristica e puntano, in linea di massima, a ripristinare il sistema di regole precedenti a parti del Jobs Act renziano, ritenute più tutelanti nei confronti dei lavoratori, in un'ottica di contrasto al precariato e all'insicurezza sul lavoro.

Il quinto quesito riguarda la modifica della legge sulla cittadinanza, che porterebbe da dieci a cinque gli anni di residenza continuativa in Italia, ma lascia invariata la necessaria assenza di carichi penali e la comprovata conoscenza della lingua e della cultura italiana.

I TEMI

  1. Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti: si propone di abrogare la norma del Jobs Act che limita la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo nelle aziende con più di 15 dipendenti, ripristinando la reintegrazione obbligatoria per tutti i licenziamenti ingiusti.

  2. Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese: si vuole eliminare il tetto massimo di 6 mensilità di indennizzo per licenziamenti ingiustificati nelle aziende fino a 15 dipendenti, affidando al giudice la determinazione dell’indennizzo senza limiti predefiniti (la reintegrazione non è prevista per queste imprese).

  3. Contratti a termine: si propone di abrogare alcune norme che regolano la durata, le proroghe e i rinnovi dei contratti a tempo determinato, con l’obiettivo di limitarne l’uso e rafforzare le tutele dei lavoratori.

  4. Responsabilità solidale negli appalti: si chiede di abrogare la norma che esclude la responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore per gli infortuni sul lavoro derivanti da rischi specifici delle imprese appaltatrici o subappaltatrici, aumentando così la tutela della sicurezza sul lavoro2.

  5. Cittadinanza italiana per stranieri: si propone di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter richiedere la cittadinanza italiana.

Maja Husejic, coordinatrice del comitato trentino per il referendum, osserva: «Se il quesito sarà approvato, si riconoscerà l'esistenza di una fetta della popolazione pienamente integrata e darà il diritto di votare ed essere votati. Ci accusano di voler regalare la cittadinanza a tutti? È propaganda, i criteri per accedere alla cittadinanza rimangono gli stessi, modifichiamo una legge vecchia e inadeguata rispetto alla realtà demografica».

Grosselli riflette sulle divisioni tra i sindacati, con la Cisl che ha definito come "passatista" la parte relativa al lavoro e la Uil che si è pronunciata a favore di due sì, sull'estensione all'impresa appaltante della responsabilità in merito alla sicurezza sul lavoro e sulla cittadinanza, lasciando per il resto libertà di voto: «È la normale dialettica tra diverse forze sindacali», indica Grosselli,

«Apprezzo che né Cisl né Uil abbiano chiesto di disertare il voto, mostrano rispetto per la consultazione».

Il segretario organizzativo di Cgil Maurizio Zabbeni ha delineato lo sforzo comunicativo sul territorio: «Abbiamo percorso cinquemila chilometri e con settanta gazebo e volantinaggi abbiamo distribuito duecentomila volantini».

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