TRENTO - La chat universitaria agita il mondo politico cittadino. Finito nella bufera, da ieri mattina, è il neoconsigliere comunale Giacomo Mason (Fratelli d'Italia), che si è guadagnato gli strali indignati dei colleghi del civico consesso, per un messaggio in una chat su WhatsApp: «Noi affondiamo le radici nella Repubblica di Salò... loro non possono affondare nel lago di Garda e basta?».

A stretto giro, la reazione - tra gli altri - dei consiglieri comunali del Pd, con un lungo documento: «Pensieri indegni» è la sintesi, accompagnata dalla richiesta al gruppo consigliare di Fratelli d'Italia di prendere le distanze. In Fratelli d'Italia si parla di mistificazione, perché il messaggio farebbe il verso ad un'accusa fatta con le medesime parole dai contestatori in università.

Ma l'unico a parlare è l'onorevole Alessandro Urzì, con una difesa del partito: «Noi oggi siamo i più fedeli interpreti della Costituzione».

Riavvolgendo il nastro, tutto inizia dentro Azione Universitaria, il gruppo di centrodestra attivo nel mondo dell'università. Lunedì sono state rese pubbliche in forma anonima alcune chat interne al gruppo che dimostrerebbero la vicinanza con Fratelli d'Italia. Un problema per l'università, posto che il regolamento di UniTn impone che ogni gruppo sia apartitico. 

Ma non è questo a trasformare quelle chat in caso politico. Nei messaggi ci sono pensieri certamente omofobi, contro il 25 aprile, battute sui lager. Contenuti che è impossibile non condannare. Ma è un messaggio del consigliere Giacomo Mason (nelal foto piccola qui sotto) a causare il caso: «Noi affondiamo le radici nella Repubblica di Salò». 

ESTERNO DELL'EDIFICIO DEL RETTORATO TRENTO 20 GENNAIO 2020 FOTO PAOLO PEDROTTI
ESTERNO DELL'EDIFICIO DEL RETTORATO TRENTO 20 GENNAIO 2020 FOTO PAOLO PEDROTTI
ESTERNO DELL'EDIFICIO DEL RETTORATO TRENTO 20 GENNAIO 2020 FOTO PAOLO PEDROTTI

Secondo il suo partito, Fratelli d'Italia, si è trattato però solo di una citazione di una frase pronunciata da una contestatrice contro Azione Universitaria, pochi giorni prima durante un battibecco a una manifestazione pro Palestina.

In generale, sulle chat diffuse, dura reazione dai consiglieri comunali del Pd Luca Filosi, Alex Benetti, Stefano Bosetti, Elisabetta Bozzarelli, Michele Brugnara, Giulia Casonato, Kristofor Ceko, Filomena Chilà, Alessandro Dal Ri, Errico Di Pippo, Silvia Franceschini e Nicola Serra. 

Le parole di quelle chat, osservano, esprimono «posizioni politiche non accettabili, oltre a confermare quanto già noto da tempo, ossia il legame con l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia. In modo particolare colpisce che una di queste frasi sia stata scritta da un giovane e neoletto consigliere comunale del gruppo di FdI. Pensieri indegni per un rappresentante del popolo italiano in una democrazia nata dalla lotta di Resistenza al nazifascismo e in una città Medaglia d'oro al valor militare». 

Chiedono, infine, che «il gruppo consiliare prenda le distanze da quanto scritto da un suo componente e condanni le infamanti affermazioni pronunciate».

Reagiscono anche numerose associazioni universitarie, con una lettera indirizzata al rettore Flavio Deflorian, al consiglio di amministrazione, al Senato accademico.

"Nei messaggi pubblicati - scrivono nel comunicato - leggiamo apologia del fascismo, citazioni nostalgiche della Repubblica Sociale Italiana, offese omofobe e razziste, battute sulla Shoah e sulla comunità ebraica, disprezzo per le istanze femministe e per la comunità LGBTQIA+, linguaggi apertamente discriminatori contro persone queer e migranti. Parole che non possono essere derubricate a goliardia. Parole che ci interrogano profondamente.

Perché non è solo una questione di linguaggio, ma di cultura. Che cultura è quella che, all’interno di un’università pubblica e democratica, rimpiange il fascismo e dileggia chi lotta per i diritti? Di quali valori è portatrice un’associazione che banalizza l’orrore dello sterminio e attacca sistematicamente chi è diverso?

Che idea di cittadinanza, di libertà, di sapere propone? L’Università di Trento, lo ricordiamo, accoglie ogni anno decine di associazioni e rappresentanze studentesche. Insieme costruiamo percorsi di partecipazione, progetti culturali, dibattiti pubblici. Ci confrontiamo su temi urgenti e diversi.

È questo il senso dell’associazionismo universitario: riconoscere la pluralità, promuovere la ricerca, difendere lo studio come spazio di libertà e confronto

Ma c’è un limite invalicabile: il rispetto dei valori democratici, del principio di uguaglianza, della libertà di tutte e tutti. Valori scritti nero su bianco nel Regolamento per l’accreditamento delle organizzazioni studentesche dell’Università di Trento", scrivono fra l'altro l'Associazione teatrale universitaria, UNITiN, ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca in Italia - Sede di Trento, URLA - Associazione Culturale, UDU Trento - Unione degli Universitari, O.W.L. - OpenWetLab, Sanbaradio, Tridentum - Debating Team, L’Universitario, ASI Leonardo APS, Starting Finance Club Trento, CLIMA3T, ELSA Trento, JETN – Junior Enterprise Trento ETS, E-AGLE – Trento Racing Team

Per parte sua, il Consiglio studentesco ha inviato a rettore e Senato una richiesta di provvedimento in merito alla condotta di Azione Universitaria Trento. In sostanza, ricordando che l'associazione gode anche dei contributi per le iniziative culturali erogati da Opera Universitaria, il Consiglio chiede che venga immediatamente revocato l’accreditamento, "ai sensi dell’art. 4 del vecchio Regolamento, per violazione del requisito della apartiticità — o, in subordine, ai sensi dell’art. 9 lett. e) del nuovo Regolamento, che sanziona con la revoca dell’accreditamento la «messa in atto di comportamenti direttamente imputabili all’organizzazione studentesca che siano gravemente lesivi dell’immagine o degli interessi dell’Ateneo, della Comunità studentesca e della Comunità universitaria".

Nel testo che introduce questa richiesta di revoca si "esprime preoccupazione e sconcerto in merito alle affermazioni, recentemente diffuse, riconducibili all’associazione Azione Universitaria Trento e seri dubbi circa la sostenibilità etica dell’accreditamento presso l’Università di Trento dell’associazione stessa. 

Nella giornata di lunedì 26 maggio, le caselle di posta elettronica di giornalisti, associazioni studentesche, professori e dirigenti dell’Università di Trento sono state raggiunte da un messaggio dal contenuto raccapricciante. 

La mail, inviata da un gruppo di studenti e componenti dell’associazione Azione Universitaria Trento, riporta un notevole quantitativo di screenshot, foto e audio provenienti dal gruppo WhatsApp ufficiale dell’associazione studentesca trentina".

Secondo il Consiglio studentesco, "ill materiale diffuso dimostra inequivocabilmente che Azione Universitaria Trento non rispetta i requisiti indicati dall’art. 4 lett. c) del Regolamento, in particolare con riguardo ai principi di antirazzismo, non discriminazioni di genere e antifascismo".

A stretto giro sono arrivate anche le parole dei giovani democratici: «Non ci sono mezze misure: quelle frasi sono inaccettabili. Eppure non siamo sorpresi, è solo l'ennesima prova che, anche in Trentino, chi in pubblico si presenta con la faccia pulita e rispettabile, in privato porta avanti idee fuori dall'alveo democratico e propugna le discriminazioni, come ampliamente dimostrato dall'inchiesta "Gioventù meloniana" di Fanpage».

Il presidente dell'Arci, Andrea La Malfa, osserva: «Apologia del fascismo, omofobia, razzismo: la pubblicazione delle chat del movimento giovanile Azione Universitaria scoperchia un pensiero politico inaccettabile. È stiamo parlando di un canale di comunicazione interna di un'organizzazione riconosciuta dall'Università di Trento».

La Cgil invoca il rispetto delle regole democratiche: «L'università deve continuare ad essere luogo di libertà del pensiero, dove non possono trovare spazio però visioni xenofobe, omofobiche, antisemite, razziste o al limite dell'apologia del fascismo, vietato dalla nostra Costituzione. I contenuti delle chat di Azione universitaria sono inaccettabili. Affermazioni che vanno contro i nostri principi democratici, riportanti nello stesso regolamento di Ateneo».

E a destra? Mason pare sia all'estero, quanto al gruppo consiliare, la capogruppo Ilaria Goio dice che la questione è politica e invita a sentire i vertici del partito. 

Alla fine ambienti vicini al partito fanno girare un video: la manifestazione degli studenti fuori da sociologia, qualche mese fa. «Erano anarchici, sentite, dicono quelle parole: "Sappiamo che le vostre radici affondano nella Repubblica di Salò". Mason a quello rispondeva, a quello. Ha solo fatto una battuta».

Ma ufficialmente nessuno parla e lui non può spiegare: è all'estero, quando tornerà chiarirà. L'onorevole Alessandro Urzì alza una diga in difesa del partito: «Non ho ricevuto sinora alcun faldone di presunte chat rubate di conversazioni fra ragazzini che non conosco di cui invece sembrano disporre tutti, la stampa, le opposizioni di sinistra - evidenzia l'onorevole - 

Commenterò quando vedrò con i miei occhi di cosa si parla, ma soprattutto qualcosa di riconducibile al partito di cui ho la responsabilità. Siccome è lì che però volete arrivare, ribadisco che i valori della Costituzione di cui siamo oggi i più fedeli interpreti, non saranno mai mediabili per chiunque non si riconosce in noi e chi non si riconosce non potrà contare mai sulla nostra tolleranza».