TRENTO. Futuro della Sloi e della Carbochimica, lavori al bypass, torna ad alzare la voce la Rete dei cittadini. Lo fa con Martina Margoni che, dopo aver recentemente letto su l'Adige il racconto dell'esperienza di chi alla Sloi aveva familiari che lavoravano, evidenzia la responsabilità collettiva nella scelta di cosa fare: «Oggi - scrive Margoni - mi trovo a riflettere, non solo come parte di un'associazione, ma come persona consapevole delle conseguenze delle scelte che i nostri amministratori hanno deciso di affrontare.

Di fronte alla questione dello scavo nei terreni contaminati. Non possiamo permetterci di sottovalutare ciò che c'è in gioco. Non si tratta solo di bonificare un'area, ma di mettere mano a un passato che continua a minacciare il nostro presente e il futuro dei nostri figli. Leggendo la testimonianza di chi ha vissuto da vicino la realtà della Sloi è un monito che non possiamo ignorare. Quei terreni non sono solo sporchi di sostanze tossiche; sono impregnati di storie di sofferenza, di pericoli invisibili che potrebbero riemergere se disturbati. Ogni metro scavato è un passo verso l'ignoto, verso una potenziale catastrofe ambientale che potrebbe avere ripercussioni devastanti sulla nostra salute e su quella delle generazioni future».

Da qui il monito sulle scelte da mettere in campo: «La bonifica non può essere solo un'operazione tecnica, deve essere accompagnata da una consapevolezza profonda dei rischi che comporta. Chi prende queste decisioni ha il dovere morale di informarsi, di capire appieno cosa sta per fare. Non è sufficiente minimizzare o semplificare.

Ogni errore, ogni leggerezza potrebbe costarci caro. Noi, come associazione, sentiamo il bisogno di alzare la voce, di far sì che questa scelta sia ponderata, studiata, e mai presa con superficialità. Non possiamo fare altro che chiedere trasparenza, chiedere che ogni decisione venga presa con la massima attenzione e responsabilità. Il futuro della nostra comunità dipende da questo».