Trento / Il caso

Sequestro Sloi e Carbochimica: ora rilievi e accertamenti sui terreni privati

Indagati i proprietari delle aree inquinate, l'iniziativa della magistratura apre un nuovo filone che si innesta nell’inchiesta per disastro ambientale partita la scorsa estate. L'ipotesi accusatoria è inquinamento ambientale. Obiettivo della Procura è la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori nei cantieri del bypass

L'ATTO Sotto sequestro ex Sloi e Carbochimica
COMITATI Veleni sul bypass: «Stop al cantiere»

IL CASO Storia della Sloi: la nostra inchiesta
BYPASS
Si temono tempi e disagi più lunghi
I NODI I lavori vanno avanti, così come le indagini

di Marica Vigano'

TRENTO. Un nastro bianco e rosso ed un cartello sono stati posti ieri mattina, sotto la neve, davanti agli ingressi delle aree Sin ex Sloi ed ex Carbochimica. Ora in questi due siti di interesse nazionale nessuno può accedervi, se non con il permesso della procura. I terreni, di proprietà del "Consorzio di bonifica e sviluppo Trento nord", sono stati posti sotto sequestro probatorio per mantenere lo stato delle cose "al fine di compiere accertamenti e rilievi". Verifiche che le società Rfi e Italferr sono chiamate a portare avanti per quanto riguarda le indagini conoscitive che puntano a chiarire l'interrelazione tra l'inquinamento dei Sin e l'area dove si sta lavorando alla realizzazione del bypass.

Persone fisiche e società: 8 indagati.

Il provvedimento, firmato dal procuratore Sandro Raimondi e dai pubblici ministeri Alessandro Clemente e Davide Ognibene, è stato notificato ai responsabili delle tre società che fanno parte del Consorzio. Si tratta di Michele Albertini, titolare di Tim srl, di Paolo e Stefano Tosolini per Mit srl, di Sergio e Adriano Dalle Nogare per Imt srl: l'accusa formulata dalla procura è di inquinamento ambientale. I cinque imprenditori risultano indagati per l'articolo 452 bis, ossia per aver cagionato una compromissione o un deterioramento delle acque, dell'aria o di porzioni estese del suolo o del sottosuolo. Le difese - per Dalle Nogare e Tosolini l'avvocato Tommaso Fronza - attendono di poter leggere il decreto assieme agli assistiti. l numero degli indagati sale a otto se si aggiungono - per le responsabilità amministrative - le tre società.

Si tratta di accuse ancora tutte da provare e dirimenti in tal senso saranno i risultati delle indagini sui terreni che verranno disposte nei prossimi giorni, e dei carotaggi già previsti nell'ambito del progetto del bypass ferroviario. Inquinamento e tutela della salute. Ciò che al momento viene confermato è la presenza di inquinanti nelle aree limitrofe ai Sin. Ma tracce di olii e di morchie catramose sono state trovate all'altezza della rotatoria di Nassiriya (nell'area sequestrata l'estate scorsa), mentre il piombo tetraetile è stato riscontrato in passato nell'area Sequenza, a sud della Sloi.

Il sequestro probatorio di ieri non appare dunque una mossa a sorpresa tenendo conto dell'obiettivo della procura: la tutela della salute pubblica, che significa salvaguardare i lavoratori impegnati nel cantiere della circonvallazione ed i cittadini che abitano vicino ai siti.

È un atto, per così dire, necessario per poter valutare possibili nuove azioni da intraprendere e per avere "mano libera" nei sopralluoghi e negli interventi in loco (in precedenza i tecnici di Rfi e Italferr, per fare un esempio, erano obbligati a chiedere il permesso - spesso negato - per entrare nelle aree private per raggiungere i terreni interessati dal progetto per il bypass). Il nuovo filone di indagine. Questi nuovi accertamenti si innestano nell'inchiesta aperta nel luglio scorso dalla procura con l'ipotesi di reato di disastro ambientale e di inquinamento, che ha portato al sequestro di un'area vasta circa un ettaro (da 50 metri a nord del sovrappasso di Nassiriya e 250 metri a sud).

Indagato il responsabile di Rete ferroviaria italiana per il progetto del bypass, l'ingegner Damiano Beschin, che non avrebbe segnalato entro il termine previsto la scoperta di una sostanza a 14 metri di profondità. Il nuovo filone di indagine - che non riguarda direttamente il bypass - non frena il cantiere all'ex Scalo Filzi. Parallele corrono le verifiche che la procura ha affidato ad Appa, al Gruppo carabinieri per la tutela ambientale del colonnello Enrico Risottino, ai carabinieri del Noe di Trento, che un mese esatto fa, con un decreto di esibizione presentato a Rfi, avevano acquisito tutta la documentazione fino ad allora disponibile relativa ai sondaggi del terreno.

Documenti "vecchi" e nuovi. I risultati delle analisi sui carotaggi sono oggetto di confronto, in contraddittorio. Sono 48 i sondaggi previsti lungo il tracciato del bypass e all'interno dello Scalo Filzi. E si guarda anche al recente passato. Con il sequestro probatorio di ieri il focus si sposta sulla possibile propagazione degli inquinanti dalle aree ex Sloi ed ex Carbochimica, dunque sulla migrazione nei terreni sia in profondità che in vastità.

Dall'analisi dei documenti emerge che nel 2020 l'allora ministro dell'ambiente Sergio Costa aveva firmato un'ordinanza che imponeva ai proprietari delle aree Sin di predisporre ulteriori approfondimenti sulla situazione degli inquinanti, ossia idrocarburi nella parte est, all'ex Carbochimica, e piombo tetraetile nella parte ovest, all'ex Sloi. Il ricorso del Consorzio di bonifica e sviluppo venne respinto al Tar, ma nulla da allora è stato fatto.

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