Trento / Grandi opere

I lavori del bypass ferroviario in via Brennero, Geat furioso: «Poca trasparenza e regole non rispettate»

Dopo lo "scatto" del cantiere, il presidente della circoscrizione Centro Storico Piedicastello critica Comune, Rfi e Osservatorio «ipovedente». Fra gli ultimi motivi di rabbia l'installazione, domenica mattina all'alba, delle barriere in cemento e lamiera lungo via Pietrastretta: «È inutile che si chieda alla cittadinanza di condividere un progetto, se poi si lavora all'insegna dell'oscurantismo»

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TRENTO. «L'amministrazione è forte con i deboli e deboli con i forti, Rfi è lasciata libera di fare quello che vuole e la trasparenza è inesistente. Abbiamo l'osservatorio ma è decisamente ipovedente».

Ne ha per tutti, Claudio Geat. Il Comune, Rfi, l'osservatorio per il bypass.

A far trasalire il presidente della Circoscrizione Centro Storico Piedicastello è stata l'installazione, domenica mattina all'alba delle barriere in cemento e lamiera lungo via Pietrastretta (foto): operazioni per posare le opere di recinzione dell'area cantiere lungo tutta la via.

«È inutile che si chieda alla cittadinanza di condividere un progetto, se poi si lavora all'insegna dell'oscurantismo e in spregio alle regole che valgono per tutti i cittadini e le società, ma evidentemente non per tutti quanti. Come si può chiedere alla gente di comprendere, sopportare, pazientare se non le si offre almeno chiarezza? Va da sé che se degli operai arrivano alle sei di mattina per posizionare barriere così impattanti, è perché c'è qualcosa da nascondere. E anche se non ci fosse, l'impressione che si dà è quella».

Geat è amareggiato, a dire poco: «Il mio non è un discorso sull'opera. È evidente che non possiamo opporci all'opera, né come circoscrizione né come cittadini. Ormai la faranno, la faranno secondo questo progetto nonostante sia chiaro a tutti che ci potessero essere alternative meno impattanti e - quel che è sempre più evidente a tutti - è che la faranno in fretta. Hanno bisogno di fare di corsa, perché ci sono in ballo tantissimi fondi, ma questo comporta atteggiamenti che trovo davvero inaccettabili.Geat prende ad esempio quanto avvenuto ieri mattina lungo via Pietrastretta:

«Hanno chiuso un marciapiede e si dirà non è cosa grave. Ma è il modo che tradisce un atteggiamento permissivo che stride con il rispetto delle regole, che infastidisce il cittadino. Chiunque per fare qualsiasi cosa, per di più se implica l'occupazione e il blocco di una strada, di un marciapiede, di terreno pubblico, deve fare una trafila infinita tra permessi, autorizzazioni e così via. Ieri (domenica, ndr) a precisa domanda sia i carabinieri che scortavano gli operai che gli operai hanno ammesso di non avere alcuna autorizzazione del Comune e di essere lì in base a una non ben specificata autorizzazione delle forze dell'ordine che però non avevano e che affiggeranno più avanti. Una cosa che se provo a farla io in cinque minuti ho tecnici comunali e forze dell'ordine a bloccarmi e portarmi via.

Quello che voglio dire è che già l'opera è di per sé impattante e difficile da far comprendere ai cittadini più scettici. Se poi ci si comporta in questo modo è ovvio che la condivisione e la partecipazione vanno a farsi benedire. Il modo in cui si sta lavorando è scandaloso e lancia un solo messaggio ai cittadini: chi amministra è forte debole e debole con i forti, che possono fare ciò che vogliono in barba a leggi, regolamenti, regole del vivere civile».

Geat si scaglia poi contro la scarsa trasparenza con cui devono fare i conti anche gli organismi deputati alla vigilanza: «Spiace dirlo, perché posso immaginare che le intenzioni dell'osservatorio sul bypass siano le migliori possibili. Ma si tratta di un osservatorio ipovedente, ai cui membri non è permesso osservare, esaminare, contestare. Si tratta poi di una realtà che non ha alcun potere, se non quello di avanzare osservazioni. Quante ne abbiamo avanzate noi come circoscrizione, e a cosa sono servite? C'è l'assoluta volontà di fare in fretta con meno rotture di scatole possibili, questa è la verità. Peccato che quelle che sono ritenute rotture di scatole siano legittime aspirazioni da parte dei cittadini di poter capire come si sta lavorando, cosa sta succedendo, sapere se dovessero sorgere criticità, restare informati. Nulla di tutto questo. Quanti carotaggi sono stati fatti in questi mesi, in questi anni. Quante trivelle sono state messe in funzione in quanti punti del territorio? Si è mai saputo qualcosa degli esiti di quelle analisi, di quegli interventi preparatori, di quegli accertamenti?».

Serve maggiore trasparenza, continua ancora Geat, soprattutto perché «si parla anche di aree inquinate e di possibili problemi legate alla sicurezza e alla salute pubblica. Vogliamo parlare dell'ex scalo Filzi, da dove ormai da settimana escono camion e camion di materiale riguardo al quale la stessa Paola Firmi, la commissaria governativa dell'opera, ha detto che le caratterizzazioni sono necessarie, perché si tratta di roba che si trova su un'area in cui c'è stata movimentazione di materiali di ogni tipo e di mezzi per un secolo, senza contare che sono terreni che si trovano vicino ad aree altamente inquinate. Si ha avuto notizia dell'esito di questi accertamenti prima che si iniziasse a portare via materiale? E questo materiale, dove lo stanno portando? Tutte domande di una banalità e di una elementarità sconvolgenti che tuttavia non mi pare stiano trovando risposta».

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