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Povertà in aumento, carovita e salari bassi o intermittenti: i sindacati temono uno "tsunami sociale" in Trentino

L'allarme di Cgil, Cisl e Uil che chiedono nuovi provvedimenti anche alla Provincia, a cominciare dal contributo integrativo alla cassa integrazione

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TRENTO. I sindacati intervengono sui dati della Caritas diocesana sui poveri in Trentino. Per i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti, uno dei principali problemi è la precarietà lavorativa, oltre alle basse retribuzioni e ad un'ampia diffusione di occupazione stagionale e part time.

"Tutti fattori che incidono in negativo sul reddito delle famiglie".

A questo si aggiunge l'enorme problema della casa. "Le difficoltà di accedere ad un alloggio pubblico e i costi elevati degli affitti mettono molti nuclei nelle condizioni di non farcela".

Il quadro rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi quando i costi delle bollette di luce e gas saranno ancora più pesanti e c'è il timore che le aziende, a causa dell'aumento dei costi, riducano o fermino le produzioni ricorrendo alla cassa integrazione.

"Per questo è urgente fin da subito rifinanziare ed adeguare il contributo integrativo provinciale alla cassa integrazione, che come sappiamo taglia di almeno il 30% le retribuzioni ordinarie", dicono i tre segretari in una nota. Allo stesso tempo la prossima finanziaria dovrà contenere stanziamenti adeguati per aiutare le famiglie.

"Quanto previsto ad oggi è insufficiente rispetto all'onda che si dovrà gestire - insistono -. Serve adeguare l'indicatore Icef all'inflazione per rivalutare le misure di sostegno come l'assegno unico quota A e quota B ed è ora che si superino ingiuste discriminazioni, togliendo il vincolo dei dieci anni per l'accesso a questa misura"

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