Storia / Il caso

La storia dell’ex legionario veneto trovato morto nei boschi di Fiemme, parla il fratello

Lo ha riconosciuto dai tatuaggi, se li era fatti da solo. Nella buca dove è stato rinvenuto, anche un taccuino, con le date di «inizio digiuno» e la frase finale: «crematemi»

FIEMME. Sono stati i tatuaggi disseminati sul corpo e riconosciuti dal fratello ad aver risolto il mistero del cadavere trovato il 2 maggio scorso in avanzato stato di decomposizione nei boschi trentini della Val di Fiemme. Ora sappiamo per certo che si tratta di Andrea Ghirardi, 44 anni, originario di Villadose, in provincia di Rovigo.

Nel suo passato anche un'esperienza nella Legione straniera francese. Si era arruolato poco più che ventenne andando in missione nel Corno d'Africa, a Gibuti, in Guinea e in altri Paesi africani. Una esperienza, finita nel 2014, che lo aveva profondamente segnato, e che potrebbe spiegare la sua fine.

Cadavere in val di Fiemme, i carabinieri diffondono le foto degli indumenti

Ecco le foto diffuse dai carabinieri degli indumenti del cadavere in avanzato stato di decomposizione ritrovato lo scorso 2 maggio nei boschi di Molina di Fiemme,. La speranza dei militari dell'Arma è che qualcuno possa riconoscere gli indumenti e arrivare così all'identificazione dell'uomo - LEGGI L'ARTICOLO


Il corpo era stato trovato da un escursionista a spasso con il proprio cane in una zona impervia e poco frequentata. Tra i pochi oggetti recuperati nelle vicinanze dell'uomo, che si era costruito un riparo di fortuna, una buca coperta da frasche e da un telo di plastica, vi era un taccuino, su cui compariva la scritta "inizio digiuno", con un calendario scritto a mano a partire dallo scorso 30 luglio.

L'ultima data riportata è il 4 ottobre 2021. In fondo al calendario è stata scritto la parola "crematemi". Per agevolare l'identificazione i Carabinieri avevano diffuso le foto dei brandelli d'abito ritrovati e appunto dei tatuaggi sul cadavere.
Sarà la comparazione del dna a dare l’ultima conferma ufficiale della sua identità ma esistono pochi dubbi, visto il riconoscimento dei disegni sulla pelle fatto dal familiare, che si tratti proprio di Ghirardi.

«Se li è fatti lui - racconta il fratello Riccardo, parlando da Londra dove si è trasferito per lavorare al British Museum - avevamo circa 16 anni quando si è comprato la macchina per i tatuaggi: voleva sperimentare su di me, io mi sono rifiutato e allora se li è fatti su di sé».

Dalle parole di Riccardo emerge il dolore per la scomparsa di una persona che, pur nelle difficoltà e nei continui cambi di vita, era riuscita ad emergere, a vivere una vita fuori dal comune. «Ha sempre fatto cose straordinarie, aveva un'intelligenza pazzesca - ricorda - .Studiava di tutto, era appassionato di storia e parlava in modo fluente quattro lingue».

Il fratello non si era preoccupato per la sua assenza, proprio perché era solito allontanarsi anche per lunghi periodi. «L'ultima volta ci siamo visti a ottobre 2020, quando era rientrato in Italia dalla Germania - conclude il fratello - . Ai miei a fine agosto aveva detto che sarebbe andato in Svizzera per trovare un lavoro: è partito con lo zaino, lasciando a casa telefono e passaporto».

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