Animali / La campagna

Gli attivisti di #StopCasteller scrivono al ministro Cingolani: faccia liberare gli orsi rinchiusi a Trento

In una lettera aperta si chiede l'intervento del governo contro le politiche della Provincia: "Orse che difendono i propri cuccioli da umani impreparati sulle più elementari regole di convivenza vengono considerate problematiche e quindi imprigionate o uccise"
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IL VIDEO
Ecco come comportarsi se per caso si incontra un orso

TRENTO. Gli attivisti della campagna #StopCasteller, che si battono per la liberazione degli orsi rinchiusi nel recinto a Trento, tornano alla carica con una lettera aperta al ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani.

Gli ambientalisti, che criticano le politiche trentine in materia di gestione di orsi e lupi e nello specifico la cattura e reclusione dei plantigradi ritenuti "problematici", chiedono all'esponente del governo che "si assuma le sue responsabilità e prenda una posizione chiara e disinteressata facendo seguire azioni concrete" per la "tutela della biodiversità e degli ecosistemi, quella stessa biodiversità che la Provincia di Trento sta distruggendo con un modello economico e turistico invasivo del territorio alpino ed incurante degli animali selvatici che lo abitano", scrivono fra l'altro gli attivisti.

Attivisti che nei mesi scorsi hanno ripetutamente contestato il modello proposto da piazza Dante e hanno anche diffuso un video girato durante un "blitz" per documentare le condizioni in cui sono tenuti gli orsi al Casteller.

Ecco il testo integrale della lettera, che porta la data di oggi, 28 maggio 2021.

"Ministro Cingolani,

ci troviamo costretti a scriverle per ricordarle le sue responsabilità, in quanto ministro della transizione ecologica, rispetto alla situazione dell’orso bruno in Trentino.

L’ex ministro dell’ambiente Sergio Costa si è più volte espresso negativamente sull’operato della Provincia Autonoma di Trento (d’ora in poi PAT), ma non si è di fatto adoperato in alcun modo per tutelare la vita degli orsi. Dopo tre mesi e mezzo dall’inizio del suo mandato lei non si è ancora espresso in merito e ci chiediamo se lo farà il 5 giugno, in occasione del suo intervento su “Transizione giusta e territori” al Festival dell’Economia che si terrà proprio a Trento.

Il Ministero della Transizione Ecologica ha funzioni in materia di tutela della biodiversità e degli ecosistemi, quella stessa biodiversità e quegli stessi ecosistemi che la PAT sta distruggendo con un modello economico e turistico invasivo, incurante del territorio alpino e degli animali selvatici che lo abitano.

Il Ministero dovrebbe anche svolgere un ruolo di indirizzo e vigilanza sulle attività dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), quello stesso istituto che appoggia deliberatamente il piano di sterminio dell’orso bruno che è stato messo in atto dalla PAT.

Il quadro normativo comunitario, europeo e nazionale impone allo Stato italiano la responsabilità di assicurare un soddisfacente stato di conservazione alle popolazioni di orso bruno presenti sul territorio nazionale e ai loro habitat, e impegna le Regioni a mettere in atto le azioni di tutela, gestione e monitoraggio delle stesse.

Com’è possibile, quindi, che sotto la gestione della PAT, in Trentino, negli ultimi vent’anni, siano stati uccisi e imprigionati 37 orsi? Com’è possibile che una specie considerata a forte rischio di estinzione, venga sterminata con tanta leggerezza?

La Direzione Protezione della Natura e del Mare (DPNM) tra il 2010 e il 2014 ha attuato un progetto Life per la conservazione delle popolazioni di orso bruno, con un finanziamento europeo di 2.694.934€. Il progetto aveva come finalità l’implemento delle misure di prevenzione, e di informazione e consapevolizzazione della cittadinanza.

Eppure, ancora oggi in Trentino, orse che difendono i propri cuccioli da umani impreparati sulle più elementari regole di convivenza uomo-orso vengono considerate “problematiche” e quindi imprigionate o uccise, con il benestare delle istituzioni.

Il Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-orientali (PACOBACE), nato per tutelare l’orso, viene oggi preso in causa solo quando può rendere attuabili catture, imprigionamenti e abbattimenti, facendo leva sul concetto (inventato) di orso “problematico”.

Ma se un orso che reagisce per difendere i propri piccoli, la propria preda o perché provocato, insomma se un orso che applica la sacrosanta legittima difesa, è “problematico”, allora tutti gli orsi lo sono e diventano quindi passibili di essere abbattuti o ingabbiati. E sorge spontanea una domanda: cosa ci aspettava quando sono stati investiti milioni di soldi pubblici per ripopolare l’arco alpino con l’orso bruno (progetto Life Ursus)?

Come si legge nello stesso PACOBACE, «l’orso bruno talvolta è visto come fonte di pericolo per l’uomo, questa percezione è normalmente maggiore nelle aree di recente ricolonizzazione, ove gli abitanti hanno perso la memoria storica della presenza della specie», come nel caso del Trentino.

Se il grado di pericolosità di un orso è influenzato dalla percezione umana e se l’orso bruno, così come tutti i grandi carnivori, incutono quasi sempre paura, non sarebbe forse il caso di rivedere la tabella del PACOBACE sul grado di problematicità dei possibili comportamenti di un orso e sulle relative azioni? E se il problema è l’orso in sé, com’è possibile che il Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano (PATOM) non ha subito le stesse modifiche? Forse non è l’orso ad essere “problematico”? Forse problematica è la gestione?

Ma se questa gestione problematica continuerà a godere della connivenza di chi l’orso dovrebbe proteggerlo, la situazione non potrà che peggiorare. Per questo motivo ribadiamo la nostra posizione: inizi ad assumersi le responsabilità derivanti dal suo ruolo, cominciando dal prendere una posizione chiara, informata, disinteressata e a cui seguano azioni concrete sulla situazione degli orsi in Trentino.

Campagna #StopCasteller"

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