Orsi rinchiusi al Casteller, gli attivisti replicano alla Provincia: «Noi facinorosi? No, la nostra è resistenza e voi siete inadeguati»

Non si  placano le polemiche e lo scontro politico dopo il blitz animalista all'interno del recinto del Casteller e il relativo video delle gabbia dei tre orsi.

Immagini che stanno circolando molto sul Web, mentre in Trentino prosegue il botta e risposta a distanza fra la Provincia autonoma, che difende il proprio operato e dunque la cattura e reclusione degli orsi ritenuti "problematici", e gli attivisti della campagna #StopCasteller che in città sono collegati al centro sociale Bruno (il cui nome si rifa proprio alla vicenda di un altro plantigrado, che dopo aver lasciato il Brenta fu abbattuto in Germania nel giugno 2006).

La Provincia ha risposto alla diffusione del video annunciando una denuncia contro «i facinorosi» (così si legge nel comunicato diramato ieri) penetrati nel recinto e accusando gli attivisti di ignoranza sulla caratteristiche biologiche e comportamentali degli orsi.

Poco fa la controreplica di Stop#Casteller: «Riteniamo - scrivono gli attivisti in una nota diffusa dal "Bruno" - che quelle reti che sono state tagliate non dovrebbero proprio esistere poiché sono esattamente ciò che intendiamo contestare, l’esistenza stessa di ogni luogo come il Casteller. Inoltre, se fosse stato concesso alle attiviste e agli attivisti di riprendere e fotografare gli orsi per documentare in modo oggettivo i fatti reali, nessun avrebbe dovuto arrecare l’“enorme” danno economico consistente nell'aver sganciato qualche centimetro di rete. Quella rete continueremo a tagliarla fin quando sarà necessario. 

La PAT, di fatto, da mesi impedisce in ogni modo che gli orsi siano visibili. Nonostante fototrappole, celerini e droni la verità non può essere nascosta. “Facinorosi”, pertanto, è un termine che rispediamo al mittente: questa è resistenza, è opposizione all’aggressore, è difesa della vita e della montagna. Non c’è illegalità in tutto ciò, perché nessuna legge che imprigiona degli orsi liberi,  che non hanno recato alcun danno, è legittima e va rispettata. 
La PAT prosegue il suo comunicato affossandosi in informazioni non richieste e non attinenti (per esempio le differenze tra letargo e ibernazione, come se il distinguo fosse rilevante), con la saccenza tipica di chi cerca di squalificare il messaggero per non dover affrontare il messaggio.

Questa prima risposta della PAT conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’ottusa volontà di continuare a non sentire altre voci e di proseguire nel colpevole piano di captivazione e sterminio degli orsi.

Il tutto con l’appoggio di Ispra e la latitanza del ministro Costa. Ma saranno invece proprio dei “facinorosi" e delle "facinorose” a non permettere di vendere questi abusi come gestione responsabile del territorio.

La classe politica che sta prendendo le decisioni sulla questione degli orsi trentini farebbe bene a comprendere che la sua inadeguatezza è ormai così evidente da risultare ridondante, dimostrando incapacità e arroganza amministrativa oltre ogni evidenza.

Il tutto con l'aggravante di sprecare risorse economiche ingenti che, nella situazione attuale, non può essere derubricata diversamente da una condotta irresponsabile».


 Sulla vicenda oggi è intervenuta anche la consigliera provinciale dei verdi Lucia Coppola, che a sua volta critica la gestione provinciale degli orsi e la prassi di inserirne nella categoria dei "problematici" per poi procedere alla cattura.

Ecco la lettera che oggi l'esponente ecologista ha inviato all'assessora provinciale Giulia Zanotelli, prendendo spunto dalla risposta a un'interrogazione sulla vicenda dell'incontro ravvicinato fra due cacciatori e un'orsa, l'estate scorsa sul monte Peller, a Cles.

«Ho ricevuto, dopo cinque mesi, la risposta dell’assessora Zanotelli alla mia interrogazione n. 1756 sull’orsa Jj4, Gaia, protagonista lo scorso giugno di un incontro sul Monte Peller con due cacciatori.

Questa risposta contiene così tante inesattezze che ritengo sia necessario replicare con puntualità. L’assessora afferma che “l’orsa Jj4 non ha altri appellativi per l’Amministrazione provinciale, al di fuori di quel codice necessario per identificarla...

Dare un nome è una scelta dunque non professionale, meramente emozionale, apprezzata solitamente dalla stampa meno precisa ed attenta alle vere questioni ambientali”.

L’assessora Zanotelli dimentica forse che è stata la Provincia stessa a dare dei nomi ai 10 orsi fondatori: Masun, Kirka, Daniza, Joze, Irma, Jurka, Vida, Gasper, Brenta, Maya. Zanotelli afferma che il recinto del Casteller non è “una prigione del tutto inadatta alla reclusione di orsi” ma che la sua idoneità è stata attestata da Ispra. Il recinto del Casteller è stato ritenuto idoneo da Ispra per affrontare le “emergenze”, non certo per la captivazione permanente. Concetto ribadito anche nel recente documento Ispra che richiama le stesse conclusioni emerse nell’ ispezione dei carabinieri del Cites.

Prosegue l’assessora: “E’ stato più volte ribadito che i rischi per l'incolumità pubblica legati alla presenza dell’orsa Jj4 nell’ambiente naturale sono concreti e latenti, dal momento che un nuovo attacco con conseguente ferimento o, peggio, morte delle stesse, non può essere assolutamente escluso. Ciò in base A: casi pregressi (orsa Kj2), B: parere ufficiale redatto dai massimi esperti dell’IUCN – Bear Specialist Group, C: previsione del Pacobace che prevede la rimozione per casi come quelli in oggetto, essendo la traslocazione ed il mero radiocollaggio inefficaci in termini di riduzione del rischio”.

Ritengo assurdo definire l'orsa JJ4 pericolosa perché lo era Kj2: il Pacobace precisa che per valutare la pericolosità di un orso è assolutamente importante la conoscenza precisa del soggetto e i suoi eventuali comportamenti precedenti. In ogni caso si prescrive che la valutazione dei comportamenti sia fatta caso per caso. I "casi pregressi" devono ovviamente riferirsi allo stesso orso, e non ad altri! Per Jj4 invece il presidente Fugatti aveva deciso l'abbattimento senza sapere neppure quale fosse l'orso che ha ferito i due cacciatori.

Al punto B si cita genericamente "il parere redatto dal massimi esperti dell'IUCN", senza però produrre il documento, perché evidentemente non è mai stato redatto per il caso specifico e se esiste, non è mai stato reso pubblico. Al punto C vale quanto scritto nel Pacobace: prima della rimozione, considerata l'ultima opzione, sono previste altre azioni preventive: analisi accurata della storia dell'animale, monitoraggio, traslocazione. La Provincia invece sceglie sempre sbrigativamente l'opzione estrema, abbattimento /captivazione. Zanotelli afferma che la descrizione del luogo dove è avvenuto l'incidente sul Monte Peller denota la mia scarsa conoscenza del luogo. Definisce il posto uno dei settori maggiormente antropizzati del gruppo del Brenta.

Le ricordo che il luogo dell'incidente è disabitato e situato a 1800 metri di altezza. E’ tra l'altro molto distante da Cles e Malè, sia in chilometri che in dislivello. Direi che è invece esattamente l’habitat naturale dell’orso. L’assessora ha inoltre parlato dei cassonetti per i rifiuti anti orso posizionati sulla Paganella (pare ora più di 100) e del fatto che fosse M57 il solo orso che si alimentava nei cassonetti. Saranno anche cento, ma certamente mal distribuiti se si prendono in considerazione i tanti video su youtube che testimoniano di orsi che lì frugano alla ricerca del cibo. In val di Sole i cassonetti anti orso sono SOLO sei e sono stati posizionati nella primavera 2020, ovvero 20 anni dopo Life Ursus, come riportato dal documento Ispra che critica la grave negligenza riguardo alla gestione dei rifiuti nelle zone frequentate dall'orso.

Concludo infine con le dichiarazioni dell’assessora circa l'informazione ai turisti sulla presenza di orsi con cuccioli sul territorio.

Il Trentino, sostiene, è l'unica realtà al mondo che segnala in tempo reale sul sito della Provincia la presenza dei plantigradi con i piccoli. Purtroppo pochissimi conoscono questa pagina web perché non è in nessun modo pubblicizzata. Una informazione utile, ma purtroppo non conosciuta. “Il preciso profilo di pericolosità” di Jj4 non è mai stato dimostrato. Anzi la stessa relazione della forestale sull’incidente indica che l'orso ha reagito per paura e per difendere i suoi cuccioli dalla intrusione dei due cacciatori nel suo territorio. Che dire infine di chi considera pericolosi orsi che in vent'anni non hanno mai ucciso nessuno e tace invece sugli innumerevoli incidenti provocati ogni anno dai cacciatori (nell'ultima stagione venatoria 16 morti)?».

 

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