Fecondazione eterologa Sarà possibile ad Arco

di Marica Viganò

Questione di giorni e anche in provincia di Trento la fecondazione eterologa rientrerà fra le prestazioni coperte dalla sanità pubblica. Mentre ad Arco è partito l’iter per l’operatività del Centro di procreazione medicalmente assistita, con un investimento di 500mila euro, è attesa a breve la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza, che comprendono la prestazione.

«Dalle informazioni che abbiamo, sul decreto ci sono tutte le firme. Si tratta di giorni - spiega il dirigente del Dipartimento salute della Provincia, Silvio Fedrigotti - Dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale in poi, c’è il diritto per i cittadini di avere la prestazione sanitaria ad un costo che dovrà essere stabilito da ogni Regione e da ogni Provincia autonoma».

Un intervento imminente, destinato a sanare il contenzioso sul pagamento delle cure e dell’assistenza: è di giovedì l’ordinanza del Tribunale, che impone all’Azienda sanitaria provinciale di erogare, in via diretta o indiretta, le prestazioni terapeutiche di riproduzione medicalmente assistita di tipo eterologo alle medesime condizioni economico amministrative previste per l’omologa.

Il caso è stato discusso davanti al giudice Giorgio Flaim, che ha accolto il ricorso di una coppia a cui l’Azienda aveva negato il rimborso delle cure seguite presso una clinica privata. In merito, la Provincia non ha ancora deciso se presentare reclamo contro l’ordinanza o attendere il merito. «Aspettiamo la notifica degli atti: dopo averla letta trarremo le nostre conclusioni - spiega Fedrigotti - Dal punto di vista legale ci sentiamo tranquilli: le prestazioni economiche nei confronti delle persone devono essere previste da un atto espresso, come una legge o un regolamento. Anche una sentenza ha questo potere, ma si tratta di vedere se la prescrizione del giudice sarà subito accettata o se faremo ricorso».

Il giudice nell’ordinanza prescrive all’Azienda sanitaria di erogare per l’eterologa le stesse prestazioni previste per l’omologa. In altri termini la coppia, assistita dall’avvocato Alexander Schuster, dovrà essere presa in carico dal Centro di Arco oppure essere rimborsata per le cure seguite fuori provincia.

Ma perché in provincia di Trento c’è stata questa differenza, che per il giudice è discriminante, tra le coppie che affrontano l’omologa e quelle che ricorrono all’eterologa? «L’omologa è un Lea aggiuntivo, quindi pagando il ticket si ha diritto alla prestazione. Per l’eterologa non c’è ancora questa possibilità perché, ad oggi, non è previsto un intervento della sanità pubblica in nessun atto» spiega Fedrigotti.

Sul lato pratico, se una coppia oggi ricorre alla fecondazione eterologa si trova nelle stesse condizioni di coloro che hanno presentato ricorso al giudice, ma dal momento in cui in Gazzetta Ufficiale vengono pubblicati i nuovi Lea la prestazione sarà a carico della sanità trentina, pagando il ticket previsto dai centri ai quali ci si rivolge. Centri che si trovano tutti fuori provincia finché non sarà operativo Arco.

«È già da qualche mese che si stiamo muovendo, dando il mandato al Centro di procreazione medicalmente assistita di Arco di attrezzarsi per l’eterologa, di ampliarsi - evidenzia l’assessore provinciale alla salute Luca Zeni - È un investimento di 500mila euro. Fra tempi tecnici che riguardano la struttura e tempi burocratici ci vorrà un anno prima dell’operatività». Conferma Fedrigotti: almeno 12 mesi per certificare la procedura.

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