Precipita sul Brenta, morto un escursionista

«Il destino può portarci dolori come questo. Nostro padre ci ha insegnato a vivere e grazie ai suoi insegnamenti riusciremo ad andare avanti». È Loris, 25 anni, figlio maggiore di Alessandro Mattivi, a farsi carico assieme a mamma Antonella di dare ai familiari la drammatica notizia. È stato lui a parlare con il fratello minore, Eros di 21 anni, che in questo periodo si trova in viaggio in Sudamerica.

«Il lavoro non gli permetteva di andare spesso in montagna, ma le escursioni in quota erano una sua passione. Era conscio di ciò che poteva fare e di ciò che non poteva fare. Viveva la montagna così, andando in solitaria, per staccare un po' dalla quotidianità, dai problemi di tutti i giorni». 

Ricorda che il padre l'aveva salutato domenica mattina, spiegando il percorso che aveva intenzione di intraprendere, come era solito fare. «Domenica sera ho immaginato che fosse al bivacco, che stesse dormendo lì. È stamattina (ieri per chi legge, ndr) che mi sono preoccupato perché non riuscivo a mettermi in contatto. In alcuni tratti è possibile che non ci sia campo. Ho anche pensato che il cellulare di mio padre potesse essere scarico».

Verso mezzogiorno, dunque, Loris ha chiesto aiuto al soccorso alpino. Commovente il suo ricordo del padre. «Ha insegnato a me ed a mio fratello un lavoro. Ci ha dato tantissimo dal punto di vista professionale e anche personale, insegnandoci la coerenza, il valore della parola data. L'essere corretti davanti alle persone, diceva, è la cosa più importante. Ed anche avere una vita coerente, seguire un percorso, guardare lontano. Ci ha donato un'etica di lavoro e soprattutto di vita. Questo l'aveva a sua volta recepito da nostro nonno, scomparso un anno fa».


LA TRAGEDIA 

Oggi pomeriggio l’elicottero di Trentino emergenza e gli uomini dell’Area operativa “Trentino Occidentale” del Soccorso alpino trentino, sono intervenuti per un’operazione di ricerca di un alpinista che risultava scomparso nel Gruppo di Brenta, sul versante di Madonna di Campiglio.

L’uomo, un cinquataduenne di Trento, che si trovava in montagna da solo, è stato purtroppo ritrovato privo di vita in fondo a un canalone di neve sotto cima Sassara, dopo essere precipitato per circa 200 metri dal sentiero Claudio Costanzi. Nonostante fosse equipaggiato di ramponi, si presume che sia scivolato a causa del ghiaccio e l’incidente è avvenuto a circa dieci minuti dal bivacco “Fratelli Bonvecchio” che sorge sulla spalla nord di Cima Sassara (a quota 2780 metri).

L’alpinista era partito ieri mattina da Trento, da solo, con l’intento di trascorrere la notte in quota; si scoprirà poi che la sua meta era appunto il bivacco “Fratelli Bonvecchio” su Cima Sassara.

Ma oggi, intorno alle 12, il figlio dell’alpinista, non avendo notizie del padre, preoccupato, ha allertato i soccorsi, telefonando al 118 alla Centrale unica di emergenza. Sono così iniziate le ricerche. Trovata l’auto dell’uomo parcheggiata a Carlo Campo Magno e non avendo all’inizio notizie certe sul suo reale itinerario, le ricerche hanno prima interessato un’ampia zona della montagna, poi si sono concentrate su Cima Sassara.

Per le ricerche, l’Area operativa Trentino Occidentale del Soccorso alpino trentino, d’accordo con la Centrale unica d’emergenza, ha richiesto l’intervento dell’elicottero con a bordo il personale medico e sanitario e il tecnico di elisoccorso del Soccorso alpino e proprio e proprio durante un giro di perlustrazione, intorno alle 16, è stato individuato il corpo dello sfortunato alpinista in fondo a un canalone privo di vita.

La salma è stata così caricata a bordo del mezzo aereo attraverso il verricello e trasportata alla camera mortuaria del cimitero di Madonna di Campiglio.

comments powered by Disqus