TRENTO. L'opera delle incongruenze e dei prolungamenti. Potrebbe essere definita con questi due sostantivi la circonvallazione ferroviaria di Trento che sta ancora aspettando il superamento della verifica di ottemperanza dei documenti relativi alle "famose" opere di parte B. La documentazione è stata consegnata da Rfi al Mase il 18 agosto e i tempi della risposta sono fissati in 30 giorni (già superati), estendibili, in casi di particolare complessità (come questo) ad un massimo di 90 giorni. Il progetto esecutivo è costituito da diverse migliaia di pagine tra cui spicca la Relazione generale approvata il 23 gennaio 2026. Una mole di documenti da cui emergono, secondo il fronte contrario all'opera, criticità di tipo ambientale, dalla mancata bonifica alla gestione delle terre, e incongruenze, per esempio, sulle modalità di scavo, se sia solo da sud (come da tempo chiede il Comune) o anche da nord.

Utilizzo terre. Si trovano delle contraddizioni con il Put (piano di utilizzo delle terre) di parte B approvato a novembre 2025 dalla Commissione Pnrr Pniec. Questa è l'analisi del militante No Tav Elio Bonfanti che ha analizzato da cima a fondo il documento, integrando anche l'analisi dei viaggi dei camion dal cantiere del bypass (vedi l'Adige del 30 settembre). Proprio quest'ultima, redatta nel 2023 e con l'ultima revisione a febbraio 2025, parla principalmente di viaggi verso l'A22. «Si tratta di una previsione datata e difforme dal Put di parte B che individua decine di destinazioni molto più vicine ai cantieri dove portare e depositare lo smarino (solo nei dintorni di Trento ci sono Camparta, Civezzano, Albiano, Pergine, Lona Lases) - dichiara Bonfanti -. In particolare la Valsugana e la statale del Brennerosaranno interessate al transito dei mezzi di cantiere e dai camion (bilici). Nel documento tali percorsi neppure si nominano. Inoltre differisce il numero dei terreni di rifiuto. Nel Put risultavano 1.824.782 metri cubi di materiale in colonna A e 48.330 in colonna B, nella Relazione generale si passa a 1.987.181 in colonna A, mentre diminuiscono a 45 mila quelli in colonna B».

Due o quattro frese. Andrà poi chiarita anche la questione del numero di frese utilizzate per lo scavo della galleria. Il Comune di Trento ha insistito per utilizzare solo le due Tbm (le talpe meccaniche) in partenza dall'imbocco sud, ma nella Relazione generale restano confermate anche le due a nord e quindi in tutto sarebbero quattro le frese. Dato che trova conferma anche nell'indicazione di un'area di stoccaggio delle Tbm vicino al villaggio dei lavoratori a Roncafort.

Siti inquinati e mancata bonifica. Bonfanti fa emergere poi una serie di problematiche ambientali denunciando che, a suo parere, l'art 242 ter del codice dell'ambiente non viene rispettato e cita l'utilizzo degli acceleranti chimici pericolosi, insiste, per via dei Pfas ad essi collegati. «L'area che comprende la parte finale dello scalo Filzi e che transita sotto il cavalcavia di via caduti di Nassiriya è caratterizzata da terreni con concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici che superano i valori di colonna B fino alla profondità di 14 metri. Rfi ed il Consorzio Tridentum non intendono bonificare. Vogliono bypassare l'area contaminata con un manufatto in cemento armato che consenta di far transitare la circonvallazione disinteressandosi dell'inquinamento». Inoltre la parte Co02 del cantiere, stando alla relazione generale, interferisce con due aree del Sin di Trento nord. «Qui una striscia di terreno larga più di venti metri a lato della linea storica della ferrovia unitamente alla parte più a nord dell'ex Carbochimica diventa luogo di deposito dei terreni inquinati in attesa di caratterizzazione e della conseguente destinazione finale - annuncia l'attivista -. Esattamente davanti all'Agenzia delle Entrate e ai condomini di via Disertori».

Protezioni. Anche sul confinamento delle lavorazioni il militante è scettico: «Le tensostrutture andrebbero spostate continuamente viste le loro dimensioni. Inoltre le idrofrese rischiano di produrre problemi, le paratie sarebbero solo ai lati mentre sotto e davanti ai macchinari verrebbe disperso del materiale. Tra l'altro nella stessa relazione si dice: "con gli scavi si potrebbe liberare una frazione gassosa (connessa, ad esempio, agli Ipa) la quale verrà gestita, laddove possibile, attraverso processi di separazione e successivo trattamento". Una frase criptica e non convincente».

Trasparenze idrauliche. «Delle trasparenze idrauliche non si parla, le acque aggottate per Rfi non sono un problema e alle interferenze con le sorgenti è dedicata una paginetta, senza un'analisi delle conseguenze idriche dopo la realizzazione del bypass. Infine lo scavo della galleria a due canne sotto la Marzola rischia di prosciugare il Rio Salè e il Torrente Fersina. La falda acquifera trovandosi ad una quota molto più alta rispetto al punto in cui si sta scavando, esercita una notevole pressione. I rischi idraulici e geotecnici vanno dalle venute d'acqua a forte pressione capaci di allagare la galleria e mettere a rischio l'incolumità dei lavoratori, all'instabilità del fronte e a possibili collassi», conclude Bonfanti.