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Allenare la flessibilità mentale in 3 passi: per ri-conoscere i propri limiti, accettarli e superarli

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2 minuti 43 secondi

Come nella vita quotidiana, così nello sport siamo chiamati a fare i conti con noi stessi, con i nostri «demoni», con i nostri scheletri nell’armadio che ci portiamo dietro dall’infanzia, dalle nostre prime esperienze, dalla qualità delle relazioni che abbiamo avuto con le nostre figure di riferimento in primis (genitori, insegnanti, allenatori) e poi con i nostri amici, conoscenti, colleghi di lavoro, oltre che dal singolare modo di sentire e pensare di ciascuno di noi.

Tuttavia la vita va avanti e ci pone di fronte nuove sfide e quindi abbiamo due possibilità per affrontarle: continuiamo a fare tutto nello stesso modo ottenendo gli stessi risultati oppure decidiamo di cambiare qualcosa, accettando fin da subito di apportare dei cambiamenti che all’inizio potranno spaventarci, creando paure, incertezze e una buona dose di rischio.

Belle parole direte, facile dirlo, ma poi in pratica? Come si fa? E se poi sbaglio? Meglio un male conosciuto che un bene sconosciuto pensano molti…

STEP 1: VALUTAZIONE

«Anche un viaggio di diecimila chilometri inizia con un passo» -  Proverbio cinese

Bene, per prima cosa bisogna avere un programma, un piano strategico, da realizzare un passo alla volta ed essere consapevoli che non saranno tutti passi giusti, ogni tanto bisognerà tornare indietro e riprendere, l’importante è riuscire ad imparare chi siamo, cosa siamo, quali sono i nostri punti di forza e le aree dove dobbiamo migliorare. Per ogni passo che facciamo capire cosa è andato bene e cosa no e in quest’ultimo caso individuare cosa fare per migliorare.

La domanda che sorge spontanea è quindi: come facciamo?

Qualsiasi sport stiamo praticando iniziamo a fare attenzione alle nostre sensazioni e ai nostri pensieri. Quando terminiamo un allenamento, segniamo su un diario, oppure quando scarichiamo l’allenamento dal nostro smartwatch possiamo farlo sulla App che utilizziamo, sensazioni e pensieri che abbiamo avuto durante l’allenamento.

Diamo un bel titolo al nostro allenamento e assegniamo una bella faccina che contraddistingua il nostro stato psicofisico. Questo ci sarà utile per valutare la progressione dell’allenamento nel tempo e capire i nostri punti di forza e le aree di miglioramento: in quali condizioni ci troviamo meglio e in quali invece abbiamo una prestazione inferiore e che quindi dobbiamo imparare a gestire, dettagli tecnici oppure aspetti fisici richiesti dalla performance appena conclusa.

Per esempio, in un allenamento di corsa il caldo può influire maggiormente per una persona piuttosto che per un’altra oppure in un percorso misto ondulato veloce può essere difficile per un ciclista trovare rapidamente i rapporti funzionali al percorso, infine per un nuotatore durante gli allenamenti veloci può diminuire l’efficienza della tecnica di nuoto.

Quindi individuiamo quali pensieri ostacolano e condizionano negativamente la prestazione come emozioni, sensazioni e comportamenti e appuntiamoli con le nostre parole su un diario. Per esempio paura, mancanza di controllo, la gola che si chiude, per il nuotatore alle prime armi la paura dell’acqua profonda, il panico, la sensazione di non riuscire a stare a galla o di non eseguire una bracciata corretta.

Questo è il primo passo per impostare gli obiettivi su cui lavorare nel nostro programma di allenamento mentale.

Se sei interessato ad approfondire gli altri 2 step per superare te stesso segui i prossimi 2 articoli del blog!

(Articolo basato sul modello Mindfulness-Acceptance-Commitment MAC di Gardner e Moore, 2007)

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