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La città si muove e gioca la partita della sostenibilità

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C’è una breve storiella che descrive bene le condizioni in cui versa la Terra. Un altro pianeta, in transito nelle vicinanze, le chiede: «Come stai? Non ti vedo in gran forma.» «Hai ragione - risponde, soffiandosi rumorosamente il naso - Da qualche tempo ho un’influenza davvero fastidiosa. Ma manca poco e finalmente smaltirò il batterio (l’uomo) che mi ha fatto ammalare.»

Nella sua lenta e non sempre silenziosa “guarigione” la Terra dovrà fare i conti con quelli che potremmo definire i focolai più virulenti dell’infezione, le città. Contesti che non hanno - o non lo hanno avuto finora - nelle loro peculiarità di sistema (soprattutto dal punto di vista alimentare ed energetico, oltre che di gestione degli spazi a disposizione) caratteristiche di sostenibilità. Luoghi che, se le previsioni e i trend demografici di oggi troveranno conferma - vedranno nei prossimi decenni aumentare i propri abitanti sia in termini numerici assoluti (oltre 6 miliardi nel 2050) che in percentuale (quasi il 70% sul totale sempre nel 2050) rispetto alla popolazione mondiale.

Se la lettura dovesse rimanere questa - che non prevede, sia chiaro, il venir meno del pianeta in sé ma esclusivamente della nostra specie - verrebbe da chiedersi perché attendere ancora per mettere in atto scelte adeguate alle sfide che la palese insostenibilità del nostro modello di sviluppo ci propone. Non si parte da zero, e sui contesti urbani sembra concentrarsi oggi una crescente e positiva attenzione.

Il tema della smart city altro non è che il tentativo di immaginare condizioni di vivibilità migliori, dentro l’ambito cittadino, valorizzando l’incrocio tra infrastruttura materiale, innovazione tecnologica e competenze/peculiarità delle comunità. L’obiettivo è quello di migliorare l’approccio a sei macroaree di intervento: l’economia, le persone, il governo (l’amministrazione), la mobilità, l’ambiente e la qualità di vita.

Nella stessa direzione si muovono anche le organizzazioni sovranazionali nelle loro analisi e linee guida. L’ONU dedica, dentro la sua Sustainable Development Knowledge - un piano di raccomandazione agli Stati con orizzonte 2030 - un intero capitolo dedicato a “Make cities and human settlements inclusive, safe, resilient and sustainable”. Unesco è impegnata nella contestualizzazione e nella definizione del concetto di Historic Urban Landscape, con chiaro riferimento alla cura e allo sviluppo di un rivalutato paesaggio urbano, anche e soprattutto oltre i confini stringenti della tutela di quello che viene catalogato come Patrimonio.

E se gli Stati fanno fatica ad assumersi in pieno le proprie responsabilità (testimonianza ne sono i contraddittori risultati della Cop21 di Parigi del dicembre scorso), sono i Comuni e i Sindaci a coalizzarsi e costruire reti e movimenti transnazionali per condividere obiettivi radicali e ipotesi di processo sui temi dell’ambiente e dell’energia. È il caso del Patto dei Sindaci, capace di raccogliere 6.800 adesioni in tutta Europa in rappresentanza di oltre 200 milioni di cittadini.

Le città si interrogano, si attivano e accettano la sfida dell’immaginarsi ecosistemi resilienti, capaci di sviluppare risposte sempre più adeguate ai bisogni del singoli e dell’intera collettività. La soggettività del cittadino, la variegata composizione delle comunità e la complessa macchina amministrativa entrano in risonanza dentro il nascere di molteplici esperienze che indirizzano le loro energie - a volte in maniera coordinata, altre volte più diffusa e caotica - nella ridefinizione delle traiettorie del vivere urbano. Anche in un paese come l’Italia, normalmente associato alla non trasparenza nella gestione delle finanze locali.

Nascono e si radicano sul territorio scuole a tema (Sibec sui beni comuni, Sharing School), si moltiplicano eventi dedicati alle città e al loro governo (solo in questi giorni “La città del noi” a Torino e “La carta della partecipazione” a Lavis), prendono forma esperienze innovative di co-progettazione ad altissimo contenuto di sostenibilità (Regeneration a Dro) e partecipazione (sono diverse, quartiere per quartiere, le attività che si muovono in questa direzione), cambiano le coordinate della governance cittadina, sempre più orientata a un costante incrocio tra l’orizzontalità della sussidiarietà che coinvolge i cittadini e la verticalità della scelta che spetta agli amministratori.

Le città si muovono e sono mosse da stimoli che ne certificano la vitalità e un interessante sguardo al futuro. Un futuro nel quale, speriamo, non ci dovremo sentire più ospiti indesiderati di una pianeta malato.


Di sostenibilità parleremo con il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, Thomas Miorin (Distretto Habitech) e Riccardo Acerbi (Cooperativa Quater) il 21 marzo alle 18.30, alla Stazione dei treni di Trento, nel quinto e ultimo dei caffè dibattito organizzato da Impact Hub per FuturaTrento.

Il progetto - che vede coinvolti, accanto al Comune di Trento, Impact Hub, Fondazione Bruno Kessler-FBK, MUSE, UISP, Cooperativa Sociale Arianna, Tavolo delle Associazioni Universitarie di Trento-TAUT, Associazione Giovani della Cassa Rurale di Trento, Associazione Orienta e Liceo Scienze umane ed economico sociale A. Rosmini ed è co-finanziato da Agenzia Nazionale Giovani - vuole coinvolgere i giovani e la cittadinanza nella progettazione e rigenerazione degli spazi urbani della città di Trento. Lo fa attraverso una piattaforma digitale – http://www.futuratrento.it - contenitore virtuale di proposte, dialoghi, iniziative e una fitta programmazione di eventi. 

Federico Zappini

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