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L’ordine agli ebrei: «Tutti fuori»

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L’applicazione del regio decreto legge n. 1381, riferito all’espulsione degli ebrei stranieri dal suolo italiano ed alla revoca della cittadinanza italiana per coloro che l’avessero acquisita posteriormente al 1 gennaio 1919, suscita aspre polemiche  e robuste proteste soprattutto da parte degli Usa e di Grecia ed Olanda.

Usa e di Grecia ed Olanda che chiedono assistenza ed attenzioni per i loro cittadini ebrei soggetti ai provvedimenti razziali, mentre la Turchia assume una posizione ben più intransigente, minacciando l’immediata espulsione degli ebrei e degli italiani in genere presenti sul suo territorio. Come spesso accade Roma si allinea a queste richieste e prolunga i permessi di soggiorno per gli ebrei appartenenti a questi Paesi, accanendosi invece sugli altri.

Nel frattempo - e come logica conseguenza - la situazione degli ebrei residenti nella Venezia Tridentina, che ricomprende anche la provincia di Bolzano, si fa sempre più critica, anche in relazione al profilarsi del progetto delle “Opzioni”. Nel giugno del ‘39 infatti, viene a definirsi un piano per il trasferimento volontario in Germania di cittadini italiani “di origine e lingua tedesca” e di cittadini germanici interessati al rimpatrio, per un totale complessivo di oltre 10.000 persone. Tutto questo è frutto di un accordo fra Hitler e Mussolini che soddisfa le ambizioni del primo di riunire in un’unica patria tutti i tedeschi e del secondo di ridurre drasticamente in Alto Adige la componente tedesca. Il 21 ottobre del 1939 Italia e Germania sottoscrivono così le «Norme per il rimpatrio dei cittadini germanici e per l’emigrazione degli allogeni tedeschi dell’Alto Adige in Germania» che riguardano, oltre alla provincia di Bolzano, anche le zone mistilingui del Trentino, del Bellunese e dell’Udinese, ma non i cittadini ebrei, la cui posizione diventa ancor più incerta: non possono risiedere nei territori della provincia di Bolzano e debbono lasciare obbligatoriamente il regno, anche se non ci sono Stati disposti ad accoglierli.

Roma non sa più cosa fare e dispone quindi che gli ebrei impossibilitati a lasciare il suolo italiano vengano avviati in appositi campi di concentramento.
Nelle more di queste concitazioni diplomatiche e politiche, nell’autunno del 1939 molti ebrei, costretti a lasciare l’Alto Adige, si trasferiscono nel vicino Trentino, innescando però l’immediata reazione del prefetto di Trento che chiede ed ottiene dal governo l’allontanamento degli ebrei anche da questi territori, al pari di quelli altoatesini. La Venezia Tridentina è quindi la prima regione italiana “Jüdenrein”, cioè ufficialmente “libera da ebrei”, anche se nei fatti le cose sono un po’ diverse e alcuni gruppi familiari rimangono in Trentino, come in Alto Adige. Comunque il questore di Trento, nel dicembre del ‘39, può scrivere al Capo della Polizia Arturo Bocchini: «Il Trentino può dirsi finalmente immune dalla tabe giudaica» ed esattamente un anno dopo, lo stesso questore, invia un rapporto al Ministero degli Interni affermando che: “per il numero insignificante di israeliti residenti in questa provincia, i provvedimenti razziali non hanno qui ripercussioni di sorta, anche se vengono giudicati favorevolmente dalla popolazione locale, perché intesi a dare maggior carattere di omogeneità al popolo italiano ed a costituire una barriera per la netta separazione dai pericolosi elementi giudaici.

Nell’agosto del 1938 si è dato avvio anche qui al censimento degli ebrei residenti, sulla base delle disposizioni della «Direzione generale per la Demografia e la Razza» («Demorazza») del Ministero degli Interni, considerando ebreo «colui che discende anche da un solo genitore ebreo». Gli esiti del censimento, elaborati dall’Istat, alla data del 1 ottobre 1938 certificano la presenza nella Venezia Tridentina di 989 ebrei, dei quali 938 in Alto Adige e 51 in Trentino. In proposito così scrive il sen. Ettore Tolomei: «Fu per oltranza religiosa che Trento, sul finire dell’evo medio, si liberò dei semiti (con la vicenda del Simonino n.d.r.) e pochi ne accolse anche negli ultimi tempi, mentre troppi ne vennero in Alto Adige e quasi tutti d’oltr’Alpe, contribuendo in tal modo anche a rafforzare l’elemento tedesco sul suolo italiano».
Con poche variazioni numeriche - e nonostante i provvedimenti di allontanamento dall’Italia, peraltro elusi in mille modi - la situazione della presenza ebraica nella Venezia Tridentina rimane grosso modo e fino alla data dell’ 8 settembre 1943 quella descritta dall’infame censimento del ‘38. Poi, con l’assorbimento dei territori delle province di Trento, Bolzano e Belluno nella “Zona di Operazione delle Prealpi”, cioè di fatto nel territorio del III Reich, purtroppo la persecuzione antisemita assume i suoi toni più drammatici.

(3 - Continua)

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