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Marzo, il mese che non c’è stato

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Il Covid-19 ha messo in crisi anche i sistemi sanitari dei paesi più ricchi, l’economia e la finanza globale evidenziando quanto le nazioni tecnologicamente più avanzate siano fragili, vulnerabili e impreparate ad affrontare e prevenire eventi di questo tipo.

Siamo sempre alla ricerca di spunti per i pomeriggi di homeschooling: questa volta sul tablet scorrono i dipinti del Maestro Venceslao. Caterina e Silvia, aiutandosi con una serie di filastrocche, devono abbinare il nome di ogni mese all’immagine corrispondente. Le occupazioni dei nobili e dei contadini, l’alternarsi delle stagioni si susseguono in tutti i dipinti; soltanto nel riquadro di marzo compare un punto di domanda: il mese che non c’è. Nel 2020 è andata proprio così. Non abbiamo avuto la scuola, sostituita da una serie di video e podcast.

Non abbiamo avuto nemmeno lo sport: quando è iniziata la reclusione, Silvia si stava preparando per una gara di ginnastica artistica. L’anno scorso si è qualificata alla fase nazionale; quest’anno sperava di fare il bis, ed era così contenta del suo scintillante body nuovo. Ma poi lo ha indossato soltanto per gli allenamenti solitari nel giardinetto di casa. Tuttora prova e riprova la coreografia del corpo libero. L’anno prossimo il body sarà troppo piccolo: con quei lustrini verdi in gara non ci andrà mai.

Cerco di seguire gli abbinamenti dei mesi: gennaio è il più riconoscibile, perché i giovani nobili sono rappresentati mentre giocano a palle di neve. Ottobre è altrettanto facile: ci sono le vigne; anche a fine Trecento si attendeva la vendemmia. A metà di questo stranissimo marzo 2020 era fissata la gara di judo di Caterina: è uno dei momenti più attesi della stagione, perché è organizzata dalla società di cui lei fa parte e quindi l’allenatore ci tiene. La prima volta che è salita sul tatami, Caterina era poco più grande di Luciano oggi. Si è presa una gomitata in faccia e ha gocciolato sangue sul judogi bianco, ma ha capito che quello sarebbe stato lo sport della sua vita. Da allora, non aveva mai perso la gara di primavera: quest’anno è saltata anche quella; non era un buon momento per chiudersi in una palestra affollata.

Se si osservano i prodotti della terra, non è troppo difficile abbinare i dipinti ai mesi: a settembre i contadini raccolgono le rape, a giugno trasformano il latte in burro, ad agosto lavorano alla mietitura. La vita scorreva, a fine Trecento. Riguardiamo le immagini e ci fermiamo un attimo ad ascoltare l’altoparlante dei Vigili del Fuoco: «Attenzione! Si ricorda l’obbligo di rimanere in casa». Nel Ciclo dei Mesi i nobili passeggiano sul prato o mangiano in mezzo ai fiori; chissà quando potremo tornare a passeggiare all’aperto. È una primavera senza escursioni in montagna, e pensare che di solito non ci lasciamo sfuggire nemmeno una domenica di bel tempo. La prossima settimana si annuncia l’arrivo del caldo, ma potremo goderne solo stando alla finestra.

O nel tragitto alla spazzatura, che io e Luciano continuiamo a difendere come nostra prerogativa, fra i mugugni del resto della famiglia. Marzo 2020 non c’è stato, eppure ce lo ricorderemo per sempre. Nulla è dato sapere su aprile, tranne che per ora tutto rimane com’è: altro non si può fare, il Coronavirus ci assedia ancora. Oggi, ad un amico fraterno che spegneva le candeline da solo, ho dedicato un brano di Lucio Dalla: «La televisione ha detto che è il nuovo anno. Porterà una trasformazione, tutti quanti stiamo già aspettando». Speriamo di non dover attendere l’anno nuovo, e che ci basti il nuovo mese.

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