Il 23 aprile, all’alba, 50 km e siamo a Chunphon. Vogliamo dare una accelerazione spazio-temporale al nostro viaggio, anticipando Bangkok per via ferrata. In stazione ci dicono “ จองหมดแล้ว” “ (tutto prenotato); prenotiamo al volo quello che resta: partenza due giorni dopo, il 26 sera in terza classe…ma con ventilatore! Bene: ed è questo il vero motivo per cui abbiamo deciso di migrare verso l’isola di Koh Tao, che sta nel Golfo di Siam, a circa una sessantina di chilometri al largo di Chunphon.


L’isola è chiamata “della Tartaruga”. Infatti c’è una ciclopica statua di testuggine che primeggia sul bagnasciuga a due passi dal molo commerciale. Sarà per questo che è chiamata così? Invece no! Koh Tao significa letteralmente "Isola della Tartaruga” e questo a causa della sua forma, vista dall’alto. In passato le spiagge di Koh Tao erano un luogo di nidificazione fondamentale per le tartarughe marine, ma adesso la musica è cambiata. Molto cambiata.


Pomeriggio: di primo acchito il porto evidenzia una frenesia da Rave party. Pienone per le strade ed una infinità di scooter e, quando dico infinità, minimizzo. Scooter sfreccianti ti sfiorano mentre con le bici cargo tentiamo di farci spazio, affardellati, tra la folla “motorizzati a piè” (citazione dal famoso canto alpino). La cittadina brulica di turisti a maggioranza nordamericana; età media sui…26? Per le vie abbigliamento minimale, per usare un eufemismo. Raggiungiamo la guesthouse a due passi. Sistemati, usciamo per un giro e per capire il perché di questa frenesia. Presto chiarito. Koh Tao è la capitale mondiale della subacquea.


Il movimento è costante perché è la "fabbrica" dei sub: è uno dei posti più economici e famosi al mondo per prendere il brevetto PADI. Ogni giorno centinaia di persone arrivano, studiano e si immergono. Questo crea un flusso continuo di giovani viaggiatori. Al largo una straordinaria fauna marina, tra cui il bellissimo squalo balena. Inoltre, essendo un'isola piccola, la movida (specialmente a Sairee Beach) è densa. Il porto di Mae Haad è un viavai incessante di traghetti, taxi-boat e pick-up che caricano turisti e attrezzature subacquee a ritmi serrati. C'è un'atmosfera da comunità internazionale dove tutti sembrano avere fretta di andare alla prossima immersione o al prossimo party. L’isola è anche un “su e giù” di strade ripide che portano alle bellissime spiagge. Ecco il motivo di tutte queste moto. Rari i caschi.


In sintesi: è un mix di business del diving, prezzi bassi e spazi ristretti che trasformano un paradiso tropicale in un alveare di attività. Forte odore di cannabis per le strade, nonostante la stretta proibizionistica del governo che ha invertito la rotta rispetto alla precedente legge legalizzante. Sembra una Rimini in Florida a ferragosto. Aiuto!


Mattina 24 aprile.


Tuttavia, riposati, ci godiamo le spiagge dell’isola. Inaspettatamente troviamo spiagge semivuote con al più gruppi familiari. I “giovani” dormono ancora e smaltiscono o sono già al largo. Sabbia chiara, ombra con palme che si slanciano verso il mare a pochi metri dal bagnasciuga. Acqua limpida a 32 gradi, non usciresti più dal mare. Una autentica meraviglia! Due giorni da sogno. Ottimismo alle stelle. Sui nostri visi è stampato il sorriso e guardando l’orizzonte non si può che sospirare e sperare che questo “Paradiso” resista all’asfalto della “macchina dei soldi”. Questa pausa tropicale ha fatto girare all’indietro il nostro orologio biologico e ci sentiamo un pochino sopraffatti. Sull’isola della Tartaruga viene voglia di tornarci!


Sera del 25 aprile

Chunphon, stazione ferroviaria. Consegnate le bici al deposito ferroviario, e in attesa del treno notturno, incontriamo Chiara. Chiara è una ragazza 22enne di Roma. Ingegnere civile, appena laureata, si è fatta un regalo: quattro mesi in giro per il mondo, da sola; tutto in uno zaino. È stata in Tanzania dove ha svolto dei servizi alla pari per una ONG e anche in Sudafrica. Poi via in India, Cina e ora Thailandia. Vuole poi volare in Grecia e infine rientrare.


Chiara è una ragazza straordinaria e carinissima. Cena con noi e, prima della partenza del treno, ci confrontiamo su tante cose: si parla anche di edilizia etica. Per finire poi sul filosofico. Incredibilmente cadono le barriere anagrafiche e si parla in modo simmetrico delle rispettive esperienze di viaggio. Chiara dice di aver sostanzialmente appreso, da questo viaggio, che le persone sono fondamentalmente buone. Non teme l’Uomo. Non teme la lontananza dagli amici, con i quali è in contatto. Viaggiando li porta nel cuore e li sente talvolta più vicini. Quasi mi commuove. Grazie Chiara. Viaggerà in altro scompartimento ma ci rivedremo al mattino per i saluti, a Bangkok.


Il viaggio in treno è stato memorabile. Mai avremmo pensato. Nove ore di penitenza, tanto per smaltire la luna di miele dell’isola della Tartaruga. Nelle carrozze di terza classe, che ricordano qualche vecchia scena di film anni ‘50, un ammasso di persone che si sistemano alla meno peggio per la notte. Lo spazio è esiguo. Luce sparata al neon. Posizioni da contorsionismo. Finestrini totalmente aperti. Treno a 120 all’ora. Scene “caravaggesche”. Rumore assordante dei binari. Parlano le foto.


A Bangkok salutiamo Chiara e prendiamo casa. Contrappasso: hotel di lusso prenotato nella notte al volo. Il tempo di sistemarci e via alla scoperta della capitale: 11 milioni di persone. Considerando i lavoratori pendolari e i residenti non registrati, si stima che la popolazione effettiva superi i 15 milioni. Un crogiolo di culture. C'è una fortissima componente di origine cinese. La stragrande maggioranza è buddhista, il che si riflette nella gentilezza e nella calma.


Si osserva uno stile di vita in equilibrio tra tradizione e modernità. Cibo, cibo, cibo dappertutto. Regna la cultura del cibo. Gente che mangia ovunque. Ci informiamo e ci dicono che raramente i bangkokiani cucinano a casa. La vita sociale ruota attorno allo street food. Mangiare fuori non è un lusso, è la norma. Quindi, tutte quelle migliaia di cucine su ruote non sono lì principalmente per i turisti, ma si tratta di vere e proprie mense di prossimità per clienti abituali.

Notevole la resilienza urbana. I residenti affrontano il traffico leggendario della città con pazienza infinita. Impressionante il rispetto tra le persone, ma anche per la gerarchia, per gli anziani e per la famiglia reale e…per i rarissimi ciclisti.  La bicicletta in città ti permette di condensare in pochissimo tempo tante scoperte… anche se a volte nel traffico caotico e col sole battente, pedalare pesa. Ma al mattino presto la bici corre leggiadra come una gazzella. Si infiltra nel traffico folle e ti porta lontano…e ne vedi e senti di cose se viaggi a 16 km all’ora anziché a 4, quando vai a piedi. La metropoli è contraddistinta da una variegata tipologia di ambienti urbani. Si va dal lusso dei grattacieli alle pseudo baraccopoli di alcune zone non troppo distanti dal centro; dai quartieri etnici a quelli monumentali dei templi.


Una metropoli piena di contrasti. Molte le persone ai margini della società che dormono per strada, anche durante il giorno dove c’è un po’ d’ombra. Scene di miseria e marginalità che non abbiamo visto in Vietnam. In sintesi, queste le principali cose che ci hanno colpito di Bangkok:

  • Motociclisti a 80 all’ora su strade che procedono  contemporaneamente, guardando il cellulare 
  • La serenità e la gentilezza delle persone 
  • Il contrasto tra la dichiarata bassa percentuale di povertà e l’evidenza dei fatti -
  • La cucina deliziosa, variegata e mai processata. Un fiore all’occhiello del Paese. Uno stimolo irresistibile per il visitatore. E, come “condimento”, la proverbiale cortesia dei ristoratori. Al piccante ci si abitua. O così o… -
  • La onnipresente e gigantesca immagine del re e delle sue regine -
  • Molto amianto sui tetti -
  • L’assenza totale di persone che stanno leggendo qualcosa di cartaceo 
  • Disponibilità dei motociclisti e dell’automobilista a prendersi cura di chi sta pedalando in bicicletta davanti a loro
  • La completa impenetrabilità, data dai vetri oscurati, delle automobili (compreso il parabrezza) probabilmente per via delle alte temperature
  • I super incroci e la pazienza dei thailandesi ad aspettare il verde anche per parecchi minuti (c’è chi si guarda un film in streaming che riavvia ad ogni rosso) 
  • Nelle officine i meccanici non lavorano utilizzando un bancone, ma operano per terra accucciati 
  • L’assenza di qualsiasi manifestazione di intemperanza o voce alta
  • I pochi bambini
  • Rari i cani
  • Profumo di cibo che si alterna a profumo di cannabis
  • Il piccante è obbligatorio e se vuoi non spicy devi specificare, piangendo, ma tanto ti portano una zuppa piccante
  • La magnificenza di alcuni siti religiosi come il Buddha sdraiato (46 metri di lunghezza per 25 di altezza ) e il Buddha d’oro (4 tonnellate)
  • L’interminabile fila lungo i marciapiedi di Chinatown di riparatori di smartphone, le “cose” a bassissimo prezzo -

In cinque giorni abbiamo percorso la città in bicicletta, 200 km. Abbiamo visto numerosi siti governativi (compresa la sede del re Rama X, che però vive prevalentemente in Baviera e va e viene con uno dei suoi jet Boeing 737-800 e Boeing 737-400 che pilota personalmente con copilota la sua ultima moglie, pilota di caccia anche lei nonché generale dell’aviazione).


Abbiamo visitato alcuni grandi mercati tradizionali e siamo entrati in centri commerciali grandi come le navi incrociatori imperiali di Guerre stellari, dove al loro interno si attorcigliano rampe di scale mobili da 50 m che, di girone in girone, portano alla vetta luminosa normalmente dedicata all’intrattenimento e al divertimento elettronico.


Non si contano i siti religiosi ove spiccano per impatto emotivo quelli del Buddha dormiente di Wat Pho e quello di Wat Traimit del Buddha d’oro. Per visitarli si paga. Tuttavia la metropoli, talvolta inaspettatamente, ci si è rivelata nei suoi aspetti più nascosti della cosiddetta “vita reale”, allorquando il navigatore si prendeva gioco di noi e ci faceva percorrere vialetti lunghi e tortuosi per chilometri. Un labirinto di stradine strettissime; lontano dal rumore imperioso del traffico potevamo sentire il vociare domestico e le voci dei bambini. Spesso si affacciava qualcuno per salutarci con un sorriso.


Stefano si è fermato in Thailandia qualche giorno in più. Ha pedalato fino a Ayutthaya: uno dei luoghi più affascinanti e storicamente significativi della Thailandia. Situata a circa 80 km a nord di Bangkok. Tra le innumerevoli bellezze memorabile il tempo di Wat Mahathat, che è forse il più fotografato, celebre per la testa di Buddha incastonata tra le radici di un albero di fico. Il tempio ospitava, un tempo, le reliquie del Buddha.


Il sito, costruito in stile Kmer, è un luogo molto curato, affascinante ed emozionante, un mix tra devozione e industria turistica con tanto di passeggiate in groppa agli elefanti. E questo è quanto. Poi si torna e non sarà cosa immediata ambientarsi in Occidente. Di solito, al rientro dai nostri tour, jet lag a parte, ci vuole un po’ di tempo prima di consolidare il contatto con il nostro habitat; negli occhi i flashback del viaggio si ripropongono continuamente come un imprinting provvisorio. Non male però, perché nella comparazione dei modelli di vita si scoprono nuove cose dietro le nostre consolidate abitudini domestiche. E' un po' come vedere casa nostra con occhi nuovi. E questo alimenta lo spirito critico. Bene!


Il 6 maggio siamo tutti a casa.

Questo viaggio è stata una esperienza davvero unica. Unica come ogni volo lo è. Tuttavia qualcosa di particolare rimane, a parte la fatica di pedalare sotto il sole (fatica che poi la sera diventa torpore, soddisfazione, orgoglio del corpo non più giovinetto). Quello che rimane forte è il fare della gente. Gentile, simpatica, dai modi dolci. Te ne rendi conto già, caricate le bici, quando monti sul jet che ti riporta a casa. Quando senti parlare italiano al gate. Già ti manca qualcosa della Thailandia che stai lasciando a 900 km all’ora verso casa.


Nostalgia dei sorrisi perduti? Da cosa deriva la nostra felicità? Dalla solitudine silenziosa delle nostre isole pedonali e piste ciclabili del nord? Non so. Come a Bangkok, da noi al nord, la gente corre. Ma non sorride così. Questo fa pensare. Di questo viaggio ringraziamo tutti quelli che ci hanno regalato anche solo un minuto del loro tempo, del loro “viaggio”. Perché questo è quello che ha contato per noi e che un po’ ci ha aiutato a spingere sui pedali a mezzogiorno con 39 gradi. Condividere le emozioni con altri. Questo aiuta ad essere felici. Grazie a te che stai leggendo, con pazienza. Grazie di cuore. Grazie anche a Maria Pia e ad Erna per la correzione delle bozze di questo diario.


E grazie a quelli che, leggendo il blog, ci hanno scritto. Sì, possiamo comprendere ed ammettere che oltre mille km così sono un pochino “tirati” alla nostra età. Ma questo è il bello...alla nostra età. Perché del viaggio, alla fine, rimane una emozione purissima che ti spinge avanti, verso la vita. I ricordi restano per sempre. La fatica si dimentica presto.


Buona strada amici!