TRENTO. Nel tempo il lavoro nei cantieri è cambiato, lo stipendio si è alzato, la fatica è meno che in passato. Ma nessuno vuole più fare il manovale. «E adesso il problema del personale nell'edilizia è un'emergenza desinata a peggiorare. La politica deve farsene carico subito».

A dirlo, con una certa preoccupazione, è Mauro Francolini, della segretaria nazionale Feneal Uil. Che assieme a Matteo Salvetti, segretario provinciale del medesimo sindacato, fa un bilancio del mondo dell'edilizia, tra espansione e difficoltà.

Partendo dalle buone notizie, il lavoro c'è. «Da novembre la ripresa del settore è evidente - spiega Salvetti - noi lo vediamo con le ore lavorate: siamo ad un più 23,64%. Gli operatori iscritti alla cassa edile sono 8.791, il 5,47% in più rispetto al marzo dello scorso anno».

Un po' è merito degli incentivi, a partire dal superbonus del 110%. Il risultato, comunque, è quello sperato: si assume. Con un cambiamento non previsto rispetto alla composizione: gli stranieri, che ormai da anni rappresentano una quota importante della manodopera totale, sono in calo. Nel 2019 era straniero il 40% dei lavoratori iscritti alla cassa edile, nel 2020 il 36,75%. Il segno di un esodo: con l'economia ferma, a marzo scorso, sono tornati nei loro Paesi, e devono ancora rientrare. E cominciano i problemi.

«Già adesso le aziende faticano a trovare personale - spiega Salvetti - talvolta chiedono a noi se conosciamo qualcuno». A sentire le aziende, è più facile assumere tre ingegneri che un bravo saldatore. O carpenitiere, cartongessista, manovale. Non se ne trovano, in un momento in cui ne servirebbero tanti. Il problema in Trentino è serio ora, ma inserito nel contesto più generale del mercato italiano sembra davvero un'emergenza: «A livello nazionale il trend è chiaro: il mercato mostra grande dinamicità nel Nordest e nel Nordovest - spiega Franzolini - al centro c'è una ripresa sufficiente, mentre al sud ancora non c'è una vera ripartenza. Il problema è che questa dinamica positiva avviene e si consoliderà in un momento particolare. Nei prossimi mesi e anni inizierà ad andare in pensione la generazione del baby boom, quella che ha spesso cominciato presto a lavorare e ora ha tanti anni di contributi. È una massa di persone che lascerà un grande vuoto, portandosi via decenni d'esperienza. A questo vuoto si dovrà dare risposte, e non sarà facile, perché già ora manca il personale. A ciò si aggiunga una cosa: stanno partendo al sud alcuni grandi cantieri. E gli operai meridionali attivi al nord stanno lasciando il lavoro per tornare a casa. L'abbiamo notato già con l'avvio dei lavori per la Napoli - Bari».

E quindi cosa fare? Secondo Franzolini devono muoversi le istituzioni: «La politica dia risposte alle aziende. Inizi a immaginare procedure per l'ingresso e per la formazione di lavoratori stranieri».Non solo. Serve, cercare di indirizzare la dinamica del lavoro, anche in vista del Recovery. Banalizzando molto: siamo alla vigilia di possibili licenziamenti in altri settori, l'edilizia ha fame di manodopera, sarebbe utile mettere in campo politiche attive del lavoro capaci di dare risposte reali. Ma significa formazione, prima di tutto. E significa che serve tempo: per questo la libertà di licenziamento da giugno, insiste la Uil, è un errore. Nell'edilizia che riparte, osservano, c'è un'altra criticità da non sottovalutare.

Il tema sicurezza, legato al tema regole e subappalti. «In Francia e Germania non capiscono i nostri problemi con i subappalti. Ma loro non hanno le criticità che abbiamo noi - osserva Salvetti - senza contare che l'enfasi che si continua a mettere sul tema della velocità di esecuzione, rischia di penalizzare i lavoratori. Pensiamo alla Loppio Busa: un cantiere in cui c'è un applicazione svilente del contratto provinciale. Abbiamo denunciato più volte i problemi sindacali e chiamato in causa la Provincia, senza avere risposte efficaci».