TRENTO. Accanto a una quota fissa, il nuovo assegno di natalità provinciale introduce una componente premiale legata al rientro o al mantenimento nel mercato del lavoro delle madri. «A partire dal terzo anno di vita del terzo figlio è previsto un sostegno aggiuntivo per le madri che rientrano al lavoro o avviano una nuova attività, anche autonoma», spiega Achille Spinelli, sottolineando come la misura punti a tenere insieme sostegno alla natalità, occupazione femminile e attrattività del territorio.
 

La misura è rivolta ai nuclei familiari residenti in provincia di Trento nei quali, dal 1° gennaio 2026, nasce o viene adottato un terzo figlio. L’assegno viene riconosciuto per un periodo massimo di dieci anni dalla nascita o dall’adozione e prevede una quota fissa modulata sulla base dell’Icef Famiglia. Sono tre le fasce previste: per i nuclei con Icef fino a 0,40 l’importo massimo è di 48.000 euro, erogati in rate mensili da 400 euro; per Icef superiore a 0,40 e fino a 0,70 l’importo massimo è di 30.000 euro con rate da 250 euro; lo stesso importo è previsto anche per Icef superiore a 0,70 o in assenza di attestazione.
 

La domanda per la quota fissa deve essere presentata dalla madre entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione, tramite gli enti di patronato presenti sul territorio provinciale. Accanto a questa è prevista una quota premiale pari a 200 euro mensili, destinata alle madri che, dal terzo anno di vita del terzo figlio, rientrano o restano nel mercato del lavoro, anche con attività autonoma. La quota premiale è riconosciuta annualmente, fino al compimento del decimo anno di età del bambino, alle richiedenti che dimostrino di aver lavorato almeno 180 giorni nell’anno precedente.
 

Tra i requisiti principali figurano la residenza in provincia di Trento, l’appartenenza allo stesso nucleo familiare della madre e dei figli e una precedente attività lavorativa della madre, che deve risultare occupata al momento della nascita o dell’adozione oppure aver versato contributi previdenziali per almeno 12 mesi negli ultimi cinque anni. La gestione e l’erogazione dell’assegno sono affidate all’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa.