Spirale chiude in Toscana: qui investe coi soldi pubblici

di Massimo Dalledonne

La Spirale srl ha deciso di chiudere lo stabilimento di Monsangrate, nel comune di Pescaglia, in provincia di Lucca.
Con il 31 dicembre saranno 42 le persone senza lavoro con il sindaco Andrea Bonfanti rammaricato per il fatto che non sia stato possibile avere, almeno fino ad ora, un confronto con la proprietà.
 
«Se, a parole, Spirale srl dice di non ignorare le conseguenze sociali ed economiche derivanti dalla chiusura - ricorda il primo cittadino - e quindi di essere disponibile a parlare con l’amministrazione comunale, nei fatti questo non avviene. Su questa vicenda non c’è tempo da perdere, perché è partito un conto alla rovescia per evitare la fine delle attività dello stabilimento di Monsagrati. Ribadiamo la necessità di fare chiarezza sull’intera questione perché da una parte la società nel 2017 ha concordato con la Provincia di Trento e Trentino Sviluppo un investimento di 4 milioni di euro per la propria sede centrale di Cinte Tesino, dall’altra pochi giorni fa ha annunciato la volontà di chiudere la sede sul nostro territorio».
 
Nei giorni scorsi, del caso, il primo cittadino toscano ne ha parlato con il collega di Cinte Angelo Buffa, un lungo colloquio per ripercorrere una vicenda che è finita anche sui banchi del Parlamento. Il senatore del Partito Democratico Andrea Marcucci ha presentato una interrogazione al ministro per lo sviluppo economico Di Maio per salvaguardare lo stabilimento toscana ed evitare un tentativo di delocalizzazione.
 
Nella cittadina toscana c’è fermento. C’è stato anche un consiglio comunale straordinario con tutti i dipendenti, i rappresentanti della Rsu ed alcuni consiglieri regionali. Si sono mossi anche gli onorevoli Donatella Legnaioli ed Elisa Montemagni che hanno chiesto un incontro, per ora negato, con la proprietà. La situazione è tesa in terra toscana. «Il sindaco Buffa - ricorda Bonfanti - mi è parso assolutamente sensibile al problema ed è d’accordo per prospettare alcune soluzioni all’azienda. Ne abbiamo parlato insieme e siamo d’accordo nel suggerire alla proprietà di pensare ad un rientro in Italia delle attività che Spirale Group oggi svolge all’estero e di trasferirle presso lo stabilimento di Monsagrate. In questo modo si potrebbe soprassedere alla decisione di chiudere la fabbrica e di lasciare per strade 42 lavoratori».
 
Pescaglia e Cinte Tesino non vogliono lasciare nulla di intentato. Da una parte uno stabilimento che chiude, dall’altra un sito produttivo dove in questi ultimi mesi, grazie a Trentino Sviluppo, sono stati messi in atto diversi investimenti. A Pescaglia non ci stanno e preannunciano battaglia.
 
Intanto il caso è approdato anche in consiglio regionale della Toscana con una mozione. «Una situazione - dice il consigliere del Pd, Stefano Baccelli, che si sta facendo sempre più drammatica quella dello stabilimento Spirale di Monsagrati di Pescaglia. I vertici aziendali, inoltre, non si sono presentati all’incontro opportunamente convocato sempre dal sindaco Bonfanti nei giorni scorsi. Convince poco quanto affermato da parte del presidente di Trentino Sviluppo, che non vede nessun nesso di casualità tra gli investimenti sul sito di Cinte Tesino e la scelta di dismettere quello lucchese. Lo ripeto, l’operazione ha tutti i contorni di una delocalizzazione all’interno della stessa Repubblica italiana mascherata da crisi aziendale. Ribadisco quindi gli impegni che abbiamo sollecitato alla Giunta regionale con la mozione che ho presentato la scorsa settimana, approvata nell’ultima seduta del Consiglio: bene la convocazione già avvenuta di un tavolo regionale per mercoledì 24 ottobre, ora è necessario anche un tavolo nazionale in Conferenza delle regioni. Nazionale, ci tengo a sottolinearlo, perché di caso nazionale si tratta e come tale va affrontato, quindi con la massima urgenza”.

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