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Addio a Sergio Contin che scrisse

canzoni per Nomadi e Kuzminac

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Se n’è andato in punta di piedi, silenziosamente e senza annunciare l’addio. Era fatto così, Sergio Contin , discreto e introverso, come tutti i poeti che preferiscono affidare alla penna i propri pensieri piuttosto che gridarli ai quattro venti. L’antitesi dei tempi moderni, con i social network che mettono in piazza perfino le «puzzette» fuori ordinanza per il solo gusto di condividere un minuto di niente con il resto del mondo. Sergio non era certo così, tutt’altro.

Tant’è che in pochi sanno che dalle sue mani sono uscite le più belle canzoni di Goran Kuzminac ma anche capolavori portati in giro per l’Italia dai Nomadi. Era un cantautore che, a dispetto dell’età, ancora coltivava il sogno di incidere un disco tutto suo. Le parole le sapeva far girare e pure la sua chitarra, inseperabile propaggine del braccio, era un’amica fedele da tenere sempre al proprio fianco.

E che adesso è rimasta sola, abbandonata dal nuovo viaggio celeste di Sergio, andatosene in punta di piedi e salutato dagli amici più intimi ieri mattina nella chiesa di San Giovanni. Un tipino schivo, come detto, che ha vissuto sempre nella sua adorata Ala pur avendo conquistato il mondo firmando alcune delle più belle canzoni di artisti quali Kuzminac, Nomadi e Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar. Perché Sergio la musica ce l’aveva dentro. Non era una professione, certo, ma un passatempo che con gli anni è diventato un punto di riferimento per gente che, al contrario, ne ha fatto un mestiere. Le sue poesie, non a caso, sono diventate testi richiesti da più parti. E questo grazie non solo all’abilità linguistica ma anche alla capacità di guardarsi intorno e pure dentro.

Grazie a lui, per esempio, è rivissuto il mito di Primo Carnera, il pugile di Sequals. L’idea di dedicare una canzone al pugile friulano gli è venuta dalla frequentazione di un posto storico di Ala, una locanda che per tutti è sempre stata «al Carnera». Il vecchio gestore, scomparso da tempo, tirava di boxe tra i dilettanti e lo sport gli è rimasto affibbiato anche come nomignolo.

Poco male, visto che essere paragonati al Primo più famoso era un vanto. Il pezzo «Primo di Sequals» è una vera perla, un omaggio al gigante buono entrato finalmente nell’Olimpo dei campioni dello sport resi immortali dalla musica. Fino all’interessamento di Sergio, i juke-box di tutta Italia diffondevano le canzoni di artisti quali Lucio Dalla, Paolo Conte, Gino Paoli, Ligabue che hanno consegnato alla storia del pop le gesta di Tazio Nuvolari, Gino Bartali, Fausto Coppi e Lele Oriali, osannando in pratica l’automobilismo, il ciclismo e il calcio.

Poi, sulla bacheca dei trofei sonori, è arrivata anche la coppa di Carnera, la «montagna» di Sequals che diventò campione dei pesi massimi nel 1933. La sua lotta è la metafora della vita, la scommessa del ring, del cazzotto non per offendere ma per battersi con dignità e lealtà sportiva. L’abile mano di Sergio Contin ha dipinto tutto questo a pastello sul testo di una canzone musicata da Kuzminac. Questo è solo uno dei tanti affreschi per chitarra creati da Sergio, un artista che viveva lontano dai riflettori e che soprattutto con il musicista di origini slave aveva maturato un sodalizio duraturo e affiatato. Che lascia un insegnamento profondo.

La sua frase ricorrente, «sussurrata» ad alta voce agli amici, era «resistere è il nostro motto». E in quest’epoca di egoismi sterili e valori sotto i tacchi suona come un incitamento alla rivoluzione. Magari delicata come era Sergio, maestro del combat-folk senza offendere nessuno.

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