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Il Teatro Sociale festeggia

i primi due secoli di vita

nel nome di Mazzurana

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Restaurato e re-inaugurato nel maggio dell’anno 2000 (regnante l’assessora comunale alla Cultura Micaela Bertoldi), lunedì prossimo 27 maggio il teatro Sociale di Trento si apre al pubblico per celebrare i suoi primi 200 anni di storia.

Per un’intera giornata la cittadinanza avrà la possibilità di accedere liberamente alla sala teatrale o fruire di visite guidate alla scoperta dei meccanismi di scena e degli angoli più reconditi e affascinanti di un luogo che, nonostante lo scorrere del tempo, ha mantenuto intatto il proprio fascino.

La giornata si concluderà con un incontro pubblico che, grazie all’aiuto di storici, architetti, musicologi e cultori della materia, ripercorrerà le tappe principali della storia del teatro e del suo rapporto con la città. L’evento è realizzato in collaborazione con il Comune di Trento e con la Provincia autonoma di Trento.

Riportato al suo antico splendore dopo la ristrutturazione del 2000 ad opera dello Studio Giovanazzi di Trento, è diventato negli ultimi anni punto di riferimento per il pubblico trentino, con proposte culturali di settore.

A partire dalle ore 10 sarà quindi possibile accedere liberamente al teatro, con la possibilità di visitare la platea e le sale di Palazzo Festi. Dalle ore 12 alle ore 18 è previsto l’annullo filatelico presso l’atrio del teatro, mentre alle ore 14, alle ore 16 e alle ore 20.30 sono in programma le visite guidate all’interno degli spazi del teatro. La giornata proseguirà poi, alle ore 18, con un incontro pubblico con, tra gli altri, il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta e Mirko Bisesti, assessore alla cultura della Provincia.

Era infatti il mese di maggio del 1819 quando Felice Mazzurana consegnò alla città il teatro. In oltre duecento anni di vita, il Teatro Sociale è diventato ben presto parte attiva della comunità, facendosi testimone di molte generazioni di trentini.

Scrive lo storico Girolamo Graziadei nel suo celebre manoscritto: “Nel mese di gennaio 1818 venne in mente al caffettiere Felice Mazzurana di voler costruire il teatro nel cortile del palazzo Festi, giacché non ha potuto ottenere dalla famiglia Thunn di Boemia il palazzo Galasso, in cui in realtà sarebbe riuscito bellissimo e comodo. Per la verità il palazzo costruito dal banchiere Fugger, passato poi di proprietà al generale Galasso e denominato dal popolo palazzo del diavolo, si prestava maggiormente per la costruzione di un nuovo teatro, conservando intatta la facciata rinascimentale esistente verso la contrada Lunga.

Le trattative con la famiglia dei conti Thunn di Boemia andò in fumo perché il Mazzurana aveva offerto un compenso molto esiguo e non sufficiente per l’acquisto così importante”. Apprendiamo dal Graziadei che alcune famiglie si erano impegnate a sottoscrivere con il Mazzurana qualche somma, con il diritto di avere la preferenza per ottenere la proprietà dei parchi, ma l’affare andò a vuoto. È sorto in questi giorni il dilemma sul motivo di denominare in seguito questo teatro come Teatro Sociale. Non va certamente attribuito ai nuovi proprietari dei parchi, nè al fatto che rappresentava un teatro inteso come comunale, perché il comune risultava completamente assente ed estromesso.

Rimase valida l’idea del Mazzurana di voler fabbricare un nuovo teatro, tanto che riuscì a convincere la nobile famiglia Festi a vendergli una porzione del loro palazzo nella contrada di San Benedetto e quelle casucce che erano attigue al cortile.

Il Mazzurana pubblicò allora un avviso a stampa con il quale offriva i palchi del primo e del secondo ordine a Fiorini 800 caduno, pagabili in tre Romane al mese, ossia Fiorini 25 e centesimi 12, iniziando dai primi lavori per la costruzione del nuovo teatro, sino al tuo ultimo e definitivo prospetto architettonico e il saldo alla consegna dei rispettivi palchi, eccettuati i mobili che erano a carico dei singoli proprietari. Anche in questo caso dobbiamo rivelare lo scarso interesse dimostrato dai nostri concittadini per l’acquisto dei singoli palchi, tanto che si dovette arrivare a un pagamento rateale e facilitato nel tempo.

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