L'obiettivo di Spini: ecco il piano per diventare «paese»

di Giacomo Poletti

A Spini non basta più vivere alla giornata. La frazione «industriale», occupata da ettari di capannoni e piazzali disseminati lungo vie ortogonali, cerca nuovi equilibri dopo una urbanizzazione impetuosa. Un'ondata esauritasi con il nuovo millennio, dalla quale provano a rialzarsi gli abitanti storici e quelli recenti. «Ma ora non possiamo più aspettare - lamenta il Comitato Amizi del Pont dei Vodi del presidente Giampaolo Tezzon - servono interventi vitali».
Dopo le fabbriche, le case; dopo ancora, i servizi, arrivati negli ultimi anni con un tabacchino, un bar, un panificio e persino un negozio di riuso condiviso. Un piano per punti quello elaborato dal Comitato, frutto delle istanze dei residenti; noto (e supportato) dalla circoscrizione. Il problema, semmai, è che il portafoglio lo ha il Comune: e in tempi di vacche magre non è facile ottenere tutto con poco. Tante le questioni sul tavolo. Vediamole.

L'area cani.
«Il vecchio parco ("il giardino Pont dei Vodi") è caduto in disuso a favore di quello nuovo, più ampio, meglio esposto e senz'altro più godibile». La proposta di Tezzon e compagni è di convertirlo ad area cani recintata. «E magari creare dei posti auto, alberati». Per la verità del tema si era occupata a gennaio la commissione Territorio e Ambiente, con un documento ad hoc spedito a Palazzo Thun. La proposta pare abbia già l'ok dell'Ufficio parchi e giardini.
Orti in via Monaco.
Il tema più caro ai pensionati ed anziani della località. Va bene i servizi, gli appartamenti e le infrastrutture. Ma non c'è un pezzo di terra dove tirar su due pomodori. «Ce l'aveva promesso il sindaco in un incontro nel dicembre 2014, ma ad oggi non c'è nulla. Ed un'altra estate è andata». Ottavio Campestrini, presidente della Circoscrizione, nelle vesti per lui non nuove di pompiere predica però pazienza: «L'intervento è nel bilancio comunale per l'anno prossimo. Gli orti arriveranno nell'area del capolinea in via Monaco».
Frantoio.
La questione frantoio, sull'argine dell'Avisio, è forse la più paradossale. Una attività prorogata per la costruzione del carcere (forniva inerti per il cantiere). Ma il penitenziario è finito da un pezzo, eppure i depositi continuano ad invadere un ettaro e mezzo di biotopo, in pieno alveo. «Sulla sponda opposta una azienda analoga è stata trasferita» dicono i residenti. Che intanto sopportano, ogni giorno lavorativo, rumori, polveri e camion. La chiusura definitiva delle impattanti lavorazioni - la cui prosecuzione resta un mistero - era comunque nelle priorità della maggioranza Pd-Cantiere, inviate al Comune due settimane fa.
Accesso alla ciclabile.
Per anni prendere la ciclabile da Spini era un'impresa. Il carcere ha portato in dote un collegamento ad ovest del muro perimetrale. Resta però un deficit di indicazioni sia in uscita sia, soprattutto, per chi quel by-pass deve imboccarlo da Spini.
Rete stradale.
«Serve unire via dei Masadori a via Monaco per completare il quadrilatero viario sul lato sud del centro» dicono nella sede del comitato di via Loghet. Si tratta di creare un rettilineo di circa duecento metri.
Linee autobus.
Il recente riordino delle corse è inviso a Spini. Si può fare meglio: «Ad esempio ricalibrare le corse attuali, senza aumentarle, ma andrebbero garantiti arrivi più regolari dalla città». Fra le idee anche un giro diverso delle linee 11 e 15 nella frazione, per evitare uno stop pericoloso e avvicinarsi alle abitazioni. «Siamo aperti alle proposte - dice Antonella Mosna, presidente della commissione Territorio di Gardolo - certo dovrà poi valutarle il Comune di concerto con Trentino Trasporti». Manca poi la pensilina al capolinea di via Monaco: così tutti vanno ad aspettare alla penultima fermata, l'unica coperta.

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