Piazza della Portela sorvegliata speciale Accertamenti della procura dopo l'esposto

Sul quadrilatero intorno a piazza Portèla - un angolo storico a due passi da piazza del Duomo, eppure da tempo teatro di spaccio, risse e danneggiamenti vari - interviene anche la procura. Pochi giorni fa l’associazione «Rinascita Torre Vanga» aveva presentato un esposto per sottolineare il «grave rischio per l’incolumità fisica e psichica di chi vive ed opera in quel territorio».

La risposta non si è fatta attendere: il procuratore Giuseppe Amato ha aperto un procedimento a modello 45, cioè il registro degli atti non costituenti reato. In sostanza la procura, sempre attenta sul tema della sicurezza, vuole verificare cosa è stato fatto e, ancor più, cosa fare in futuro per venire incontro alle richieste di aiuto dei residenti che in questi mesi hanno segnalato un costante degrado anche sotto il profilo dell’ordine pubblico. Partono dunque accertamenti non per verificare ipotesi di reati omissivi, che non sussistono, quanto piuttosto per arrivare, attraverso il coordinamento delle forze in campo tra cui la polizia municipale, ad una presenza costante nell’area della Portèla in un’ottica preventiva. Su questo fronte anche il Comune si sta muovendo con l’istituzione di un presidio fisso, con due agenti della polizia municipale, tra le 19 e la mezzanotte.

[[{"type":"media","view_mode":"media_original","fid":"566706","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"768","width":"1024"}}]]

L’area da tenere sotto controllo è quella precisata nell’esposto: piazza Santa Maria, vicolo San Giovanni, vicolo Orsoline, via Orfane, via Cavour, Via Roma, piazza Portèla, largo Da Vinci, via Prepositura. L’associazione Rinascita Torre Vanga, nell’esposto firmato dal presidente pro tempore Franco Dapor e dall’avvocato Paolo Frizzi, segnalava una situazione diventata ormai invivibile per chi vice o lavora intorno alla Portèla: spaccio («il passaggio delle bustine viene fatto in modo palese e le consegne affidate a pusher che viaggiano in bicicletta»); consumo di stupefacenti («utilizzo dei gradini come base d’appoggio per scaldare e consumare lo stupefacente»); controllo ed occupazione del territorio («con presenza fisica di 20/30 soggetti perennemente stazionanti» e «con totale spregio della proprietà privata»); prostituzione («lo sfruttamento evidente vede coinvolte ragazzine visibilmente anche minorenni»); risse ed aggressioni («con cadenza quasi giornaliera si assiste a scontri fisici con uso anche di armi da taglio»).
Non sorprende dunque se nell’esposto si sottolinea che «i limiti di tollerabilità di chi subisce sono abbondantemente stati superati.

Sul fronte della prevenzione ci sono spazi di miglioramento. La maggior presenza di forze dell’ordine certo non basta a risolvere il problema, ma certo migliora la percezione della sicurezza da parte dei cittadini. Anche i controlli a distanza, come quelli con telecamere, possono aiutare se accompagnati da interventi tempestivi delle forze dell’ordine. Lo dimostra un procedimento a carico di tre giovani pizzicati proprio grazie al «Grande fratello» municipale. Ora sono indagati per l’atto vandalico commesso nella notte tra il 13 e il 14 aprile dell’anno scorso in piazza della Portèla contro la casetta che l’allora Comitato Torre Vanga aveva installato per sensibilizzare in occasione delle elezioni comunali partiti e candidati. Nella notte, tre giovani (non più ignoti) scrissero con vernice rossa a caratteri cubitali «La sicurezza dei ricchi è guerra ai poveri».

Ma i contestatori non conoscevano l’abc di chi imbratta i muri: tenersi lontani dalle telecamere. Anzi, si trattava di contestatori poco accorti, ma anche molto comodi: parcheggiarono infatti l’auto a pochi metri dal loro obiettivo. Compiuta l’azione contro la casetta, partirono a tutta birra. Peccato per loro che la telecamere di sicurezza avessero ripreso tutto, targa compresa. La posizione dei tre, su cui ha indagato la polizia municipale, è ora al vaglio della procura.

comments powered by Disqus