Ecco l'orto botanico condiviso

di Fabia Sartori

Sul Bondone nasce l'«orto botanico condiviso»: si tratta di circa 2.600 metri quadrati di terreno che verranno interamente vocati alla coltivazione delle varietà alimentari locali del passato: dal farro al rabarbaro, dal lino ai fagioli. La gestione sarà completamente affidata ad un'associazione in fase di creazione, che accoglierà unicamente i residenti di Sardagna cui si aggiungeranno i confinanti di Sopramonte in maniera da raggiungere un numero sufficiente (almeno 25) di persone disposte a prendersi cura degli appezzamenti di terra.


L'iniziativa è promossa da Daniele Berloffa, che si occupa di giardini ed edilizia in paglia, ed è stata presentata ieri sera presso la sala circoscrizionale di Sopramonte. «Le coltivazioni cui si dedicavano i nostri «nonni» si caratterizzavano per la loro resistenza e capacità di conservazione - racconta - E noi vogliamo riproporre queste tipologie di alimenti, associandoli ai parametri della coltivazione biologica». I terreni prescelti sono situati in località «Al Roccol»: «Si tratta delle vecchie campagne che venivano utilizzate dal Curato di Sardagna - specifica Berloffa - Oggi sono beni di uso civico per i residenti del paese».

Sarebbe, quindi, spontaneo pensare che la «condivisione» degli orti avvenga esclusivamente tra gli abitanti di Sardagna, destinatari degli usi civici del paese. «In realtà l'associazione che si costituirà per occuparsi dell'orto botanico deve contare su almeno 25 affidatari - spiega - E siccome nel nostro sobborgo abbiamo trovato solo una decina di volontari, l'idea è quella di estendere la possibilità anche ai nostri «vicini di casa» di Sopramonte». A detta dell'ideatore dell'iniziativa, l'orto botanico condiviso diverrà anche un ottimo e valido punto di ritrovo e di socialità per i residenti del Bondone. Inoltre sarà liberamente visitabile da studenti, scolaresche e turisti. Altro fattore molto importante è la vicinanza al «mondo dei giovani»: non saranno, infatti, solo adulti ed anziani ad essere coinvolti nel progetto, in maniera da portare la conoscenza del «biologico» e delle «vecchie coltivazioni» anche a ragazzi e ragazze. «Nel giro di qualche anno ci piacerebbe che l'orto si qualificasse come una sorta di «scuola di coltivazione biologica montana» - conclude Berloffa - in grado di formare un gruppo di coltivatori con gli standard moderni».


Da ricordare che il progetto è condiviso con il Comune di Trento, l'associazione «La Pimpinella» (per la fornitura dei semi delle antiche coltivazioni) e le circoscrizioni di Sardagna e del Bondone. Inoltre, pare che siano stati presi accordi con l'Azienda forestale di Trento e Sopramonte che si impegnerebbe a contribuire con un investimento di 150.000 euro.

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