Rossi ricorda monsignor Rogger

Il Presidente Ugo Rossi, a Cracovia per una missione assieme all’assessore Tiziano Mellarini, col quale sta visitando il Centro Giovanni Paolo II, è stato raggiunto dalla notizia della morte di mons. Iginio Rogger. Ecco il suo ricordo

Il Presidente Ugo Rossi, a Cracovia per una missione assieme all’assessore Tiziano Mellarini, col quale sta visitando il Centro Giovanni Paolo II, è stato raggiunto dalla notizia della morte di mons. Iginio Rogger. Ecco il suo ricordo. 


«Apprendo con sincera costernazione della scomparsa di Mons. Iginio Rogger. Da oggi il Trentino non potrà più contare sull’illuminata lucidità di analisi, sulle riflessioni e anche sulle provocazioni di questo grand’uomo, che ha donato l’intera sua esistenza alla Chiesa, ma anche alla storia, alla filosofia, alla teologia.
Di sicuro ci mancherà la sua capacità di leggere gli intrecci complessi della storia della Chiesa tridentina e, di conseguenza, anche l’acume con cui ha saputo indagare gli snodi delle vicende umane della nostra terra. Mons. Rogger ha avuto il merito di approfondire con mente sgombra i contenuti e gli sviluppi del Concilio tridentino, ad esempio, ma ha anche approfondito le tappe che hanno portato la nostra comunità a vivere in prima persona e poi a vedersi riconosciuta un’Autonomia figlia della cocciutaggine contadina dei nostri nonni, come lui stesso ebbe modo di dire, valore etico e storico quindi, che però – raccomandava – ha sempre bisogno di essere coltivato, adattato, aggiornato, vissuto nella quotidianità.
In lui era centrale una visione globale dell’esistenza, con quelle luci e quelle ombre, con quelle contraddizioni che talvolta lo conducevano a considerazioni anche amare e non sempre comode: il suo è sempre stato un contributo prezioso, permettetemi di dire “laico”, alla conoscenza del presente, tenendo sempre in conto le radici che affondano nella storia più lontana, ma anche i sogni e le speranze specie dei più giovani che guardano al futuro con ottimismo.
La sua scomparsa ci lascia un po’ più soli, ma siamo confortati dal ricordo della sua passione religiosa e civile: il suo amore per l’arte lo portò a dirigere con perizia il Museo Diocesano Tridentino; il suo amore per la verità storica lo portò a impegnarsi per l’abolizione del culto del Simonino; il suo desiderio di essere sempre e costantemente “maestro” per i giovani gli diede la forza di fondare l’Istituto di Scienze religiose presso l’Istituto Trentino di Cultura; il suo insopprimibile amore per la propria gente lo indusse a dare un contributo fattivo e concreto di idee per la nascita dell’Euregio Tirolo-Alto Adige/Südtirol-Trentino.
I trentini gli sono grati per tutto ciò: l’eredità che ci lascia avrà il compito di riempire il vuoto della sua morte e ci sarà di guida nei passi che la storia ancora ci riserva.»

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