Opere comunali, 200 milioni non spesi

Spesso i Comuni si lamentano per la ristrettezza dei bilanci e per il taglio dei trasferimenti. Ma la realtà che ieri, davanti al Consiglio delle autonomie, ha raccontato il neo assessore provinciale Carlo Daldoss, è un'altra: i comuni trentini non sono capaci di spendere i soldi per le opere pubbliche che la Provincia ha stanziato per loro. E ci sono circa 200 milioni di euro impegnati da molti anni per opere comunali che non sono state ancora appaltate. Daldoss ha poi illustrato i due dossier più caldi: riforma delle Comunità e ridefinizione dei rapporti di finanza localeI tuoi commenti

di Luisa Maria Patruno

provincia patTRENTO - I comuni trentini non sono capaci di spendere i soldi per le opere pubbliche che la Provincia ha stanziato per loro, con la conseguenza che spesso le risorse restano in cassa invece di essere investite per la crescita del territorio. Ci sono circa  200 milioni  di euro nel bilancio della Provincia, impegnati dal 2005 o persino dal 2004, per opere comunali che dopo quasi dieci anni non sono state ancora appaltate.


E non basta. I comuni si lamentano per i vincoli del patto di stabilità, ritenuto troppo rigido, che blocca gli investimenti, ma la realtà è che l'anno scorso ci sono stati ben 27 comuni che hanno avuto un esubero di «spazi finanziari positivi», ovvero hanno superato l'obiettivo posto per loro dal patto di stabilità, spendendo meno di quello che avrebbero potuto; e il dato paradossalmente ancora più preoccupante è che solo un comune ha chiesto di poter attivare il sistema di solidarietà orizzontale, chiedendo agli altri comuni che possono spendere ma non lo fanno di cedergli gli «spazi finanziari» in esubero (in totale circa 5 milioni di euro) e così avere la possibilità di poter investire qualcosa di più. Questo accade perché ognuno guarda al suo bilancio e si tiene prudente invece di ragionare tra più comuni.


La fotografia di questa situazione è stata fatta ieri dal nuovo assessore provinciale agli enti locali  Carlo Daldoss  e il Consiglio delle autonomie, l'organo di rappresentanza istituzionale di Comuni e comunità di valle. È stata la prima uscita pubblica di Daldoss, che ha scelto strategicamente di presentarsi ai rappresentanti degli enti locali, ai quali ha parlato in modo molto diretto, spiegando che le due «decisioni forti» che si troverà a dover affrontare insieme a loro sono: la riforma delle Comunità di valle e la ridefinizione dei rapporti di finanza locale, anche alla luce delle novità sulla competenza sui tributi locali alla Provincia, che dovessero intervenire a livello nazionale.
Comunità di valle da fare funzionare.
L'assessore tecnico è deciso ad arrivare alla presentazione di un disegno di legge di riforma delle Comunità entro sei mesi visto che a maggio 2015 si andrà a votare per il rinnovo di amministratori comunali e di Comunità. E in questo periodo si confronterà con tutti cominciando dalla maggioranza politica che esprime la giunta che al suo interno deve trovare ancora una linea unitaria. Davanti a sindaci e presidenti di Comunità ieri Daldoss ha detto: «So che la riforma ha lasciato difficoltà di rapporti tra sindaci e presidenti e penso che questo sia dipeso dalla poca chiarezza nella distinzione dei ruoli e potestà di decisione. Il mio impegno sulla riforma non sarà per uno stravolgimento ma per eliminare le sacche di poca chiarezza nei ruoli che hanno nuociuto al buon funzionamento degli enti. Io parto da una definizione non negoziabile per la quale la Comunità di valle resterà un ente importante con funzioni da definire perché è obbligato da una situazione finanziaria e vincoli che lo Stato ci pone che dobbiamo sempre più tenere in considerazione». Oltre a fare chiarezza sui ruoli, la riforma di Daldoss mira a semplificare la macchina cominciando dallo sfoltimento delle assemblee. «Un'assemblea con quasi cento persone - ha detto - difficilmente può prendere decisioni. Penso poi alla gestione di particolari modalità della finanza locale, per quanto riguarda gli investimenti».
Finanza locale, logica di territorio.
L'ex sindaco Daldoss ha evidenziato come oggi a differenza del passato i bilanci comunali sono sempre meno «dipendenti» dalla Provincia, ma in forza del patto di stabilità interno, che la Provincia è tenuta a definire a cascata rispetto agli impegni richiesti dallo Stato, si è creata una situazione di difficile gestione per alcuni comuni per quanto riguarda gli investimenti. «Mentre una volta - ha osservato Daldoss - nei bilanci si ragionava più sulla competenza oggi si ragiona sulla cassa, i comuni sono come delle Spa, con entrate e uscite e i conti devono tornare. Per questo dobbiamo valutare se il bacino di riferimento ottimale sul quale calcolare il patto di stabilità sia ancora quello comunale o invece sia più utile fare squadra per permettere la realizzazione di opere che difficilmente un singolo comune può realizzare. E potrebbe essere utile ragionare anche su Cassa del Trentino 2 e vedere se può aiutare come strumento per traghettare per due tre anni la necessità di flussi di cassa per consentire ai comuni di investire risorse. Serve inoltre un atteggiamento solidaristico tra i comuni trentini perché le risorse disponibili a fine anno siano effettivamente spese e non succeda come l'anno scorso che ci si ritrova, per precauzione, ad avere soldi non utilizzati, a residuo, che nuocciono al sistema perché non creano lavoro e gettito per la finanza della Provincia. E si dovrà ragionare sempre più per territori anche nella selettività degli investimenti». Daldoss ha poi aggiunto che: «La Provincia è dovrà rivedere le risorse, fra 150 e 200 milioni  accantonate e non utilizzate per opere comunali del 2004». I sindaci sono avvertiti.

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