Festa studentesca, intervengono polizia e vigili

Da festicciola in casa per pochi amici a party gigantesco: tutta colpa del passa parola internettiano, tra facebook e twitter, che ha allertato decine, anzi centinaia di studenti universitari. Risultato: l'altra sera, all'uscio dell'appartamento di piazza Lodron teatro della festa, si sono presentati in 250. Inevitabile trasferire in piazza il party, con centinaia di giovani con birre, vino e liquori. Niente eccessi, peraltro, ma la cosa non poteva passare inosservata. Così alle 23, a chiudere i giochi, sono arrivati polizia e vigili urbani. E gli studenti protestano

di Gigi Zoppello

 
Doveva essere solo una festicciola di universitari in un appartamento di piazza Lodron. Ma il passaparola fra gli studenti è diventato un fiume in piena, e fra twitter e facebook all'appuntamento si sono presentati in più di duecento. Inutile dire che nell'appartamento non ci stavano, e quindi la festa, martedì sera, si è trasferita direttamente nella piazzetta, trasformandosi in una sorta di «botellon». Centinaia di ragazzi con birre, bottiglie di vino e liquori hanno dato il via a un gigantesco «party». Interrotto però verso le 23 dall'arrivo di polizia e vigili urbani.
Va detto che non è successo niente: niente risse, niente bottiglie rotte. Solo quello che in gergo legale si chiama «disturbo della quiete pubblica», e l'assembramento è stato sciolto (anche se i ragazzi sono sciamati a gruppi nelle vicine via Oriola, piazza Pasi e via Verdi). Ma certo fra gli universitari la rabbia è grande: «Non è possibile che ogni volta che si fa qualcosa per divertirsi, in questa città si viene presi di mira».
Fra di loro il pensiero è uno solo, e l'abbiamo immortalato nel video di interviste qui sopra: «Trento è una città universitaria che non ama gli universitari». Che pure «a Trento vivono e portano molti soldi».
La festa di piazza Lodron è caduta di martedì, la giornata «universitaria» per eccellenza nella quale molti locali offrono aperitivi e «shot» a prezzi bassi. «Ma sappiamo bene - dicono questi ragazzi in coro - che anche nei locali, dopo le 23, è il coprifuoco. Appena un locale funziona e si comincia a divertirsi, arrivano i controlli e le ordinanze». E sciorinano una lunga lista: ordinanza di chiusura anticipata per il bar Cavour, prima era stato per il Picaro, poi ammonizioni all'Hdemia (l'ex Accademia nel vicolo omonimo) e ordinanza di chiusura anticipata per il Café de la Paix in passaggio Osele su via Suffragio. «Ma l'elenco potrebbe continuare» dicono i giovani universitari «perché questa città non offre niente, ma proprio niente ai ragazzi. Forse pensano che siamo qui solo per stare rinchiusi in biblioteca».
Non sembra riscuotere consensi l'idea di una «zona franca» fuori dal centro storico per metterci i locali: «Un ghetto» dicono in molti, obiettando poi che ci sarebbero difficoltà di trasporto e accessibilità: «Come Sanbapolis a San Bartolameo - affermano - con l'ultimo autobus alle 22,30 e poi... vai a piedi! Mica tutti gli studenti sono ricchi e hanno la macchina per spostarsi».
Ma soprattutto i ragazzi ce l'hanno con la mentalità trentina: «Ormai in città ci sono 30 mila studenti, su una popolazione di 100 mila abitanti. Una presenza che non può essere ignorata e che ha delle esigenze, valide come quelle degli altri». Insomma: chiedono solo di divertirsi e di avere dei locali dove potersi ritrovare la sera. Magari non fino alle 2 di notte, ma almeno... fino alla fatidica mezzanotte in cui anche le carrozze ritornano zucche. E si può imboccare la strada di San Bartolameo. Ma a piedi.

 

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