«Caso» Café de la Paix, l'appello di Claudio Cia

L'argomento è sempre attuale. E mentre il Café de la Paix attende una decisione definitiva e ufficiale da parte del Comune di Trento (che le firme raccolte possano portare a un dietrofront?), anche Claudio Cia interviene nel dibattito. Per i vostri commenti, e quindi per continuare il vivace e interessante confronto, vi rimandiamo al link qui sotto I vostri commenti  L'appello del Cafè de la PaixIl blog di Leonardo PontaltiIl blog di Matteo LunelliLa petizione online

L'argomento è sempre attuale. E mentre il Café de la Paix attende una decisione definitiva e ufficiale da parte del Comune di Trento (che le firme raccolte possano portare a un dietrofront?), anche Claudio Cia interviene nel dibattito. Per i vostri commenti, e quindi per continuare il vivace e interessante confronto, vi rimandiamo al link qui sotto

 

I vostri commenti

 

L'APPELLO DI CLAUDIO CIA

“Café de la Paix“, ufficialmente circolo ricreativo, è un esercizio con notevole afflusso di persone che vanta punte anche di 150 contemporaneamente cosa che, secondo il Comune, «comporta un sensibile disagio per la popolazione residente  locale, ne aumenta la percezione di insicurezza e ne intralcia il transito pedonale» del Passaggio Teatro Osele,  motivo per cui un provvedimento amministrativo ha imposto a questo esercizio la «cessazione dell’attività di somministrazione e l’obbligo di chiusura nella fascia oraria 22.30 – 07.00 per tutti i giorni della settimana». Insomma la sua colpa è quella di essere una realtà viva e commercialmente appetibile.

 

Viviamo in una strana città: si vogliono le università e ai giovani che le frequentano si chiede di vivere la loro vitalità in curiale silenzio; si autorizzano esercizi di attrazione e aggregazione giovanile in centri abitati e poi gli stessi si chiudono perché disturbano la quiete pubblica; si fanno proclami a favore della libera impresa e poi la si soffoca con provvedimenti  restrittivi; si tollerano iniziative di divertimento sponsorizzate con centinaia e centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico e si inibiscono quelle che si manifestano e si sostengono spontaneamente; si trasformano piazza D’Arogno, sagrato del Duomo (cattedrale di S. Vigilio) e dintorni in birrerie, rosticcerie ed altro ancora che offendono la sacralità e le radici millenarie che caratterizzano la nostra storia cristiana e non si comprendono gli utenti del “Café de la Paix” che vivacizzano, anche se con qualche esuberanza, gli spazi adiacenti al locale; si approva in Consiglio comunale il nuovo piano culturale e, allo stesso tempo, si limita «un luogo di confronto, una finestra su culture, tradizioni ed espressioni d’arte diverse, dove il tempo scorre più lentamente e un semplice caffè si trasforma in un momento di incontro» (l’Adige, 28 novembre 2012).

Essere liberi di fare quel che si vuole in maniera più o meno palese non è una caratteristica dell’utenza di questo locale, semmai essa è un’esclusiva per pochi… gli stessi!

 

Premesso quanto sopra si chiede al signor Sindaco:

- se non ritenga doveroso ritirare l’ordinanza emanata e intraprendere con i referenti del “Café de la Paix” un dialogo non basato su diktat ma sulla volontà reciproca di affrontare in maniera costruttiva le criticità rilevate dall’Amministrazione.

 

 

L'appello del Cafè de la Paix

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