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Menù digitali e porte scanner

per verificare le mascherine

Ecco i bar in versione anti-covid

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La pioggia di soldi da Stato ed Europa per rimuovere le macerie economiche e sociali lasciate dalle pandemia assomigliano ad una primavera virtuale che porta frutti come la manna dal cielo.

È chiaro, però, che prima o poi qualcuno i debiti dovrà saldarli ma intanto è necessario dispensare liquidità per non rischiare di far saltare il banco. Perché la ripresa dopo il lockdown non è affatto semplice e a farne le spese sono anche commercianti, baristi e ristoratori costretti a fare i conti con mancati introiti e con le norme anti-Covid. Che sono rigorose e, se non rispettate, possono portare multe salate e chiusura del locale; in altre parole l'esercente corre il rischio di un rientro nel girone infernale della serranda abbassata e zero incassi. Ognuno, ovviamente, ha diligentemente affisso alla propria porta l'invito a indossare la mascherina, a lavarsi o sanificarsi le mani, a mantenere il metro di distanza sociale. Non tutti gli astanti, però, sono ligi alle direttive sanitarie. E per evitare di essere puniti per colpa di chi sgarra, c'è chi ha messo mano al portafoglio ed ha investito in tecnologia.

È il caso del River bar gelateria di via Fiume, a due passi dall'ospedale. Qui, per evitare guai e non costringere i dipendenti a fare da cani da guardia e redarguire il cliente discolo, hanno fatto ricorso ad un software e ad uno scanner collegato con l'accesso elettronico. La porta a vetri, infatti, è come quella dei centri commerciali e non serve quindi mettere la mano sulla maniglia per varcare la soglia. E l'uscio, come detto, non si spalanca se prima non ci si fa un «selfie» nel piccolo monitor a lato. Che non perdona: se la maschera copre bene il viso c'è luce verde e possibilità di avvicinarsi alle libagioni, se il volto è scoperto il semaforo è rosso e una candida vocina inviterà a mettersi la mascherina altrimenti si resta fuori.

Questo è il più tecnologico degli accorgimenti messi in campo dagli operatori economici per non violare le norme anti-contagio. Ma pescano dai software e dalla telefonia mobile soprattutto i ristoratori. Il dibattito su menù sì menù no sui tavoli di locande e trattorie si è protratto a lungo. E qualcuno, per evitare di plastificare la carta con le pietanze e ripassarla al disinfettante ad ogni passaggio di mano tra clienti oppure elencare i piatti a voce, ha preferito infilare l'elenco gourmet in un pratico Qr-Code invitando la clientela a fotografare il quadratino magico e ordinare di conseguenza la libagione preferita. Un passo verso il futuro che, però, penalizza chi non mastica i nuovi mezzi di comunicazione oppure non possiede uno smartphone.

Per tutti, comunque, vale sempre l'imposizione del dispencer di gel sanificante alla porta mentre altri, i più radicali, misurano pure la febbre con i termometri elettronici in dotazione, per esempio, agli ambulatori, ai saloni di bellezza e alle palestre.
La mascherina e il distanziamento sociale di un metro, ovviamente, valgono ovunque e per qualsivoglia attività. E un po' alla volta il rito di «carnevalizzare» l'uscita da casa sta contagiando molti. Le mascherine, infatti, stanno diventando una griffe: sono un accessorio alla moda, colorate, con scritte accattivanti. In altre parole la mascherina anti goccioline che trasmettono il Covid-19 sta scimmiottando gli occhiali: un tempo nessuno voleva indossarli ma poi il brand e il gusto per l'orpello estetico hanno spinto chi schifava gli occhiali sul naso (e che, regolarmente, veniva ribattezzato quattrocchi) addirittura ad averne più paia da sfoggiare a seconda dell'occasione. E c'è perfino chi se li compera con le lenti di vetro, pur essendo una lince, per darsi un tono da intellettuale.

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