Rovereto, due condanne per i quadri futuristi falsi Fra i pittori imitati anche Balla e Fortunato Depero

Tre anni e un mese. Meno di quanto chiedeva l'accusa, ma abbastanza per far finire la sua carriera di falsario. A tanto sono stati condannati Alberto Faldini e Andrea Guarnieri. Meglio è andata all'amico Massimiliano Grossi, che è stato assolto.

Si è chiuso così, qualche settimana fa, il processo per i quadri falsi, che vedeva come parte lesa il noto critico d'arte Maurizio Scudiero.

Che dal processo esce senza la soddisfazione di un risarcimento, ma con la consapevolezza che il teorema accusatorio ha retto per la maggior parte degli imputati.

Si ricorderà la vicenda, perché all'epoca la notizia aveva fatto scalpore, finendo pure sui giornali nazionali. Ma stringi stringi la storia era banale, seppur orchestrata alla perfezione: era un gruppo capace di far soldi con croste d'autore. Il giochino era facile: un falsario realizzava opere che un sedicente ereditiere rivendicava come sue. Un modo raffinato di fare soldi illecitamente, che per parecchio tempo ha funzionato. Ma che proprio a Rovereto, anche attraverso il critico d'arte Maurizio Scudiero, si è schiantato contro l'indagine della finanza.

Andando con ordine, i fatti risalgono al 2012, quando scoppiò il bubbone. Perché fino a quel momento, per l'arte italiana, quei quadri immessi sul mercato erano perfettamente regolari. D'altronde dietro alla falsificazione c'era un disegno raffinato. Il primo anello della catena era Faldoni, appunto.

Pittore di abilità evidenti, era soprattutto capace di imitare alla perfezione lo stile di determinati artisti. Si concentrava soprattutto sull'arte contemporanea: Balla, Rossi, Depero, Modigliani, Baldessari. Il segreto era copiare la mano, realizzare disegni, piccole opere, bozzetti. Poi però il difficile era mettere le opere sul mercato.

E qui subentrava la necessità di falsificare pure una serie di documenti per ricostruire la storia delle singole opere, facendoli sembrare dell'epoca. E soprattutto subentravano i complici. Secondo l'accusa Grossi (poi assolto) e soprattutto Guarnieri. Il suo compito era quello di fingersi ricco ereditiero, d'animo ma soprattutto natali nobili, a cui la famiglia aveva affidato quell'immane collezione di opere d'arte. Grazie a questi elementi molto ben realizzati, e grazie ai buoni uffici di un ultimo complice, Luciano Canevali, il raggiro ha funzionato. È stato quest'ultimo che ha messo in contatto i falsari con Scudiero.

Che tradito dalla mano e dai documenti che sembravano far tornare ogni dettaglio, autenticò una serie di opere. Non è stato l'unico critico a cui si sono rivolti, e anche altri sono stati tratti in inganno. Solo che Scudiero ad un certo punto si è insospettito dell'entità della collezione. E ha contattato la Finanza, già sulle tracce della banda.

Da qui l'indagine, a cui il critico roveretano ha collaborato.
Nel 2012, come detto, sono scattati arresti e sequestri. Due anni più tardi è partito il processo, che si è subito diviso in due tronconi: da una parte Luciano Canevali, che ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi, nonché al pagamento di 15 mila euro di danni a Scudiero.

Dall'altra Grossi, Faldini e Guarnieri, che hanno scelto il processo. Verso la fine dell'anno scorso, l'udienza conclusiva: Faldini e Guarnieri sono stati condannati a 3 anni e 1 mese. Assolto Grossi, mentre a Scudiero, parte civile nel procedimento, non è stato riconosciuto alcun indennizzo. Non è escluso quindi che si vada in appello. Tutti ne hanno interesse.

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