Il coperto nel conto? Scelta del ristoratore

Il coperto da pagare al ristorante è un'abitudine tutta italiana, messa in pratica anche da molti esercizi della zona. La questione, peraltro datata, è stata sollevata dal leghista rivano Francesco Bacchin. Ecco un giro di opinioni tra gli addetti ai lavori I tuoi commenti 

be9482977e3d8b0d52c540fdf3d353e0_613549.jpgALTO GARDA - Il coperto da pagare al ristorante è un'abitudine tutta italiana, messa in pratica anche da molti esercizi della zona. La questione, peraltro datata, è stata sollevata dal leghista rivano Francesco Bacchin. Ecco un giro di opinioni tra gli addetti ai lavori.
«Io non lo faccio pagare, mai fatto pagare. Ogni parte del mondo però ha le proprie consuetudini. In altre nazioni - commenta  Claudio Nodari , contitolare dell'albergo ristorante Benaco a Torbole sul Garda - la mancia è obbligatoria. Negli Stati uniti, ad esempio, si paga la tassa di servizio. In ogni modo non ne farei una crociata. Tutto si risolve nel buon senso del ristoratore. Così come l'acqua del rubinetto: è obbligatorio servirla però posso chiedere un compenso, metti di 50 centesimi. Chi spende soldi per andare a mangiare al ristorante usi la testa. Noi ad esempio offriamo il pane gratis ma non ci sono pane e grissini gratis in nessuna parte del mondo; solo da noi in Italia, e sono compresi nel coperto. Chi non è abituato a girare è facile che stupisca. La polemica del leghista è insignificante. Ecco, se vogliamo fare proprio un distinguo, capisco se un ristoratore fa pagare il coperto e mette a disposizione una tovaglia e un tovagliolo di stoffa invece di quelli di carta». 
«È una pratica piuttosto diffusa. Al giorno d'oggi - osserva  Enzo Bassetti , presidente dell'Unione albergatori dell'Alto Garda - sarebbe una questione che potrebbe essere riconsiderata senza grossi traumi. Del resto basta aumentare di 50 centesimi qualche altra voce e si compensa. In Italia è una consuetudine, così come in altri Paesi c'è l'obbligo della mancia. Da noi sono molti che non applicano il coperto. Quando avevo il ristorante io non lo facevo pagare. L'importante è esser chiari, poi la vera scelta la fa il mercato: è il cliente che decide dove andare a mangiare».
«Il coperto? Dipende dal tipo di gestione di ogni ristorante» dice  Elisa Ressegotti , presidente dell'associazione albergatori dell'Alto Garda. «È evidente - continua - che le strutture che non lo fanno pagare lo recuperano sul prezzo delle portate. Non è né sbagliato né giusto fare pagare il coperto, l'importante è che alla fine i conti, in un modo o nell'altro, tornino». 
«Mai fatto pagare. Anche perché  - spiega  Paolo Carli , titolare del ristorante Kapuziner a Riva del Garda - noi abbiamo adottato il sistema tedesco, al "Kapuziner" paghi tutto, anche il pane. Costa 1,50. Il coperto è già compreso, anche perché a rigor di logica, se uno non vuole il coperto che fai? Gli porti la cotoletta senza il piatto? Da noi è tutto incluso nel conto: se l'insalata costa 7 euro, metti che 6.80 siano per il prodotto e venti centesimi per il coperto. È una di quelle abitudini italiane che sono sempre esistite e che esisteranno sempre, è senza senso ma non verrà sradicata. Ovvio che i tedeschi ci rimangano male. Anche all'estero però fanno pagare delle tasse extra. Comunque se viene dichiarato nel menù, il cliente può decidere se fermarsi o se tirare dritto».
Al ristorante «Da Gianni» ad Arco, il coperto non è in uso fatto salvo alcuni mesi estivi quando si apre la terrazza. «Nel giardino dove abbiamo dei tavoli - spiega uno dei titolari,  Ivano Negri , chiedo il coperto. Anche perché comporta del lavoro in più che altrimenti non c'è».

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