Acqua rossa nelle case, ora si raccolgono firme

di Giorgia Cardini

«L’allarme» corre su Facebook, via e-mail e tra vicini. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le segnalazioni di acqua torbida o rossa dai rubinetti delle case di Pergine, in particolare nella zona compresa tra via Dolomiti, via Regensburger e viale Dante. Un problema annoso, a dire il vero, che però adesso ha spinto alcuni residenti ad avviare una raccolta firme, tramite il popolare sito di petizioni Change.org, da recapitare al sindaco di Pergine Roberto Oss Emer e alla Stet spa che gestisce il servizio idrico, per ribadire che l’acqua è un diritto e deve arrivare nelle case pulita.
C’è chi lamenta strani pruriti, chi parla di analisi allarmanti fatte da amministratori condominiali (senza però fornire i valori) e chi racconta di aver dovuto installare filtri ai rubinetti mostrando poi il confronto tra quelli nuovi e quelli usati. Inevitabile che a finire nel mirino sia Stet spa. Che non nega l’esistenza di problemi nella rete, in parte pubblica e in parte privata, ma coglie l’occasione per chiarire una questione davvero complessa.

«Stet serve 16.000 utenze - spiegano Roberto Bortolotti e Franco Baroni, rispettivamente direttore e responsabile della sezione idrica di Stet spa - ma le lamentele che ci arrivano ogni anno per l’acqua rossa o torbida stanno sulle dita di due mani. E quando andiamo a indagarne le cause, spesso scopriamo che si tratta di problemi legati a tubature private, condominiali, vecchie o prive di manutenzione».
Baroni spiega infatti che da qualche anno Stet spa conduce analisi regolari sulla qualità microbiologica e chimica dell’acqua e inoltre, per un accordo con l’Azienza provinciale per i servizi sanitari, «quando viene denunciata la presenza di acqua rossa facciamo tre prelievi, uno al contatore, uno nell’abitazione e uno sulla nostra rete per capire da dove ha origine». «Sul nostro sito, inoltre, dall’anno scorso pubblichiamo ogni sei mesi il report completo della qualità delle acque distribuite da ogni acquedotto (www.stetspa.it/attivita/acquedotto/qualita-dellacqua ) rilevando nitrati, solfati, sali minerali, disinfettanti e altro». A Pergine si fanno così 152 analisi programmate all’anno, praticamente una ogni due giorni, senza contare i prelievi straordinari svolti su chiamata e quelli che scattano quando si fanno lavori sulla rete.

Se dunque, stando ai report del secondo semestre 2014, l’acqua che esce dai 21 acquedotti presenti sul territorio perginese «è buona», il problema semmai si verifica durante il suo trasporto. Perché? «Perché parte della rete è vecchia e realizzata in acciaio, usato fino agli anni Ottanta e poi sostituito con tubature in polietilene o ghisa. Se l’acqua è aggressiva, i ristagni provocano ossidazione e dunque rilascio di ferro. Ma attenzione: questo fenomeno non può avvenire su un ramale pubblico dove l’acqua scorre di continuo, ma solo nelle code di rete, ossia nei tratti ciechi, che servono magari un solo condominio e di notte sono inattive». Di qui i problemi denunciati in alcune vie.
«Bisognerebbe cambiare quelle tubature - spiegano ancora i dirigenti Stet - ma non è così semplice perché spesso sono su terreni privati per entrare nei quali dobbiamo avere l’autorizzazione di diversi proprietari. È questo il caso ad esempio di alcune laterali di via Regensburger».
Da qualche anno comunque Stet spa spende circa 150mila euro l’anno proprio per le sostituzioni e quest’anno, annuncia Bortolotti, «vorremmo fare un appalto da almeno 1 milione di euro, risparmiando poi in riparazioni, costi di manutenzione e perdite dalla rete», che non sono poche.
«Solo lavori stradali possono invece smuovere ruggine presente nei ramali pubblici», spiega ancora Baroni , «ma l’80% dei problemi relativi ad acqua rossa è imputabile alle reti private: spesso, quando interveniamo nelle case, scopriamo che non è mai stato cambiato il filtro montato vicino al contatore o che i tubi hanno 50 anni».
L’acqua però può anche essere torbida a causa di infiltrazioni dovute a forti temporali: è accaduto più volte, ma per Stet si tratta di casi sporadici perché «su ogni sorgente sono applicati dei rilevatori che escudono in automatico quell’acqua in caso di inquinamento microbiologico».

Insomma, la società assicura di «fare il possibile per rendere il servizio sempre migliore». Ma, se dai vostri rubinetti scende acqua rossa o torbida, il consiglio è chiaro: «Lasciatela scorrere, perché il colore indica comunque una concentrazione di minerali che non dovrebbe esserci».

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