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Campo del Südtirol sempre perfetto: tutto merito del noneso Gregorio Marcolla, il “mago” del Druso

Ha 30 anni e ama il suo lavoro, quello di groundsman (giardiniere specializzato nel verde sportivo): “Il riscontro diretto da parte dei diretti protagonisti è quanto di più piacevole si possa ricevere. Diciamo che il lavoro viene svolto soprattutto per loro e ed è gradevole che da parte loro ci sia un importante riscontro” (Foto suedtirol.com)

BOLZANO. Gregorio Marcolla, trentenne di Ton, in Val di Non è il groundsman (giardiniere specializzato nel verde sportivo, ndr) allo Stadio Druso. Un lavoro particolare, il suo, che non cambierebbe “per nulla al mondo” perché gli piace tanto e lo si vede subito da come lavora e da come lo racconta. Si è raccontato al sito del Südtirol. Il suo è un lavoro certosino dietro le quinte, che necessita non solo di dedizione ma anche di pazienza e attenzione ai dettagli. Visto che la manutenzione del campo deve essere sempre svolta nel rispetto dell’ambiente e dell’eco-sostenibilità. Ecco l'intervista.

Quali sono i compiti principali del groundsman?

“Seguire, rispettare e applicare gli standard richiesti dal Comune di Bolzano titolare dell’impianto, che sono quelli definiti dai regolamenti della Lega Serie B che si ispiravano ai modelli internazionali dei migliori stadi europei”

Qual è la giornata e la settimana tipo?

“La tipologia di settimana è scandita dal calendario. Quando non ci sono partite si può lavorare dal lunedì al venerdì tutti i giorni. Quando è in programma la gara si cerca di strutturare il programma delle lavorazioni in funzione dell’evento. Nei giorni che precedono l’evento si procede ogni giorno con le operazioni di taglio dell’erba, cercando di ottenere un terreno di gioco con standard elevati di giocabilità. Va curata la crescita delle radici e del cotico superficiale con una concimazione adeguata per ottenere un campo sano, denso, fitto, robusto e sicuro per i giocatori, con una colorazione adeguata, non solo per l’occhio, ma anche a beneficio delle riprese televisive. Per quanto riguarda la giornata, i tempi sono scanditi dalla programmazione e quando è in programma la gara ci sono una serie di tappe e di step ordinati da seguire in ordine cronologico per avere un campo al meglio all’arrivo delle squadre“.

Che tipo di campo è quello del “Druso”?

“È un campo giovane, nel senso che è stato rifatto da poco più di due anni con lo sbancamento del vecchio terreno per uno spessore di circa 50 cm. Il campo andava ricentrato rispetto alla nuova collocazione delle tribune e per questo è stato costruito un terreno di gioco all’avanguardia: nuovo impianto di irrigazione a 35 irrigatori con gestione da remoto, nuovo impianto di drenaggio, nuovo impianto di riscaldamento alimentato dal teleriscaldamento con sensori per regolazione automatica della temperatura, costruzione di una stratigrafia di spessore pari a 46 cm con utilizzo di materiali specifici ricercati in apposite cave, l’ installazione delle zolle di tappeto erboso in 100% Poa pratensis di ultima generazione coltivato su sabbie silicee, provenienti dal vivaio di produzione dell’azienda”.

Quanto è impegnativa la manutenzione?

“Io qui lavoro prevalentemente solo, supportato costantemente dall’azienda. Con l’agronomo e supervisore della manutenzione di tutti gli stadi professionistici della Paradello, Gianni Casini pianifichiamo la programmazione mensile e su più lungo termine, considerando anche l’incidenza delle partite. Calendarizziamo le elaborazioni e i trattamenti da fare e in relazione a questo anche il supporto di altro personale dell’azienda, nel caso anche con mezzi-macchinari specifici”.

La passione quanto è importante?

“Sicuramente bisogna metterci pazienza, visto che ci si rapporta con un prodotto naturale e per questo potrebbe sfuggire alla mano dell’uomo.

È un lavoro meticoloso, con degli imprevisti imponderabili. Affinché tutto fili per il verso giusto bisogna essere attenti e vigili nella quotidianità, bisogna stare attenti a ogni particolare. Nonostante la cura e la passione che uno può metterci c’è sempre la variante dettata dagli aspetti naturali”.

Esiste un disciplinare standard per manutentare un campo al meglio?

“Ci sono principi e modalità, abbinate a macchinari idonei. Nelle maggiori categorie e anche a livello internazionale gli standard devono essere necessariamente elevati e seguire direttive UEFA e FIFA. Da parte dei gestori delle strutture e delle società stesse è sempre più marcata, anche nel nostro Paese l’attenzione verso il campo di gioco da presentare al meglio”.

Quanto ti fa piacere quando accendi la tv o leggi sulla carta stampata che il “tuo” campo viene descritto “in ottime condizioni”?

“Sicuramente fa sempre piacere. Spesso si da per scontato che un campo debba essere perfetto, verde, regolare eccetera, invece non è così ovvio e presumibile. La grande soddisfazione arriva dai feedback dei giocatori: è un piacere sentirgli dire che giocano su un terreno ideale. Il riscontro diretto da parte dei diretti protagonisti è quanto di più piacevole si possa ricevere. Diciamo che il lavoro viene svolto soprattutto per loro e ed è gradevole che da parte loro ci sia un importante riscontro”.

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