Alta Val di Non, ricorso al Tar contro il nome per la fusione

Il Comune di Romeno dice no alla denominazione del costituendo comune «Alta Val di Non». E lo fa impugnando tutti gli atti relativi all’iter di fusione davanti al Tar.
 
«L’Alta Val di Non è un ambito geografico, e sicuramente Romeno ne fa parte. Se un domani ne dovessero far parte solo i cittadini di Fondo e Malosco (e presumibilmente anche quelli di Castelfondo) è chiaro che questa sarebbe una grave lesioni dei nostri diritti e delle nostre libertà...»  
 
Luca Fattor, sindaco di Romeno, non ci sta a cedere il nome «Alta Anaunia» o «Alta Val di Non» e come lui, a quanto pare, la pensano anche i colleghi di Cavareno, Ronzone, Ruffré/Mendola e Amblar/Don, già interpellati informalmente, così come anche la sindaca Sarnonico. 
 
La questione verte attorno al referendum consultivo che si terrà nella giornata di domenica 18 dicembre, quando i cittadini di Fondo e Malosco saranno chiamati ad esprimersi sulla fusione in un nuovo comune denominato «Alta Val di Non», con sede a Fondo. Fusione aperta anche al Comune di Castelfondo, i cui elettori sempre domenica 18 dicembre dovranno dire se sono d’accordo o meno.
 
La strada dunque è già imbocata, e «l’altolà» di Romeno arriva come un fulmine a ciel sereno. Anche se naturalmente adesso la parola passerà al Tar, chiamato a decidere probabilmente anche su una richiesta di sospensiva. In caso contrario, fra meno di due settimane, gli abitanti dei tre comuni andranno alle urne. 
 
«Nessun fulmine a ciel sereno - nega il sindaco Fattor - avevamo già espresso le nostre perplessità all’assessore provinciale Carlo Daldoss, tant’è che pensavamo di dover impugnare la delibera della giunta provinciale. Invece l’avvocato ci ha detto che bisogna ricorrere contro tutti gli atti, a partire da quelli adottati dai comuni». 
 
«Se facessimo un referendum per un ambito unico, quello storico individuato a suo tempo dalla stessa Provincia, il nome sarebbe perfetto - continua Fattor -; invece con queste divisioni che si stanno creando, sia crea una spaccatura, e quando si apre un solco diventa difficile rimarginarlo». 
 
L’Alta Val di Non è una comunità territoriale ben più vasta - si contesta - e dunque non può identificarsi con una sola parte, per questo si chiede che tutta la procedura di fusione venga annullata. Le motivazioni sono esplicitate nella delibera, adottata dalla giunta comunale di Romeno il 21 novembre scorso, e con la quale si autorizza il sindaco Luca Fattor a promuovere la causa davanti al Tribunale di Giustizia amministrativa di Trento per ottenere l’annullamento delle deliberazioni dei tre consigli comunali e di ogni altro atto assunto dai Comuni interessati alla fusione sotto la denominazione di «Alta Val di Non» e di ogni atto provinciale e regionale infra-procedimento.
 
«Tale denominazione - si afferma nella delibera - crea l’erronea convinzione che tali Comuni siano maggiormente rappresentativi di una comunità territoriale più vasta, con conseguente pregiudizio alle comunità e ai territori dei comuni non aderenti al progetto di fusione, ma pur sempre ricadenti nel territorio individuato come Alta Val di Non». 
 
È stato incaricato di procedere l’avvocato Joseph Masè con studio legale a Pinzolo, e per le spese di causa il Comune di Romeno ha già impegnato circa 10 mila euro.

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