«Ciao papà, tu sei il mio campione» L'ultimo struggente saluto a Vittorio Dapoz

di Lorena Stablum

«Ciao papi. Tu sei il mio campione». È lo zio Luca, il fratello di Barbara, a leggere la lettera di Gabriel, il figlio dodicenne di Vittorio Dapoz, al termine dei funerali che ieri pomeriggio hanno accompagnato per l’ultimo saluto il camionista di 43 anni deceduto sul lavoro dopo essere rimasto schiacciato dal rimorchio che stava agganciando al camion. Con voce rotta dal pianto, scandisce le parole scritte da un bambino che sa che deve dire addio al padre che tanto ha amato, che gli ha insegnato tante cose, e che è stato bravissimo con lui e con sua sorella. Parole semplici e così piene d’affetto che su tutti hanno fatto comparire quelle lacrime trattenute a fatica.
 
«Mio nipote mi ha stupito e dalle sue tasche ha fatto uscire questa lettera che non posso non leggere prima di donarla a suo padre» spiega lo zio Luca. La commozione si legge sui volti di tutti, delle tantissime persone venute nella chiesa di San Bernardo di Rabbi per salutare un vecchio e caro amico, un amico sempre sorridente e disponibile.
 
«Nel ricordare la sua generosità - ha commentato don Renato Pellegrini durante l’omelia - mi viene quasi da dire che avesse bandito il termine no dal suo vocabolario e che l’avesse sostituito con un sì entusiasta». Inizia presto nel pomeriggio a formarsi la fila: fuori dalla chiesa gli amici, i conoscenti e i compagni della squadra di calcio, del gruppo teatrale «I Chiosi e Tasi rabiesi» attendono di poter dare l’ultimo saluto. I bambini dei «Quater sauti rabiesi», la compagnia folk a cui partecipano i figli di Dapoz, gli regalano una rosa gialla.
 
Anche i gruppi Alpini di tutta la val di Sole hanno reso gli ultimi onori a un «compagno che è andato avanti troppo presto». Con loro Ralf, come lo chiamavano tutti fin da ragazzo, ha passato tante e tante ore di volontariato e a servizio della sua comunità. E sono proprio le penne nere a portare il feretro in spalla dalla chiesa fino al camposanto. Riposto tra i fiori bianchi della corona, sta il suo cappello d’Alpino e, tra i gagliardetti schierati in ordine, riecheggiano le note tristi del Silenzio militare. Un fiume di gente invade la strada.

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