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Rotaliana, abbiamo un problema

con 33 contagi alla Hauser Carni

l'indice nei Comuni schizza in alto

Nel settore siamo a 230 contagi, causa la frequentazione fuori lavoro

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Rotaliana, abbiamo un problema. I nuovi casi di positività al Covid, infatti, segnalano un nuovo focolaio fra i lavoratori interinali del settore delle carni. E gran parte dei nuovi casi (che coinvolgono anche i familiari) si concentrano nei paesi della Piana.

Sarebbero infatti 33 i casi accertati, dopo una serrata indagine con i tamponi, fra operai macellatori che hanno lavorato alla Hauser Carni di Mezzocorona. E non si tratta di lavoratori che hanno prestato opera in altri stabilimenti. Si tratta quindi di un nuovo focolaio, autonomo, causato con ogni probabilità dalla frequentazione di connazionali stranieri.

Gran parte degli operai - dipendenti di varie cooperative di fornitura lavoro - è infatti originaria del Bangladesh, o del Ghana. E questi lavoratori, pur impegnati in diverse fabbriche trentine, dopo il lavoro si frequentano normalmente.

Evidente il balzo dei contagi in zona: Lavis, Mezzolombardo e Mezzocorona hanno visto ieri la percentuale contagiati/popolazione balzare a livelli di allarme. In dettaglio:

  • Mezzocorona (69 positivi in totale dall’inizio della pandemia) ieri contava +13 nuovi casi, con indice 1,2
  • Mezzolombardo (106 casi totali) aveva + 3 con indice 1,5
  • Lavis con 133 casi totali, contava ieri +4 casi, con indice 1,5
  • San Michele all’Adige (30 casi totali) + 1 e indice 0,77
  • Terre d’Adige (12 casi totali) ieri +1 e indice 0,39
  • Roveré della Luna (2 casi totali, ieri +1 e indice 0.12).

Perché sempre negli stabilimenti della carne?  «I casi legati alle ditte che lavorano la carne – ha spiegato ieri in conferenza stampa la dottoressa Tezzele della Task Force – sono avvenuti nonostante queste ultime avessero adottato e rinforzato le misure di prevenzione. I contagi – sottolinea – sono avvenuti per la maggior parte fuori dal luogo di lavoro e sono legati alla manodopera fornita da alcune cooperative che spesso e volentieri fanno parte di comunità ristrette che si frequentano tra loro. In altri casi alcuni lavoratori condividono un appartamento».

Come ha poi spiegato il dottor Ruscitti, dirigente della Salute Pubblica, «Trattandosi di una comunità possiamo dire che rientrano nello stesso focolaio, mentre i lavoratori agricoli non vengono considerati come un focolaio perché vengono da fuori. Quello legato alle consegne invece può considerarsi spento».

L’Azienda sanitaria del Trentino ritiene quindi che le misure di sicurezza nelle lavorazioni delle carni sono sempre state rispettate, mentre i contagi sarebbero avvenuti al di fuori dell’azienda salvo in alcuni casi. Ma come mai gli stabilimenti dove si lavora la carne sono così vulnerabili al Coronavirus?

«La causa sono le basse temperature – ha spiegato ieri Tezzele – che nelle ditte alimentari si aggirano attorno ai 12 gradi e quindi aumentano le possibilità di contagio». Il virus Corona prolifera meglio copn il freddo, d’inverno. E dentro queste fabbriche il clima è proprio «invernale».

La situazione trentina: Gli ultimi dati trasmessi dall’Azienda sanitaria nella prima serata di oggi portano a 82 i casi complessivi di Covid 19 in Trentino, asintomatici o paucisintomatici: 68 riguardano, come comunicato nel corso della conferenza stampa del pomeriggio, lavoratori, in particolare 60 impiegati nella filiera delle carni, a cui si aggiungono altri 5 casi appartenenti al settore della raccolta e lavorazione della frutta.

L’attenzione viene rivolta soprattutto ai comportamenti e alle frequentazioni che avvengono al di fuori del luogo di lavoro. Da parte delle aziende viene offerta la più ampia collaborazione al personale medico-sanitario e alle autorità competenti al fine di circoscrivere i contagi.

Nessuno dei nuovi contagiati registrati oggi è minorenne. 1895, infine, i tamponi effettuati nelle ultime 24 ore.

La filiera delle carni – è stato sottolineato – costituisce un focolaio di contagio non per il tipo di prodotto lavorato ma per l’organizzazione delle diverse lavorazioni, in parte affidate ad aziende cooperative esterne, composte da persone che si frequentano molto anche all’esterno del luogo di lavoro.

L’Azienda sanitaria si era già attivata in primavera avviando una campagna di informazione rivolta ai lavoratori della filiera e successivamente una attività di screening. I nuovi casi sono emersi più recentemente ed interessano in tutto attualmente circa 130-140 persone.

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