San Michele, festa per cinquemila con carri allegorici e maschere

di Mariano Marinolli

Non meno di cinquemila persone sono accorse ieri pomeriggio a San Michele per il 35° Gran Carnevale, concorso mascherato vinto dal carro allegorico di Pressano «Urca urca tirulero, Robin Hood». Un centinaio di figuranti, mascherati da fedeli combattenti dell’eroe della foresta di Sherwood, hanno raccolto gli scroscianti applausi del pubblico aggiudicandosi il trofeo con il giudizio unanime della giuria. Secondo posto per il gruppo mascherato di casa, gli «Smatties» di San Michele, mentre il terzo premio la giuria l’ha assegnato agli «Emoticons» di Zambana. Nelle immediate posizioni si sono classificati, nell’ordine il carro di Verla di Giovo, quelli di Nave San Rocco, Palù di Giovo e Mezzocorona.

Delusi, invece, i centocinquanta figuranti del gruppo di Catelfondo guidati da una scatenata Caterina Dominici nel corteo rinascimentale, però la giuria ha assegnato un punteggio scarso al gruppo noneso per la sua poca affinità con il carnevale, nonostante l’eleganza dei costumi cinquecenteschi ricostruiti nei minimi dettagli.

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A San Michele gran sfilata di Carnevale

Molti spettatori erano accorsi ieri a San Michele spinti anche dalla curiosità di ammirare le maschere storiche, fuori concorso, del Carnevale alpino organizzato dal Museo degli usi e costumi delle genti trentine.
Tra i gruppi più applauditi, i «lacchè» del carnevale di Benedello, un paesino di appena cinquecento anime situato sulle colline del Modenese. Le figure emblematiche della mascherata, oltre i lacchè con i loro lunghi cappelli a forma di cono, sono l’arlecchino, il vecchio e la vecchia, il dottore, il portabandiera, i suonatori e i «mascheri» che danzano a coppie e intrattengono il pubblico.

Non potevano mancare anche i nostri «Laché di Romeno», ospiti del Gran carnevale alpino fin dalla prima edizione del 2008. Sono figure vestite di bianco, anche loro con un alto cappello a cono su cui un tempo erano appuntati monili d’oro o d’argento, e dal quale scendono due lunghi fazzoletti di seta. A due a due, danzano in tondo al suono della musica, spiccando alti salti propiziatori. Applausi anche per un altro gruppo divenuto quasi il simbolo per antonomasia degli antichi rituali carnascialeschi alpini: il Bufon e i Marascon della val di Fassa.

La formula vincente del Gran carnevale di San Michele sta proprio qui: l’aver abbinato le arcaiche tradizioni del carnevale, inteso come periodo del cambio di stagione con volti, talvolta diabolici, scolpiti nel legno dalle espressioni sarcastiche, alle fantasie del carnevale moderno che vive sulla trasgressione nel cercare i travestimenti più bizzarri e fuori dal comune. La kermesse mascherata di San Michele è, in definitiva, un mix di cultura, folclore e tradizioni riproposto assieme alle maschere di oggi dove satira, svago e schiamazzi, e non i riti popolari di un tempo, dettano le regole del carnevale.

 

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